Riace, Lucano contro la Prefettura: ‘Atto politico persecutorio, vogliono fermare il nostro modello’
Il sindaco contesta la sospensione del Consiglio comunale e annuncia il ricorso al Tar. Nel mirino anche la minoranza: "Ha soffocato la volontà popolare". E rilancia: "Riace non si arresta"
05 Novembre 2026 - 15:45 | di Redazione

Il commissariamento del Comune di Riace diventa un caso politico. Mimmo Lucano non accetta la decisione della Prefettura di Reggio Calabria e passa al contrattacco, contestando apertamente le ragioni del provvedimento e denunciando quello che considera un tentativo di colpire politicamente la sua esperienza amministrativa.
La sospensione del Consiglio comunale, disposta dalla prefetta Clara Vaccaro per la mancata adozione degli atti relativi alla salvaguardia degli equilibri di bilancio 2026, ha portato alla nomina della viceprefetta aggiunta Sara Ferri quale commissaria per la provvisoria amministrazione dell’ente, affiancata dalla subcommissaria Irene Vittoria Calabrò. Un provvedimento adottato nelle more della procedura di scioglimento del Consiglio comunale.
Una decisione che Lucano respinge, annunciando di aver già intrapreso la strada giudiziaria per contestarne la legittimità.
Lucano contro la Prefettura: “Misura illegittima, ho presentato ricorso al Tar”
«La sospensione prefettizia del Consiglio comunale di Riace è una misura del tutto illegittima e per la quale ho già presentato ricorso al Tar».
È netto il giudizio di Lucano, che ricostruisce quanto accaduto nelle ultime settimane e individua nelle scelte della minoranza consiliare una delle cause che avrebbero determinato la paralisi amministrativa.
«Gli equilibri di bilancio erano pronti, la minoranza del Consiglio ha bloccato la nomina del primo dei non eletti della maggioranza, che aveva il diritto e la necessità di prendere il posto di una consigliera dimissionaria, e con il quale avremmo ristabilito il plenum del Consiglio».
Una ricostruzione che si contrappone a quella della Prefettura, secondo cui il Comune non avrebbe rispettato il termine del 31 luglio per la verifica degli equilibri finanziari, senza provvedere neppure dopo una formale diffida. Il commissario ad acta, nominato a settembre, aveva inoltre rilevato l’impossibilità di attestare il permanere degli equilibri di bilancio sulla base della documentazione contabile disponibile.
L’accusa alla minoranza e il ruolo della Prefettura
La contestazione di Lucano non si limita agli aspetti contabili. Il sindaco porta lo scontro sul terreno istituzionale, accusando l’opposizione di aver impedito il ripristino della piena composizione del Consiglio e sostenendo che la Prefettura avrebbe dovuto intervenire per superare lo stallo.
«Tale comportamento – assolutamente scorretto e ingiustificabile dal punto di vista istituzionale, perché volto a soffocare la volontà popolare – avrebbe dovuto allertare la Prefettura di Reggio Calabria, la quale aveva il dovere di ristabilire gli equilibri democratici dell’amministrazione, nominando essa stessa il consigliere entrante».
Per Lucano, dunque, la vicenda non riguarda soltanto il mancato completamento di un procedimento amministrativo, ma investe il funzionamento degli organi democraticamente eletti e le responsabilità istituzionali nella gestione della crisi.
«Un atto politico persecutorio contro il modello Riace»
«Ritengo che la sospensione del Consiglio sia un atto politico persecutorio da parte di chi non accetta che Riace rimanga ancora un modello alternativo di governo territoriale, fondato sulla solidarietà e sul ribaltamento delle bugie strombazzate dalla propaganda delle destre.
La pericolosità dello straniero, la necessità di abbandonare al loro destino di spegnimento le aree interne del sud Italia, la cattiveria come modello politico».
Parole che trasformano la controversia amministrativa in uno scontro politico più ampio, nel quale Lucano rivendica l’identità e i principi che hanno caratterizzato la sua esperienza alla guida del Comune.
La sfida di Lucano: “Non ci fermeranno nemmeno questa volta”
Lucano ha richiamato le battaglie affrontate negli anni, accusando chi, a suo giudizio, utilizzerebbe gli strumenti amministrativi per ostacolare il suo percorso politico.
«Tante volte hanno provato a fermarmi con la “legalità formale”, con i cavilli dei burocrati che funzionano a intermittenza, a seconda dei soggetti a cui sono rivolti: non ci riusciranno nemmeno questa volta».
Una presa di posizione che conferma la volontà di non considerare chiusa la partita, sia sul piano giudiziario sia su quello politico.
«Riace non si arresta», conclude Lucano.
La vicenda si sposta adesso anche sul terreno della giustizia amministrativa, dopo il ricorso al Tar annunciato dal sindaco. Resta intanto operativa la gestione commissariale, mentre prosegue l’iter istituzionale avviato dalla Prefettura per lo scioglimento del Consiglio comunale.
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