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Il viaggio inizia dal Grand Hotel Miramare


di Daniela Liconti – Sabato sera è iniziata la quinta edizione del Play Music Festival a cura dell’associazione Soledad dal tema “Una valigia di suoni”, che quest’anno si propone di raccontare, partendo dalla musica e dall’arte contemporanea, gli incroci tra persone e culture differenti che vivono nello stesso territorio: viaggio, identità, ricerca, ascolto per superare la diffidenza e i pregiudizi.

Quest’anno l’evento è ospite delle Officine Miramare, un cantiere in progress che ogni giorno da circa 3 mesi si rivela molto più di quello che trapelava dalle premesse. Sabato è stato bellissimo vedere le sale piene di gente che affrontava con interesse, curiosità e anche qualche perplessità, le opere dell’esposizione che Techne Contemporary Art – gli artisti Angela Pellicanò e Ninni Donato – non si stancano di illustrare, rivelare, scegliere, sistemare in stanze per troppo tempo chiuse, per regalarci una narrazione in continuo divenire che si arricchisce di opere di artisti locali, nazionali e internazionali e che, tutte insieme, aprono in ognuno orizzonti di possibilità.

Anche questo è un viaggio, per chi ha voglia di farsi coinvolgere, e sabato erano in tanti a vagare tra le opere allestite nella area delle cucine, nei saloni, per le scale di servizio, dove è stata ambientata una breve performance in cui quattro persone di nazionalità diverse hanno scelto di portare, ognuna nella propria lingua, la propria idea/esperienza di viaggio – emotivo, personale, poetico, interiore, immaginario.

E ancora la musica, che seguirà nei prossimi giorni per portarci le sonorità del Brasile e del Mali, e incontri, performance e perfino un progetto di arte partecipata, dove ognuno potrà portare un oggetto/simbolo della propria storia personale da condividere e far interagire con quelli di altre persone.

Tutto questo avviene grazie all’impegno e alla determinazione di poche, straordinarie persone, all’interno di un contenitore che ogni giorno esprime nuove potenzialità e diverse ragioni d’essere.

Intanto conferma quanto mancasse in città uno spazio aperto a tutte le forme di espressione artistica, alle associazioni, a chiunque abbia idee da mettere a disposizione della comunità e voglia di aggregare, ma soprattutto diventa una incredibile cassa di risonanza per tutti i talenti che la città stessa esprime e ne permette finalmente l’emersione, favorendo l’incontro e la conoscenza di realtà che molti di noi non conoscevano.

La città, quindi, ha finalmente la possibilità di scoprire in unico, bellissimo spazio – anch’esso riscoperto – un piccolo frammento di bellezza ogni giorno diverso. Che sia arte musica, teatro per bambini, letture animate, cinema, danza, tavoli attorno a cui incontrarsi, dibattere, incuriosirsi, hanno trovato una casa.

Che non è un albergo. Nelle intenzioni dei curatori, “è un percorso di sopravvivenza nella città che vuol dire resistere alla rassegnazione, all’accettazione della situazione in cui ci si trova come individui o come collettività nel suo insieme ma, soprattutto, un’occasione dalla quale partire per iniziare il lento ma progressivo recupero di una coscienza civica.”

ph

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