Premio Muse 2019, l’attrice Cinzia Leone a CityNow: ‘Trasformiamo il dolore in bellezza’

"Un premio è sempre un riconoscimento del proprio lavoro ed è, per questo, qualcosa di molto importante". Le parole di Cinzia Leone, vincitrice del Premio Muse 2019


Ritornano i “Notturni delle Muse”, nota associazione culturale di Reggio Calabria che, alla vigilia del suo ventennale, continua a sorprendere la Città Metropolitana con iniziative e progetti ambiziosi che coinvolgono volti noti del mondo della cultura e dello spettacolo. Per il suo curriculum artistico, ricco di importanti successi, per la grinta infaticabile con cui ha saputo interpretare personaggi più disparati, il premio Muse 2019 è stato consegnato a Cinzia Leone, attrice italiana che, con notevole eclettismo, ha saputo spaziare dal teatro, al cinema alla TV.

Il Notturno di quest’anno, spiega il presidente Muse prof. Giuseppe Livoti, rappresenta un itinerario tra i sensi, un viaggio ideale che stimoli l’osservazione, accompagnando lo sguardo lungo il confine tra reale e surreale. Una serata all’insegna dell’arte e di tutte le sue manifestazioni: dagli splendidi  paesaggi raccontati per immagini dal  Vice Sindaco di Bova Marina, Pino Autelitano, agli abiti eclettici dell’artista catanzarese Marisa Scicchitano.

Un defilé di colori e tessuti dalla valenza poliedrica ha regalato al pubblico delle Muse un momento di particolare significato artistico: momento in cui si è annullata la distanza tra persona e personaggio, in un trionfo di simboli e metafore sul tema della manipolazione dell’immagine. Un tema, quello dell’apparenza, su cui si è soffermata la make-up artist Enza Ferraro, sottolineando la centralità sociale della dimensione estetica, affine tanto al mondo dello spettacolo, quanto a quello della vita di ogni giorno.

D’altra parte sono proprio le infinite sfumature dell’animo umano ad ispirare la carriera artistica di attori di chiara fama che, come Cinzia Leone, hanno fatto della recitazione una vera e propria missione di vita.

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«Io sono guarita per tonare a lavorare» ha dichiarato l’attrice romana, riferendosi ad un periodo difficile della propria vita personale e professionale. «Io sono il mio lavoro, non c’è nulla che amo di più».

Momenti di commozione si sono alternati all’umorismo degli sketch che il pubblico delle Muse ha subito riconosciuto come familiari, una comicità capace di entrare nelle case degli italiani con grinta ed eleganza. Il premio Muse 2019 diviene così un riconoscimento collettivo, un momento di scambio intellettuale e sensoriale, che il presidente Livoti -come sempre- ha saputo valorizzare in un trionfo di musiche ed abiti, alla presenza di personalità di spicco della vita culturale della città. Entusiasta dell’accoglienza che Reggio Calabria e la grande famiglia delle Muse le ha riservato, Cinzia Leone risponde ai microfoni di CityNow.

Cosa significa per lei ricevere il premio che quest’anno l’Associazione culturale “Le Muse” le conferisce?

“Sono molto gratificata da tutta questa attenzione; un premio è sempre un riconoscimento del proprio lavoro ed è, per questo, qualcosa di molto importante. Ciascuno realizza qualcosa nel mondo affinché qualcun’altro se ne accorga: questo è quindi un obiettivo centrato.

Ringrazio moltissimo il presidente Livoti per il premio che ha voluto conferirmi, e la cosa mi emoziona molto. Mi reputo una persona normalissima come tutti gli altri e questo premio lo dedico a tutti coloro che, con determinazione, mi hanno seguita in questi anni obiettivamente difficili. E’ un premio che condivido con chi mi ha sempre sostenuta”.

Qual è il modello di donna nel quale si riconosce e che intende promuovere?

Cerco di essere una donna libera, indipendente soprattutto dal pensiero che può condizionarmi rispetto alle valutazioni. Io cerco di essere libera dai luoghi comuni: credo che oggi questa sia la battaglia più importante per una donna. Liberarsi dai luoghi comuni e valutare autonomamente le cose che sono importanti per lei.

Con un caloroso ringraziamento alla Città di Reggio Calabria, Cinzia Leone saluta il suo pubblico con un arrivederci che diviene subito un messaggio di speranza per i nostri giovani, un invito a ripartire dalla leggerezza dei sorrisi: «È con la genialità della risata che possiamo trasformare il dolore in bellezza».

 

 

Fotografia di Pierfilippo Bucca

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