Reggio, operazione ‘Tre Croci’: Bartuccio lascia il carcere e va ai domiciliari

Accolta l'istanza di sostituzione della misura cautelare avanzata dai difensori

Tribunale Corte Appello Reggio Calabria (2)

La Corte di Appello di Reggio Calabria, Prima Sezione Penale, ha disposto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari per Domenico Bartuccio.

Domenico Bartuccio era stato coinvolto nella complessa inchiesta denominata Operazione Tre Croci, focalizzata su un vasto traffico internazionale di stupefacenti attraverso lo scalo portuale di Gioia Tauro. Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione si avvaleva della complicità di operatori portuali e funzionari doganieri infedeli per consentire il transito di ingenti quantitativi di cocaina proveniente dal Sud America. In primo grado, il GUP di Reggio Calabria aveva condannato il Bartuccio alla pena di 8 anni e 20 giorni di reclusione per i delitti di cui agli artt. 73 e 74 D.P.R. 309/90.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal dott. Alfredo Sicuro con la dott.ssa Francesca Grassani nel ruolo di consigliere estensore, ha accolto l’istanza di sostituzione della misura cautelare avanzata dai difensori di fiducia dell’imputato, gli avvocati Andrea Alvaro e Caterina Fedele.

I giudici hanno motivato il provvedimento evidenziando un significativo affievolimento delle esigenze cautelari, ritenendo che il rischio di recidiva e la pericolosità sociale possano essere ora adeguatamente salvaguardati attraverso la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.

Le motivazioni del provvedimento

La decisione si fonda su diversi elementi valutati positivamente dal Collegio:

  • La condotta tenuta dal Bartuccio durante il periodo di detenzione, durato oltre tre anni.
  • La declassificazione del suo trattamento carcerario e il conferimento di un encomio per l’attività lavorativa svolta.
  • Lo stato di incensuratezza del soggetto al momento del coinvolgimento nell’inchiesta.
  • La scelta processuale di non appellare la sentenza di condanna, considerata indice sintomatico di un mutato quadro cautelare.