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Reggio saluta ‘Lilly’ Scopelliti: una vita dedicata al lavoro, alla famiglia e agli altri

Reggio oggi saluta una donna che per una vita intera ha rappresentato un punto di riferimento professionale e umano per tantissime persone.

Lilly Scopelliti

Revisore dei conti, iscritta all’Ordine dei Ragionieri e consulente del lavoro. Aveva iniziato a lavorare appena diciottenne in un noto studio reggino, prima di intraprendere dopo pochi anni la propria attività professionale. Per tutti, però, era semplicemente “Lilly”: mamma, nonna, suocera, figlia, amica e donna capace di lasciare un segno profondo nelle persone che hanno incrociato la sua vita.

Ci sono persone che riescono a raccontare un’intera epoca attraverso la propria storia. Persone per le quali il lavoro non è mai stato soltanto un mestiere, ma una forma di responsabilità, di dignità, di indipendenza e di rispetto verso gli altri.

Angela Scopelliti era una di queste persone. Angela all’anagrafe, ma per praticamente tutti coloro che l’hanno conosciuta semplicemente “Lilly”. Reggio Calabria oggi saluta una donna che per una vita intera ha rappresentato un punto di riferimento professionale e umano per tantissime persone.

La sua storia lavorativa comincia prestissimo. A soli 18 anni Lilly entra in un noto studio professionale di Reggio Calabria.

È lì che muove i primi passi, acquisisce esperienza, impara un mestiere complesso e costruisce quelle competenze che, dopo pochi anni, la porteranno a compiere una scelta coraggiosa: mettersi in proprio. Una decisione che, soprattutto per una giovane donna di quegli anni, racconta già molto del suo carattere.

Determinazione. Indipendenza. Capacità di assumersi responsabilità. E soprattutto una straordinaria voglia di lavorare. Da quel momento ha inizio un percorso professionale destinato ad accompagnarla praticamente per tutta la vita.

Revisore dei conti, iscritta all’Ordine dei Ragionieri e consulente del lavoro, Lilly costruisce negli anni la propria attività e il proprio nome professionale a Reggio Calabria.

Il suo studio di via Sant’Anna diventa, nel tempo, molto più di un semplice luogo di lavoro. Per tantissime persone diventa un punto di riferimento.

Dietro quella porta sono passati negli anni lavoratori, famiglie, professionisti, imprenditori, persone alle prese con una pratica, una scadenza, un problema da risolvere o semplicemente alla ricerca di un consiglio.

E dietro quella scrivania c’era lei. Con il suo carattere. Con la sua esperienza. Con quella familiarità che soltanto decenni di rapporti possono costruire. Perché chi svolge per così tanti anni una professione a stretto contatto con le persone finisce inevitabilmente per entrare anche in piccoli pezzi delle loro vite. Una pratica può durare qualche giorno. Un rapporto di fiducia può durare decenni. Ed è proprio la fiducia uno dei patrimoni più importanti che Lilly lascia oggi dietro di sé.

Una fiducia costruita senza scorciatoie, giorno dopo giorno. Con il lavoro. Con la presenza. Con la disponibilità. Con la capacità di esserci. Per comprendere veramente cosa significhi una vita professionale come la sua non basta però guardare un curriculum.

Bisognerebbe contare tutte le mattine trascorse andando al lavoro. Le migliaia di telefonate ricevute. Le scadenze affrontate. Le persone ascoltate. I problemi risolti. Le preoccupazioni condivise. Le giornate più semplici e quelle più difficili. E poi ricominciare, il giorno dopo.

Per anni. Per decenni. Fino a quando la malattia non l’ha costretta a interrompere quel rapporto quotidiano con il lavoro che aveva caratterizzato praticamente tutta la sua esistenza. E forse proprio per una donna abituata ad essere sempre attiva, presente e operativa, fermarsi deve essere stato uno dei sacrifici più difficili.

Ma raccontare Lilly soltanto come professionista sarebbe profondamente riduttivo. Perché prima dei titoli, degli incarichi e delle competenze professionali c’era Angela. C’era Lilly. Una persona capace di occupare posti diversi nella vita di tante persone e di essere importante, in maniera differente, per ciascuna di loro.

Essere mamma significa custodire una parte della propria vita nei propri figli. Essere nonna significa continuare quella storia attraverso una nuova generazione, con un amore diverso, speciale, fatto spesso di complicità, protezione e ricordi destinati a rimanere per sempre. Essere figlia significa portare con sé le proprie radici. Essere suocera significa diventare parte di una famiglia che cresce e si allarga. Essere amica significa esserci anche quando non esistono obblighi, ruoli o doveri.

