CGIL lancia l'allarme lavoratori: 'Più medici per alcuni reparti del GOM'

"I medici continuano a lavorare con turni massacranti e senza poter usufruire delle ferie". La denuncia della CGIL

La FP CGIL di Reggio Calabria evidenzia, una volta di più, la critica situazione in cui versa il personale medico dell’UOC di Medicina e Chirurgia di Accettazione, ed in particolare le condizioni in cui gli operatori sanitari si trovano ad operare.

Infatti, a fronte della chiusura di alcuni reparti, ed alla diminuzione di posti letto in altri, il Pronto soccorso e l’OBI si sono di fatto sostituiti alle Unità operative che non operano a pieno regime. Ciò ha comportato, per come facilmente intuibile, un sovraffollamento nell’UOC MCAE che ha affrontato tale emergenza in assoluta carenza della pianta organica che è di molto sottodimensionata, dimostrando comunque notevole abnegazione e spirito di sacrificio.

Ad oggi l’Unità operativa, infatti, consta di soli 19 medici effettivi che devono ruotare su turni giornalieri h 24, e su tre reparti, ossia Pronto soccorso, OBI e Medicina d’urgenza.

In siffatta situazione, aggravata esponenzialmente dall’emergenza Covid – 19, i lavoratori stanno operando senza la garanzia del riposo compensativo, aggiornamento professionale, e senza la possibilità di programmare e godere delle ferie.

La situazione dunque non risulta più sostenibile poiché, proprio i medici più esposti nell’emergenza pandemica, e che quindi hanno dovuto già sopportare il peso della pressione fisica e psicologica derivante dalla diffusione del Covid -19, continuano a lavorare con turni massacranti e senza poter usufruire di quegli indispensabili strumenti previsti dal CCNL a tutela della salute dei lavoratori.

Con la conseguenza che si innalzano in modo esponenziale le possibilità di errore, diagnostico e terapeutico.

La FP CGIL, per bocca del suo Segretario Generale Francesco Callea, chiede a chi di dovere, un tempestivo intervento per garantire ai medici dell’UOC MCAE di poter godere dei riposi e delle ferie, oltre che previsti dal Contratto nazionale, doverosi nei confronti di chi si è battuto in prima linea, trascurando i propri affetti e mettendo a repentaglio la propria salute per garantire quella altrui.