‘Bentu Estu’: corpi nudi per la difesa del paesaggio tra i Calanchi del Marchesato
Dopo la partecipazione al Cleto Festival la performance art di Nicola Mette sbarca in Calabria
25 Agosto 2026 - 07:12 | Comunicato stampa

“Bentu Estu“, espressione in sardo che si riferisce al Maestrale, vento potente e impetuoso, è arrivata in Calabria, e dopo la partecipazione al Cleto Festival la performance art di Nicola Mette, si è tenuta tra i Calanchi del Marchesato.
La performance art come strumento di provocazione
Da molto tempo la performance art rappresenta uno strumento di provocazione, una forma d’arte che si è sviluppata attorno alla forza espressiva di un corpo nello spazio, “stravolgendo le regole dell’ordinario per rivelare verità più profonde, sia di natura etica che politica”.
Il lamento per i paesaggi fratturati
La performance di Mette è un lamento per i paesaggi fratturati dall’inarrestabile avanzata della cosiddetta industrializzazione “verde”.
Un gruppo di volontari, nudi e indifesi, con i corpi dipinti di bianco, hanno simboleggiato gigantesche pale eoliche, con le braccia tese come lame, segnate da striature di colore rosso, a suggerire le ferite, le amputazioni e la violenza causate dai confini imposti. Mette compie un atto di riappropriazione, un modo per affermare che la terra non è solo una risorsa; essa è luogo di memoria, appartenenza e conflitto.
Fonte: Ansa Calabria
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