E Lilly, nel corso della propria vita, è stata tutto questo. Ecco perché oggi il dolore non riguarda soltanto coloro che portano il suo stesso cognome. Riguarda una comunità di affetti molto più grande. Persone che l’hanno conosciuta professionalmente e che con il passare degli anni hanno imparato a conoscerla anche umanamente. Persone che magari sono entrate nel suo studio per una questione contabile e, molti anni dopo, continuavano ancora a rivolgersi a lei.

Persone che oggi, alla notizia della sua scomparsa, non ricordano soltanto la professionista.

Ricordano Lilly. Ed è probabilmente questo il risultato più bello che una persona possa raggiungere al termine di una lunga vita di lavoro. Perché i titoli rimangono scritti negli archivi.

Le pratiche vengono chiuse. I documenti vengono conservati. Le scrivanie, prima o poi, vengono lasciate. Ma il bene che una persona è riuscita a farsi volere non finisce dentro nessun archivio. Rimane nelle persone. Rimane in una telefonata ricordata anni dopo. In un consiglio. In un gesto di disponibilità. In un sorriso. In una discussione. In una parola detta nel momento giusto. Rimane negli aneddoti che una famiglia continuerà a raccontare. Rimane nei nipoti. Rimane negli amici.

Rimane nei colleghi. Rimane in tutti coloro che, attraversando anche soltanto per qualche tempo la sua vita, hanno portato via con sé qualcosa di lei. La storia di Lilly è anche quella di una generazione che ha conosciuto profondamente il significato della parola sacrificio.

Cominciare a lavorare a diciotto anni, formarsi in uno studio professionale e trovare dopo pochi anni la forza di costruire un’attività propria significa scegliere di diventare artefici del proprio futuro. Significa rischiare. Significa assumersi responsabilità. Significa sapere che dietro ogni risultato ci sono giornate nelle quali le cose vanno bene e altre nelle quali bisogna semplicemente stringere i denti e andare avanti. Lei è andata avanti. Anno dopo anno. Costruendo una professione, una famiglia, una storia personale e soprattutto una reputazione.

E una reputazione costruita in tanti anni di lavoro non ha bisogno di essere raccontata attraverso grandi parole. La raccontano le persone. La racconta l’affetto che oggi circonda il suo nome.

Essere bravi nel proprio lavoro è un risultato. Essere rispettati è ancora più importante. Ma riuscire, dopo una vita professionale così lunga, ad essere ricordati soprattutto con affetto significa aver raggiunto qualcosa che va oltre qualsiasi successo professionale. Significa aver lasciato una traccia umana.

Oggi la malattia conclude un percorso terreno, ma non può cancellare ciò che Angela “Lilly” Scopelliti ha costruito durante la sua vita. Non può cancellare gli anni trascorsi nello studio di via Sant’Anna. Non può cancellare le persone incontrate. Non può cancellare l’esperienza trasmessa.

Non può cancellare la gratitudine di chi ha trovato in lei una professionista alla quale affidarsi. E soprattutto non può cancellare ciò che è stata per la propria famiglia. Perché alla fine, quando tutto il resto passa, sono proprio i legami a raccontare davvero una persona. Mamma. Nonna. Figlia. Suocera. Amica. Professionista. Donna.

Parole semplici che, messe insieme, raccontano una vita intera. Oggi una scrivania potrà essere vuota. Un telefono potrà non squillare più.

Una porta potrà non aprirsi come ha fatto per tanti anni. Ma da qualche parte, nelle case e nei ricordi di tantissime persone, continuerà ancora a esserci Lilly. Ed è lì che continuerà a vivere la parte più importante della sua storia.

Alla famiglia, ai figli, ai nipoti, ai parenti, agli amici, ai colleghi e a quanti hanno condiviso con lei un pezzo del proprio cammino giungano le più sincere condoglianze e l’abbraccio di una città che oggi perde una professionista di lungo corso, ma soprattutto una donna alla quale in tanti hanno voluto bene. Ciao Lilly. Hai dedicato una vita al lavoro, iniziando quando avevi appena diciotto anni.

Sei stata professionista, mamma, nonna, figlia, suocera e amica.

Ma sopra ogni qualifica e ogni ruolo resterà il nome con cui tutti ti hanno conosciuta e voluta bene: Lilly. E forse non esiste eredità più grande del lasciare, dopo il proprio passaggio, così tante persone capaci di pronunciare quel nome con affetto.

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