Case della Comunità, Curia: ‘Bene le linee di indirizzo. Stop a pazienti come palline da flipper’

Il portavoce regionale di Comunità Competente sul decreto del Commissario Occhiuto: "Si apre una pagina importante per la sanità di prossimità"


La sfida è grande, ma il potenziale è immenso. Il Decreto del Commissario ad Acta Roberto Occhiuto, pubblicato il 13 marzo 2026, è uno dei provvedimenti più importanti per la sanità calabrese degli ultimi anni. Il DCA n. 58, che stabilisce le Linee di indirizzo per il funzionamento delle Case della Comunità, segna un cambiamento fondamentale nel modo in cui la salute viene gestita nella regione.

A commentare questo importante passo, ai microfoni di CityNow, è stato il dott. Rubens Curia, portavoce regionale di Comunità Competente, da sempre impegnato nella promozione di una sanità di prossimità che non si limiti alla mera cura, ma che metta al centro la comunità stessa. Ecco una visione chiara e completa delle novità introdotte dal provvedimento.

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Un passo avanti per la sanità calabrese

“Con la pubblicazione del DCA n. 58 del 13 marzo 2026, si apre una pagina molto importante per la valorizzazione della sanità di prossimità e di iniziativa, ponendo al centro del territorio le “Strutture Sanitarie Intermedie” come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità”, ha dichiarato il Dott. Curia, soddisfatto di un risultato che, secondo lui, rappresenta il cuore pulsante di una riforma che la Calabria aspettava da tempo.

Il decreto, infatti, non solo dà concretezza a un progetto che coinvolge tante realtà locali, ma definisce anche una visione chiara della “Medicina distrettuale“:

“Finalmente, la medicina distrettuale viene “riempita di contenuti” – ha proseguito – avvicinando la sanità ai cittadini e rispondendo a un bisogno reale che, per troppo tempo, è stato ignorato”.

I punti chiave del decreto e in cosa si può migliorare

Il decreto, come sottolineato dal dott. Curia, rappresenta un’evoluzione storica della sanità territoriale in Calabria e contiene diversi aspetti positivi, alcuni, però, potrebbero essere modellati, per fornire risposte più efficienti ai calabresi.

  1. Partecipazione della Comunità, del Volontariato e del Terzo Settore, dell’Ente Locale valorizzando la Coproduzione e la Coprogettazione;
  2. Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT): gruppi di professionisti, tra cui medici di medicina generale, infermieri e specialisti, che lavorano insieme per garantire continuità e qualità dell’assistenza.
  3. Continuità assistenziale con il servizio di guardia medica;
  4. Ambulatorio infermieristico autonomo: Curia ricorda come, già da due anni, con l’Ordine Regionale degli Infermieri, si sia battuto per l’introduzione di ambulatori infermieristici autonomi.
    “Abbiamo proposto questa novità alla Struttura Commissariale con un documento di accompagnamento”.
  5. Point of Care Testing (POCT):  analisi diagnostiche ematochimiche rapide e accurate, migliorando l’efficienza dei servizi e riducendo i tempi di attesa per i pazienti.
  6. Integrazione sociosanitaria: con un coprotagonismo dell’Azienda Sanitaria e dell’Ente locale che, tra l’altro, mettono insieme gli assistenti sociali.
  7. I Consultori familiari nelle Case della Comunità: “Basta con stanze ammuffite. Donne, famiglie e adolescenti devono poter avere un luogo accogliente e dignitoso per accedere ai servizi sanitari”.
  8. Equipe multidisciplinari.

Serve l’impegno di tutti

Nonostante gli aspetti positivi del Decreto, è impossibile non essere consapevoli delle difficoltà burocratiche che ancora ostacolano l’effettiva implementazione del modello delle Case della Comunità.

“La Casa della Comunità, diventa il luogo dove viene superata la frammentazione delle risposte ai bisogni di salute della persona, non più il paziente che si muove come una pallina di flipper,
finalmente una risposta unitaria dove si afferma una visione olistica della medicina.

Abbiamo bisogno di impegnarci come Reti Formali e Informali – ha detto Curia, lanciando la sfida a tutti i livelli istituzionali e associazionali – non nascondendoci le difficoltà burocratiche per l’implementazione del regolamento nei nostri territori e confrontandoci con i management aziendali ed i direttori dei Distretti”.

Il futuro della sanità calabrese passa dalle Case della Comunità

Adesso, la sfida è far sì che questa rivoluzione non resti solo un’intenzione, ma che venga realizzata concretamente, grazie all’impegno delle istituzioni, dei professionisti e dei cittadini stessi. È il momento di costruire, insieme, una sanità che risponda ai bisogni di tutti.