Jole Santelli se ne va come è arrivata, accendendo le luci (rosa) sulla Calabria

Nell’omelia dell’Arcivescovo Nolè il richiamo alle autorità: ‘La vostra presenza sia di speranza e di sostegno’

C’è qualcosa di particolare in questo lutto che sta vivendo la Calabria. Certo, c’è un dolore inaspettato, arrivato comunque all’improvviso.

Uno smarrimento collettivo percepito un po' come la perdita di una di famiglia. C’è l’emozione di una morte che appare sempre ingiusta, e c’è la commozione, tanta, vera e palpabile.

Ma ha qualcosa di speciale questo lutto.

C’è la testimonianza del fatto che Jole Santelli ha lasciato qualcosa su questa terra. La Presidente che voleva una Calabria a colori, nel suo ultimo viaggio ha acceso la sua luce sulla nostra Regione. Perché Jole Santelli se ne va così come è arrivata. Accendendo i riflettori sulla Calabria. Una sua fissa. Un pensiero costante diventato quasi un’ossessione. Occorreva liberare la Calabria da quel grigiore che l’avvolge da sempre. Occorreva farlo con entusiasmo, con coraggio, con genuina caparbietà. Magari tirando fuori gli artigli, quando serviva.

Rispettata, stimata tra i suoi colleghi, punto di riferimento per molti nell’universo del centrodestra, Jole Santelli è entrata anche nelle case dei calabresi. Forse non in tutti i cuori. Ma Jole Santelli non la si poteva ignorare. Non lasciava indifferenti. O la si apprezzava o la si avversava. Ma non poteva lasciare indifferenti.

E la presenza del governo al cospetto del feretro – con il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Interni Luciana Lamorgese c’erano anche la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il vice presidente della Camera Ettore Rosato in rappresentanza dell’assemblea – dà la dimensione del politico e del personaggio che era Jole Santelli.

Il phatos che ha dominato la triste giornata delle esequie restituisce alla comunità calabrese l’idea che la nostra Regione esiste ancora. Che noi stessi esistiamo ancora. E che il coraggio e la fierezza di essere calabresi, devono essere alla base di ogni progetto di rinascita. Sia essa politica, culturale o sociale.

E anche l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Francesco Nolè, che ha celebrato il funerale, ha voluto dare alla morte di Jole Santelli, un significato particolare:

“Jole ha fatto già un miracolo. Ha riunito qui tanti rappresentanti delle istituzioni. È una delle poche volte che succede. Sappiamo che siete venute per rendere omaggio a Jole, ma la vostra presenza qui sia una presenza di speranza, di sostegno, di confronto e vicinanza”.

“Jole è stata una donna intelligente, preparata e determinata. Con la sua elezione a Presidente si era accesa una luce rosa su questa nostra terra che dobbiamo tenere viva”.

L’arcivescovo ha richiamato le parole di Papa Francesco invocando quel patto educativo che è “solo il finale di un cammino che è solo all’inizio”. Mancano a suo parere gli educatori alla legalità al saper guardare al futuro e al bene degli altri.

“Un mea culpa dobbiamo farlo tutti, Dobbiamo impegnarci tutti affinché questo stato di diritto possa far esprimere le tante belle potenzialità della Calabria”, dice fermamente prima dell’auspicio finale: “Il miglior modo di onorare la memoria di Jole è prendere da lei questa forza d’animo, e proiettarci nel futuro in quello che è la nostra vocazione vera, essere uomini in una terra delle più ricche e difficili. Seguiamo l’esempio dei santi”.

Poi rivolgendosi ai presenti conclude:

"Le autorità ci devono aiutare. Dobbiamo essere aiutati e rispettati per quelli che siamo: persone rispettose, forse timorose e qualche volta malavitose”.

Le luci si spengono. La Calabria è anche donna per merito di una donna di Calabria.