Reggio, biblioteca comunale chiusa. Verduci: ‘Porte chiuse e silenzi assordanti’
"Una città che tiene chiuse le porte della propria biblioteca comunale senza sapere quando si riaprirà, rischia di chiudere, simbolicamente, anche una parte della propria anima", afferma il prof. Verduci
16 Febbraio 2026 - 17:11 | Comunicato Stampa

“La chiusura della Biblioteca Comunale De Nava rappresenta un colpo duro e profondo per la vita culturale della città di Reggio Calabria. Non si tratta soltanto della sospensione temporanea di un servizio pubblico, ma dell’interruzione di un presidio storico di conoscenza, studio e memoria collettiva che per generazioni ha accompagnato studenti, ricercatori, docenti e semplici cittadini nel loro percorso di crescita personale e culturale”. E’ quanto afferma in una nota il prof. Saverio Verduci.
“Ciò che alimenta sdegno, rammarico, delusione e preoccupazione non è soltanto la chiusura in sé, che pure potrebbe essere giustificata da esigenze tecniche, lavori di manutenzione e adeguamenti strutturali, bensì l’assenza di una data certa – o almeno indicativa – per la probabile riapertura.
L’incertezza -prosegue Verduci- pesa come un macigno su una comunità che nella Biblioteca De Nava ha sempre riconosciuto un punto di riferimento stabile. Quando una istituzione culturale si ferma senza un orizzonte temporale definito, il rischio non è solo logistico, ma simbolico: si incrina la fiducia nella comunità della via culturale cittadina.
La Biblioteca De Nava non è un semplice edificio che custodisce un patrimonio prezioso di libri; è uno spazio di incontro, confronto e formazione. È il luogo in cui generazioni di giovani hanno preparato esami universitari, in cui studiosi hanno consultato testi rari, in cui cittadini di ogni età hanno trovato rifugio nel silenzio produttivo della lettura.
La sua chiusura priva la città di un centro vitale, soprattutto in un territorio che più di altri ha bisogno di investire in cultura e istruzione”.
Prosegue il prof. Verduci.
“Il rammarico si amplifica alla luce del silenzio assordante che accompagna questa vicenda. Colpisce l’assenza di prese di posizione chiare e incisive da parte delle associazioni culturali locali, tradizionalmente attente alle dinamiche del territorio. In un momento in cui sarebbe auspicabile un confronto pubblico, o almeno una richiesta condivisa di trasparenza sui tempi e sulle modalità di riapertura, si registra invece una prudenza che rischia di essere interpretata come disinteresse.
È comprensibile che ogni realtà associativa abbia i propri tempi e le proprie modalità di intervento, ma la percezione diffusa tra molti cittadini è quella di una voce collettiva che fatica a farsi sentire.
Non si tratta di alimentare polemiche sterili né di individuare responsabilità con toni accusatori. Al contrario, la richiesta che emerge con forza è quella di chiarezza! Una comunicazione istituzionale puntuale, che illustri le ragioni dei ritardi e delinei soprattutto un cronoprogramma credibile per la riapertura, contribuirebbe a rasserenare e restituire fiducia. L’incertezza prolungata, invece, genera smarrimento e frustrazione.
In un’epoca in cui le biblioteche lottano per riaffermare il proprio ruolo nel tessuto sociale, la chiusura “prolungata” di una struttura come la storica Biblioteca De Nava, assume un significato che va oltre il dato contingente.
È una questione che tocca l’identità stessa della città. Reggio Calabria non può permettersi – neppure temporaneamente – uno dei suoi presidi culturali più importanti senza un impegno pubblico e condiviso per il suo rilancio.
Lo sdegno che serpeggia non nasce da uno spirito di contrapposizione, ma da un senso di appartenenza. La delusione è figlia dell’amore per un luogo che ha rappresentato e “vorrebbe e dovrebbe” rappresentare una casa del sapere aperta a tutti.
Il rammarico, infine, deriva dalla consapevolezza che il tempo che passa senza certezze è tempo sottratto alla crescita culturale della comunità.
La speranza è che al più presto venga indicata una data certa di riapertura chiara e definitiva, accompagnata da un progetto di valorizzazione che restituisca alla Biblioteca De Nava il ruolo centrale che merita.
Perché una città che tiene chiuse le porte della propria biblioteca comunale senza sapere quando si riaprirà, rischia di chiudere, simbolicamente, anche una parte della propria anima”, conclude Verduci.
