Gotha, il potere degli invisibili sul tessuto imprenditoriale della città

Al centro della requisitoria dei pm antimafia, le figure di Romeo e De Stefano

Ci sono ancora Paolo Romeo e Giorgio De Stefano al centro della requisitoria dei magistrati antimafia di Reggio nel processo agli invisibili della ndrangheta. Considerati come parte integrante della componente occulta del crimine organizzato reggino, Romeo e De Stefano (già condannato in primo grado nel processo con il rito abbreviato) avrebbero utilizzato il loro potere e la loro influenza criminale anche in faccende «all’apparenza di modesta entità» come l’estorsione ad un locale o le azioni speculative sulla rinascita di un centro commerciale. Sarebbe stato proprio  De Stefano a intervenire nella vicenda degli attentati al bar Malavenda di Santa Caterina.

«Anche una piccola vicenda come un'intimidazione ad un bar - ha detto in aula il magistrato Walter Ignazitto esaminando la posizione di uno degli imputati - ha determinato l'esigenza che intervenisse non l'ala militare delle cosche ma la componente più elevata della ‘ndrangheta nella figura di Giorgio De Stefano. Apparentemente questa vicenda nulla a che fare con un processo come 'Gothà. In realtà questa piccola vicenda è sintomatica di cose più significative».

E se per le vicende del bar di Santa Caterina si era messo in moto De Stefano, pochi chilometri più a nord, a Villa San Giovanni, per sistemare gli affari del centro commerciale “Perla dello Stretto” «su cui – ha detto in aula il pm Stefano Musolino –  storicamente c’è il marchio dei De Stefano» era sceso in campo l’altro imputato pesante di Gotha, l’avvocato ed ex parlamentare Paolo Romeo, già condannato in passato per associazione esterna. «In questa dinamica - ha sottolineato il pm - in maniera eclatante la personalità mafiosa di Paolo Romeo si impone determinando un assoggettamento annichilente dei diritti dei soggetti che si erano interfacciati con lui».