“I Malavoglia”: quando la ‘ngiuria si trasforma in un Classico
29 Novembre 2015 - 13:00 | di Eva Curatola

di Eva Curatola – “Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; […] tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia, si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichè da che il mondo era mondo, […] li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole.”
Tutti noi, almeno una volta, abbiamo sentito parlare de “I Malavoglia“, il grande capolavoro del Verismo, che è anche uno dei testi più studiati nei corsi di letteratura italiana. Protagonista del romanzo è dunque una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Acitrezza, un piccolo paesino siciliano in provincia di Catania. I Toscano sono conosciuti ai più come “Malavoglia” secondo la tradizione della ‘ngiuria che spesso caratterizza calabresi e siciliani.
Chi non ha mai sentito parlare della ‘ngiuria? E chi non l’ha mai usata con qualcuno? A volte è cosi ben radicata nella nostra tradizione da non renderci neanche conto che tante famiglie se la sono tramandata di generazione in generazione, portando quasi alla scomparsa del cognome.
Il patriarca dei “Malavoglia” è Padron ‘Ntoni, vedovo, che vive presso la Casa del nespolo (più volte nominata all’interno del romanzo) insieme al figlio Bastiano ed ai nipoti ‘Ntoni, Luca, Filomena, Alessio e Rosalia. Il loro principale mezzo di sostentamento è la “Provvidenza“, una piccola imbarcazione utilizzata per la pesca. Padron ‘Ntoni vorrebbe migliorare il tenore di vita della famiglia ma ogni iniziativa fallisce drammaticamente spalancando un baratro sotto i piedi dei protagonisti.
La storia sarà quindi caratterizzata da un crescendo di tragedie che ruotano intorno alla famiglia; queste non solo tendono ad impoverirli, ma anche a dimezzarli (vedremo infatti la morte di Bastianazzo ed altri personaggi).
Il continuo scivolare della famiglia è emblematico in quanto il concetto su cui si fonda l’opera di Giovanni Verga è proprio l’immutabilità della condizione umana, la vana lotta che l’uomo conduce contro il suo destino. Esempio perfetto è quello di ‘Ntoni che si sente vittima del fato e non capisce come tutti i suoi familiari possano accettare passivamente il loro destino, senza pensare ad un avvenire diverso.
Le parole dell’autore risultano molto attuali. Il lessico è semplice, ed anche esso non risente affatto del passare del tempo, è infatti comprensibile a chiunque si accosti alla lettura. Le descrizioni sono minuziose, la realtà è descritta esattamente cosi com’è, senza consolazioni da parte del narratore; chiunque di noi potrebbe mettersi nei panni dei protagonisti e non solo perchè si tratta di una famiglia del Sud o per le nostre tradizioni riguardanti la pesca, “le ‘ngiurie“, o le superstizioni, ma perchè tutti in cuor nostro abbiamo pensato almeno una volta “ma perchè proprio a me?”.
I personaggi sono davvero tanti, ma Verga con le sue immense capacità svelerà le peculiarità di ognuno in modo attento e profondo.
Ne “I Malavoglia” ci verrà raccontata inoltre una società fatta di modi leciti e illeciti di accumulare “la roba”, che nel tempo sono rimasti più o meno i medesimi. Oggi facciamo parte di una società sicuramente più ricca e più istruita, ma fondamentalmente non possiamo dire che sia cambiata poi cosi tanto, perchè purtroppo ci sarà sempre chi, scontento della sua posizione, cercherà di fare fortuna a discapito degli altri.
“Più ricco è in terra chi meno desidera.“
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