2.750 anni di storia, portati benissimo. Oggi Reggio riscopre le sue radici, riscopre il suo percorso, il suo orgoglio, la sua identità. Una delle più antiche Città d’Italia, che affonda le sue origini nel mito della tradizione magnogreca, una delle culle della nostra civiltà, crocevia del Mediterraneo, baricentro ideale tra Oriente e Occidente, luogo di arte e di bellezza, di musica e di poesia.
La nostra città riscopre la sua identità, ricordando la sua fondazione, il suo Natale, le sue radici. E lo fa attraverso l’arte, il teatro, la musica: un filo rosso che attraversa 28 secoli di storia, che passa attraverso tragedie, guerre, invasioni, catastrofi naturali, a ricordare a tutti e a ciascuno, che Reggio Calabria ha una storia grande, che fa grande la Città. Un filo che lega una collana di splendide perle, di rarità assolute, che il mondo intero ci invidia.
Ognuno di noi ha il dovere di ricordare, di studiare, di apprendere. E di onorare questa storia. Non per un mero esercizio rituale, non per un vezzo anacronistico ed autoreferenziale, ma perchè esercitare la memoria, in maniera autentica, significa riscoprire se stessi, acquisire consapevolezza, comprendere il presente, progettare il futuro. «Là nel punto in cui l’Apsias, il più sacro dei fiumi, si getta in mare, dove troverai una femmina avvinghiata ad un maschio, il dio ti concede la terra ausonia». Questa storia è già in noi. Anzi, questa storia siamo noi. La profezia dell’Oracolo di Delfi intreccia i fili della storia legandoli al mito della fondazione della nostra comunità. Una terra baciata dal sole, quasi predestinata, una riva di sabbia bagnata da millenni dal Mare che è in mezzo alle terre, il Mediterraneo, che è fonte di vita e di civiltà.
Dobbiamo tanto a questa terra. Dobbiamo tanto alla sua storia, alla sua tradizione, dobbiamo tanto a questi luoghi che sono teatro dei nostri quotidiani affanni. L’essere cittadini di questa comunità, in coscienza, è una responsabilità che non possiamo declinare. Lo dobbiamo ai nostri padri e, certamente, anche ai nostri figli. L’essere reggini è una condizione innata, di certo, ma anche una qualità, da apprendere e da coltivare, in qualche caso da riscoprire.
Ed oggi che inizia il 2750° compleanno della nostra Reggio, che sarà celebrato questa sera al Teatro Cilea con l’avvio della rassegna concertistica “Ek Rizon – Teatro Cilea 2017 – 1ª Rassegna Concertistica”, noi riscopriamo l’orgoglio di appartenere a questa terra. L’orgoglio di poterla servire, di poter spendere le nostre vite per usarle rispetto, per curarla, permettendo ai rivoli delle nostre esperienze di confluire nel maestoso fiume della storia che scorre incessante. Restiamo a Reggio, sempre, per dire che noi a Reggio vogliamo bene, la amiamo, la rispettiamo, la difendiamo. L’amore per Reggio deve essere un sentimento incondizionato, cioè senza condizione, senza limiti.
Il nostro impegno quotidiano è tutto in questa direzione. Ore ed ore di duro lavoro, di sudore e di fatica. I nostri pensieri concentrati su Reggio, senza distrazioni, senza preconcetti, senza pregiudizi. Lavorare per la città puntando al massimo, sempre, riscoprendo la sua storia, programmando il suo avvenire, con in testa e nel cuore un unico obiettivo che anima le nostre azioni.
Reggio è una città che ha sofferto, che ha pianto, che nel suo dolore si è addormentata, ferita. E che adesso ha iniziato a svegliarsi, scoprendo quei tagli che ancora faticano a diventare cicatrici, e si è rimessa in piedi e ha cominciato a camminare. Gli acciacchi si sentono certo ma, poco a poco, le braccia e le gambe rispondono agli impulsi cerebrali. Si riacquista la coordinazione, si mette un passo in fila a quello precedente, si sgranchiscono le membra, la pelle riacquista colore, il sangue torna a circolare fluido nelle arterie e nelle vene. Ed ogni cosa, lentamente, torna a funzionare. I teatri riaprono, la musica torna per strada, le piazze riacquistano la loro funzione di agorà, la gente esce di casa e si incontra, ragiona, parla, si organizza. Ed i reggini si riscoprono reggini. Orgogliosi di appartenere ad una comunità che ancora una volta, che tante volte ha fatto in questi duemilasettecentocinquanta anni di storia, dimostra di sapersi rialzare. E si rialzerà.
Buon compleanno Reggio!
