Reggio, raccolta differenziata e Aeroporto dello Stretto: la ricetta di Bombino

L'ex presidente del Parco Nazionale d'Apromonte analizza ai microfoni di CityNow due delle maggiori criticità della nostra città. "Nel centro città è impensabile un sistema del genere. Dispiace vedere il 'vuoto'...

Un sistema integrato di raccolta ad assetto variabile.

Questa la soluzione del prof. Giuseppe Bombino per risolvere il dramma, tra i più evidenti, in cui versa Reggio Calabria, sommersa (o quasi) dai rifiuti. Cumuli di spazzatura (persino lungo l’autostrada) e micro discariche sostano ovunque lungo le strade del centro città e della periferia. E nonostante il lavoro incessante dell’AVR i reggini continuano a dimostrare il loro lato peggiore gettando di continuo sacchetti e oggetti di ogni tipo. Segno di inciviltà da un lato ma anche di disorganizzazione e mancata lungimiranza dall’altro da parte di chi ha scelto il sistema porta a porta. Ad oggi infatti il tipo di raccolta adottata si rivela per lo più fallimentare.

“Il comprensorio reggino è tra i più vasti in Italia. Forse solo Milano ha un’estensione così ampia. Ci troviamo davanti ad una vastità che non ha eguali. Reggio non è una città distribuita su un unico piano ma copre vari dislivelli con borghi, frazioni collinari e comunità montane dentro l’Aspromonte. Aumentare di due, tre ordini di grandezza i punti di prelievo significa non fare i conti con la realtà”.

Per il prof. Bombino il sistema attuale di raccolta differenziata porta a porta è dispendioso, inefficace ed irrazionale oltre che non sostenibile.

“Con la stessa forza lavoro si pretende di raccogliere i rifiuti di una popolazione enorme con una distribuzione complessa – continua l’ex presidente del Parco Nazionale d’Apromonte – Il sistema che io propongo ha un carattere inedito per alcuni versi. Quando parlo di assetto variabile vuol dire che tengo conto di questa diversa conformazione del comprensorio comunale. Il sistema di raccolta porta a porta, che peraltro nasce per i piccoli borghi di massimo 10/15 mila abitanti, lo riserverei solo ai grandi quartieri di Reggio come Pellaro, Mosorrofa o Pellaro. Nel centro città invece è impensabile un sistema del genere, sia come decoro e sia come igiene pubblica.

Quale la ricetta dunque secondo bombino?

“Dobbiamo cercare di concentrare i rifiuti nel centro città ed individuare luoghi in cui il cassonetto possa essere ben inserito nel contesto che lo accoglie. Ho visto esempi pregevoli in molte città italiane in cui si sono create alcune isole seminterrate automatizzate. La città ha una struttura particolare per cui non sarebbe possibile replicare un sistema del genere ma credo che si possano studiare alcuni accorgimenti attraverso i quali si riesca a creare qualcosa di simile. Bologna, Genova sono città virtuose da questo punto di vista. Tantissimi sono gli altri comuni che hanno adottato il sistema del conferimento in strada nel centro città attraverso il dispositivo di lettura ottica della tessera sanitaria: in tal modo è possibile tracciare il rifiuto (chi conferisce e in quale cassonetto)”.

Un concorso di idee potrebbe poi condurre la cittadinanza all’individuazione delle migliori soluzioni architettoniche ed ingegneristiche per minimizzare l’impatto estetico-visuale dei raccoglitori. Vi è poi il grande tema del contrasto e del recupero dell’evasione delle imposte comunali.

“Ci si riferisce, in particolare, alla ricerca degli evasori totali, ovvero dei contribuenti sconosciuti al Comune che, non essendo “in regola”, tendono a depositare i rifiuti in luoghi impropri. Esistono ampie e consolidate previsioni normative che consentono agli Enti, tra l’altro, di condividere le banche dati e i Sistemi Informativi Territoriali. L’Agenzia delle Entrate, ad esempio, è in grado di individuare le cosiddette “case fantasma” mediante un aggiornamento delle informazioni catastali relative agli immobili presenti nel territorio. Si tratta di verificare se tutti i proprietari di immobili, i nuclei familiari e le attività produttive/artigianali/commerciali hanno un’utenza intestata. L’evasione potrebbe essere recuperata in 3 anni adottando un piano ben preciso. Se ognuno versa i tributi dovuti, ciascuno secondo le proprie possibilità, pagheremo di meno e avremo migliori servizi”.

Altro tema cruciale, l’aeroporto dello Stretto. Quale la migliore strategia per rilanciare lo scalo reggino?

“Sto con Falcombatà poiché mi schiero sempre dalla parte delle istituzioni. L’aeroporto segna la fine o il sogno. L’argomento, ultimamente trattato attraverso l’ultima conferenza stampa presso lo scalo reggino esigeva la presenza delle istituzioni e l’invito al sindaco e al presidente di Regione era scontato. Dal punto di vista sostanziale, il progetto della Sacal è un non progetto. Non si risolvono i problemi dell’aeroporto consolidando pilastri e pavimenti. I 25 milioni dovevano servire per risolvere i veri problemi e le vere questioni dell’aeroporto dello Stretto”.

Tra le tre priorità, secondo Bombino, è necessario negoziare la funzione dell’Area Integrata dello Stretto nell’ambito delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno e dell’Italia, ribadire il ruolo dello scalo quale infrastruttura logistica più baricentrica ed avanzata dell’Europa mediterranea e far riconoscere l’interesse interregionale (e quindi strategico) del nostro Aeroporto. 

“Subiamo un atteggiamento di bullismo da parte della Regione Calabria. L’aeroporto non deve essere computato nelle politiche della Regione Calabria ma dell’area dello Stretto. Come vocazione ed attitudine il nostro aeroporto non è calabrese ma interregionale. E necessario quindi creare una nuova Società di Gestione inter-regionale, geo-politicamente collocata nella “Regione dello Stretto” e avviare una seria politica di attrazione di nuove compagnie aeree ed individuare nuovi spazi e aree di espansione, sia verso nord, sia verso il mare.

Nel dettaglio il prof. Bombino sostiene di completare le bretelle lungo l’asse fluviale del torrente Sant’Agata per migliorare le connessioni viarie con l’aerostazione, realizzare lo svincolo di contrada “Maldariti” per collegare l’Aerostazione con la strada Statale Jonica 106 in direzione Nord – Sud, progettare e realizzare le infrastrutture di collegamento intermodale “acqua-terra-aria” (approdi per aliscafi, stazione ferroviaria, ecc.) funzionali alla effettiva continuità territoriale della “Città dello Stretto”, rimuovere il vincolo (solo formale) gravante sulla pista 15 33, non pienamente operativa a causa del fenomeno (ormai da tempo risolto) della cosiddetta “corda molle” e valorizzare la pista 11 29 (non più operativa per il traffico commerciale) per diversificare l’offerta dei servizi forniti dal nostro Aeroporto.

Sulla possibile candidatura a futuro sindaco di ReggioCalabria infine, il prof. Bombino mostra la sua disponibilità alla città ma rimane ancora cauto e prudente pur consapevole del suo sviscerato amore per il territorio.

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