Doppio Sogno – La ruota delle meraviglie: Woody Allen e la giostra di vita
29 Dicembre 2017 - 18:56 | di Pasquale Romano

*di Pasquale Romano – “Groucho Marx, Joe Di Maggio, Louis Armstrong, Marlon Brando, Cèzanne” e …i film di Woody Allen. Citando un celebre monologo di Manhattan, si può tranquillamente estendere ai film dell’oramai ultraottentenne regista statunitense le cose per cui vale la pena vivere. Wonder Wheel è l’ultima ‘meraviglia’ di Allen, sempre così fedele e lontano da sé stesso.
La storia si sviluppa a Coney Island, negli anni ’50, e si attorciglia attorno alle vicende familiari di Humpty Rannell (Jim Belusci), compagno di Ginny, entrambi con un matrimonio fallito alle spalle. L’arrivo improvviso e inaspettato di Carolina (Juno Temple), la figlia di Humpty avuta dal precedente matrimonio, scombina ulteriormente la vita di Ginny (Kate Winslet), attrice decaduta che tra le braccia di un bagnino (Justin Timberlake) aveva appena ritrovato barlumi di felicità…
Dopo gli anni ’30 di Cafè Society, un nostalgico Allen rimane al secondo periodo del secolo scorso. Coney Island diventa metafora di vita, artificiale e sospesa, con la luce che entra dalle finestre (strepitosa la fotografia dell’italiano Vittorio Storaro) per illuminare ed oscurare le esistenze dei protagonisti, coscienti ma allo stesso tempo resistenti al proprio destino.
Le emicranie persistenti di Ginny (una Kate Winslet da candidatura all’Oscar) con la vita che va in frantumi mentre tutto attorno rimane immobile, ricalcano gli stessi binari nevrotivi che furono di Cate Blanchett in Blue Jasmine ma si asciugano al sole del costante rimorso.
‘Recitare’ la parte della cameriera è l’unica cosa rimasta a Ginny, divisa tra un compagno rozzo e ignorante (ma in fondo buono) e un figlio piromane patito di cinema ma allergico alla scuola, in pratica Woody Allen che fa il verso a sè stesso da piccolo.
Ex attrice che ha visto un promettente futuro evaporare tra errori e rimpianti, Ginny prova a combattere e guadagnarsi un nuovo tragitto, meno triste e malinconico. Però cosi come la bellezza è costretta a cedere il passo all’ineluttabilità del tempo, la vita rotola via fosse quasi sabbia tra le mani.
L’intenso monologo del pre-finale, con tanto di vestiti indossati una volta in teatro, è la chiusura perfetta del cerchio. A Ginny non rimane che sognare di essere ancora sul palco, se si tratta di recitare allora è preferibile farlo immaginando una versione migliore di sé stessi.
Il bagnino Michey, interpretato da Justin Timberlake, è semplice pretesto, una ‘boa’ in un mare tempestoso, attorno alla quale si sviluppano le trame di vita degli altri personaggi.
Allen, tutt’altro che disabituato al dramma puro, con La ruota delle meraviglie si fa più teatrale che mai, poco lo spazio che il regista concede agli esterni.
Facile immaginarne una rappresentazione a Broadway, luogo ideale nel quale collocare le disavventure di Ginny, Humpty e Carolina.
Quelle che si intrecciano nel parco giochi di Coney Island e nei dintorni sono percorsi circoscritti, emotivamente prima ancora che fisicamente, perché limitate da recinti esistenziali.
La vera protagonista, alla fine, sembra essere proprio la ruota delle meraviglie, che tutto vede dall’alto.
Il suo costante e lento giro, ripetuto all’infinito, è un loop che ci condanna a semplici comprimari. Esattamente come la tragicità della vita fa con i nostri destini (temi più che cari ad Allen) lasciandoci impotenti, sorpresi, talvolta meravigliati. Come i bambini ad un parco giochi…
’Doppio Sogno’ è la rubrica cinematografica di Citynow. Le ultime novità in sala ma anche film recenti e del passato, attori e registi che hanno fatto la storia del cinema. Racconti, recensioni, storie e riflessioni sulla Settima Arte.
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