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Reggio, il grido di una madre da via Borrace Crocevia: ‘Qui si difende la vita delle persone’

Una madre di una ragazza con grave disabilità chiede l’intervento delle istituzioni: «Va garantito l’accesso ai mezzi di soccorso».

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Una madre di una ragazza con gravissime disabilità chiede l’intervento delle istituzioni per tutelare l’accesso alle abitazioni e garantire il passaggio dei mezzi di soccorso:

«Non chiediamo privilegi, ma sicurezza per le famiglie e per le persone più fragili»

Una lettera aperta, scritta prima di tutto da una madre. Una richiesta di attenzione rivolta alle istituzioni su una situazione che, secondo quanto denunciato, riguarda direttamente la sicurezza di circa venti famiglie residenti nella zona di via Borrace Crocevia, a Reggio Calabria.

A scrivere è la madre di una ragazza con gravissime disabilità, che attraverso CityNow vuole rendere pubblica la propria preoccupazione per il possibile venir meno dell’accesso carrabile attualmente utilizzato dai residenti.

«Scrivo come madre di una ragazza con gravissime disabilità e come cittadina profondamente preoccupata per ciò che sta accadendo nella zona di Via Borrace Crocevia», si legge nella lettera.

La donna precisa di non voler mettere in discussione i diritti di eventuali proprietari delle aree interessate, ma pone una questione che ritiene prioritaria: la sicurezza pubblica e la possibilità di garantire tempestivamente i soccorsi.

La preoccupazione per anziani, malati e persone con disabilità

Secondo quanto riportato nella lettera, nella zona risiedono una ventina di famiglie e tra queste vi sarebbero anziani, persone malate e cittadini con disabilità gravi, alcuni dei quali necessitano di assistenza continua.

La principale preoccupazione riguarda quindi ciò che potrebbe accadere qualora l’accesso carrabile oggi utilizzato venisse compromesso.

La madre teme infatti che, in una situazione di emergenza, ambulanze, Vigili del Fuoco o altri mezzi di soccorso possano incontrare difficoltà nel raggiungere tempestivamente le abitazioni.

«È questo che fa più paura a me, da madre. Non una questione burocratica, non una lite tra privati, ma il pensiero concreto che un’ambulanza, un mezzo dei Vigili del Fuoco o un soccorso urgente possa trovare ostacoli proprio dove invece dovrebbe esserci una via libera per salvare vite umane».

Una vicenda che la residente chiede quindi di non ridurre ad una semplice controversia legata a proprietà o passaggi, ma di valutare anche sotto il profilo dell’incolumità delle persone che vivono nell’area.

La diffida inviata alle istituzioni

Nella lettera viene inoltre ricostruito un passaggio avvenuto nelle scorse settimane.

Il 17 luglio 2026, attraverso il legale Biagio Di Vece, sarebbe stata trasmessa una formale diffida con richiesta urgente di intervento al Comune e alle altre autorità competenti.

La richiesta, secondo quanto riferito, riguardava verifiche sul posto, un sopralluogo e la sospensione di eventuali provvedimenti in attesa di accertare concretamente la situazione esistente.

La madre sostiene però che, fino al momento della redazione della lettera, non sarebbe arrivata alcuna risposta.

«Ad oggi, però, non è successo nulla. Nessun riscontro, nessun sopralluogo, nessuna risposta concreta ai cittadini che hanno segnalato un problema così delicato».

«Non chiediamo privilegi, chiediamo responsabilità»

È proprio il mancato riscontro delle istituzioni il punto sul quale la residente concentra la parte finale del suo appello.

«Quando in una zona vivono famiglie, anziani e persone con disabilità, il dovere delle istituzioni è ascoltare, verificare e prevenire, non restare immobili».

Nessuna richiesta, sottolinea, di comprimere i diritti di altre persone. L’obiettivo è ottenere una verifica della situazione che tenga conto anche delle conseguenze che eventuali decisioni potrebbero avere sulla sicurezza dei residenti.

«Noi non chiediamo privilegi, non chiediamo favoritismi e non chiediamo che vengano compressi diritti altrui. Chiediamo soltanto che qualunque decisione venga presa con responsabilità, buon senso e rispetto per la vita delle persone».

L’appello si chiude quindi con una richiesta diretta alle istituzioni affinché intervengano e facciano chiarezza sulla vicenda.

«Mi auguro che questa mia voce, come madre e come cittadina, riesca finalmente a smuovere chi finora è rimasto in silenzio. Perché qui non si sta discutendo di un semplice passaggio. Qui si sta parlando della sicurezza di tante famiglie e della dignità delle persone più vulnerabili».

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