Hantavirus, individuato il ‘paziente zero’: un olandese 70enne di professione ornitologo
L’uomo è deceduto sulla MV Hondius. Da cinque mesi era in viaggio con la moglie, anche lei deceduta, nel Sud America. La coppia era appassionata di ornitologia
10 Maggio 2026 - 09:15 | Comunicato stampa

Si chiamava Leo Schilperoord, olandese di 70 anni, il paziente zero dell’epidemia di Hantavirus diffusasi sulla nave da crociera MV Hondius. L’uomo è morto a bordo, mentre la moglie Mirjam di 69 anni è collassata all’aeroporto di Johannesburg ed è poi deceduta in ospedale lì in Sudafrica, proprio mentre rientrava nei Paesi Bassi con la salma del marito. Le generalità della donna sono state rese note dai quotidiani olandesi Leeuwarder Courant e Dagblad van het Noorden.
Una passione fatale per l’ornitologia
La coppia viveva a Haulerwijk, un villaggio di 3mila abitanti nella parte orientale della Frisia, ed era solita viaggiare in tutto il mondo per seguire la propria passione per l’ornitologia. Da quanto raccontano alcuni giornali statunitensi tra cui il New York Post, Leo e Mirjam Schilperoord erano talmente esperti da aver scritto insieme anche uno studio sulle oche zamperosa per la rivista olandese Het Vogeljaar nel 1984. Ma proprio questa passione sarebbe costata loro la vita: i due sarebbero morti a causa della grave sindrome polmonare che, probabilmente, hanno contratto nella discarica a cielo aperto vicino alla città di Ushuaia. La località, invasa oltre misura di rifiuti, è infatti nota tra gli appassionati di birdwatching perché qui è possibile osservare alcuni uccelli selvatici necrofagi (cioè che si nutrono anche di carogne) come il caracara golabianca.
L’itinerario e gli ultimi giorni della coppia
Da quanto hanno ricostruito le autorità argentine, i coniugi erano in giro per il Sudamerica da 5 mesi: erano atterrati in Argentina il 27 novembre dell’anno scorso e hanno viaggiato in auto per 40 giorni prima di entrare in Cile il 7 gennaio di quest’anno. Una volta lì, hanno continuato il loro viaggio in auto per altri 24 giorni. L’itinerario ha incluso anche l’ingresso il 31 gennaio nella provincia di Neuquén, una delle zone endemiche del ceppo andino, e un’altra visita in Cile 12 giorni dopo. Da lì hanno attraversato il confine con Mendoza, dove hanno iniziato un viaggio in auto di 20 giorni per raggiungere Misiones. Infine, il 13 marzo, hanno attraversato via terra il confine con l’Uruguay e il 27 marzo sono tornati nel Paese per dirigersi verso Ushuaia, da dove erano ripartiti il 1° aprile.
Ed è in questa data che i Schilperoord si sono imbarcati sulla MV Hondius, insieme ad altre 112 persone. Secondo quanto ricostruito, l’uomo ha manifestato i primi sintomi della malattia (febbre, mal di testa, mal di stomaco e diarrea) il 6 aprile, per poi morire cinque giorni dopo. Mirjam sbarcò dalla nave, insieme alla salma di Leo, il 24 aprile durante una sosta programmata sull’isola di Sant’Elena e da qui prese un volo per Johannesburg. Una volta qui s’imbarcò sul volo KLM diretto in Olanda, dove non è però mai arrivata perché l’equipaggio la vide troppo malata e la fece scendere.
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