‘È ancora vivo?’: il riferimento a Gratteri nelle intercettazioni dell’operazione ‘Risiko’

In una conversazione con un parente, Albanese parla del procuratore di Napoli: "Il peggiore che abbiamo", "Peggio di Borsellino e Falcone"

Nicola Gratteri

Tra le intercettazioni dell’operazioneRisiko”, l’indagine del ROS coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di sette persone ritenute legate al locale di ’ndrangheta di Siderno e alle sue proiezioni tra Calabria, Canada e Stati Uniti, emerge un passaggio che va oltre il perimetro strettamente giudiziario.

Non riguarda estorsioni o assetti di comando, ma la percezione che gli indagati hanno della magistratura antimafia.

Negli atti, un’intercettazione viene definita “dalla chiarezza disarmante” nel descrivere la caratura di Frank Albanese, indicato come figura di raccordo tra Siderno e Albany, nello Stato di New York. In un dialogo, parlando con lo zio Archino Frank Jr, l’indagato commenta l’operato della magistratura italiana e in particolare quello di Nicola Gratteri.

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Le parole sono dirette. Senza filtri.

“Il peggiore che abbiamo!”, dice Albanese riferendosi al magistrato.

Nel corso della conversazione si ricostruisce anche il percorso professionale di Gratteri: prima a Locri, poi a Reggio Calabria, Catanzaro e infine a Napoli.

Archino racconta di aver visto in televisione, “sulla CNN”, un magistrato “di qua”, che Albanese identifica senza esitazioni Nicola Gratteri”.

La conversazione prosegue con riferimenti alla sua esposizione mediatica e alla sua attività investigativa. Fino a una domanda agghiacciante:

“È ancora vivo o morto?”.

La risposta arriva immediata: “No, è ancora vivo… adesso lo hanno mandato a… Napoli”.

“Dicevano che lui era peggio di Borsellino e Falcone”.