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Lavoratori ex LSU-LPU, Usb: ‘La pazienza è finita: dichiarato lo stato di agitazione’

"Avevamo accolto con senso di responsabilità l’impegno assunto dal Ministro Zangrillo e dall’on. Cannizzaro per l’apertura di un tavolo, ma quell’impegno non ha trovato alcuna attuazione" la nota

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A distanza di mesi dall’incontro tenutosi ad agosto 2025 tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base e dei lavoratori ex LSU-LPU, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e l’on. Francesco Cannizzaro, il tavolo di confronto che era stato garantito non è mai stato convocato.
In tutto questo tempo non siamo rimasti fermi: più volte ci siamo rivolti all’on. Cannizzaro, che in quell’occasione si era impegnato a seguire l’apertura del tavolo romano, ricevendo però soltanto rinvii e continue dilazioni dei tempi.

Siamo consapevoli delle tante e importanti questioni che hanno impegnato il Governo in questi mesi. Tuttavia, non è accettabile che migliaia di lavoratrici e lavoratori ex LSU-LPU continuino a rimanere in un limbo che si trascina da oltre vent’anni.

Il lavoro negli enti pubblici e le ricadute previdenziali

Si tratta di lavoratori utilizzati per anni dagli enti pubblici attraverso progetti di lavoro socialmente utile e di pubblica utilità, impiegati stabilmente nel funzionamento ordinario di Comuni ed enti pubblici, spesso senza un contratto di lavoro ordinario e con una copertura previdenziale limitata alla sola contribuzione figurativa.

Parliamo di persone che hanno garantito per decenni servizi essenziali. Parliamo anche di lavoratori stabilizzati tardivamente, spesso con contratti part-time che non solo impediscono di maturare una contribuzione piena ai fini pensionistici, ma comportano anche stipendi estremamente bassi, insufficienti a garantire condizioni di vita dignitose. E parliamo di pensionati che, dopo una vita di servizio nella pubblica amministrazione, percepiscono assegni di importo irrisorio, perché i periodi di utilizzo nei bacini LSU e LPU non sono stati valorizzati ai fini della misura della pensione.

Una distorsione che produce povertà

Il problema è noto e annoso: anni di lavoro effettivo riconosciuti esclusivamente ai fini dell’anzianità contributiva, ma privi di valore economico nel calcolo dell’assegno pensionistico. Una distorsione normativa che produce povertà, precarietà permanente e una evidente ingiustizia sociale.
In questo quadro, mentre le istituzioni continuano a rinviare, le condizioni materiali delle persone peggiorano: chi nel frattempo è andato in pensione è costretto a vivere con assegni insufficienti, in un contesto in cui il costo della vita continua ad aumentare e colpisce in modo sempre più duro le fasce popolari.

Avevamo accolto con senso di responsabilità l’impegno assunto dal Ministro e dall’on. Cannizzaro per l’apertura di un tavolo con i ministeri e gli uffici competenti, finalizzato a individuare una soluzione normativa concreta e definitiva. A oggi, però, quell’impegno non ha trovato alcuna attuazione. Il silenzio istituzionale su questa vertenza è diventato intollerabile.

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Lo stato di agitazione

Per queste ragioni, l’Unione Sindacale di Base dichiara lo stato di agitazione di tutto il personale ex LSU-LPU e avvia un percorso di mobilitazione che proseguirà fino alla convocazione del tavolo promesso e alla definizione di un intervento normativo chiaro per il riconoscimento pieno dei contributi previdenziali maturati.

Chi ha garantito per anni servizi pubblici essenziali non può essere lasciato con stipendi insufficienti durante il lavoro e con pensioni inadeguate dopo il pensionamento.

La pazienza è finita. Ora servono atti concreti.

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