Incendio a San Leo, analisi ok: non ci sono residui di diossina e metalli pesanti - FOTO

Il centro di lavorazione funziona come una gigantesca isola ecologica

Esito negativo: si può finalmente tirare un sospiro di sollievo a San Leo, la striscia di terra compresa tra i comuni di Locri e Siderno protagonista, suo malgrado, del rogo che ha seriamente danneggiato l’impianto di trattamento di rifiuti che serve il territorio compreso tra l’Aspromonte e il basso Jonio reggino. Le analisi arrivate da un laboratorio di Palermo e commissionate da Arpacal sulla presenza nell’aria di diossina e di metalli pesanti (il macchinario necessario al campionamento ambientale, Arpacal è dovuto andare a elemosinarlo in Sicilia visto che gli uffici calabresi ne erano sprovvisti) hanno dato esito negativo escludendo quindi un inquinamento peggiore di quello che si era temuto nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’incendio.

La strumentazione è stata sistemata dai tecnici all’interno del giardino di un’abitazione privata posta a circa 300 metri dai capannoni andati in fumo e, quel giorno, posta sottovento rispetto al fronte del fumo nero che ha invaso il territorio circostante. I risultati sono ufficiali anche se la commissione prefettizia che regge il comune di Siderno dall’ultimo scioglimento per mafia, ne ha ricevuto notizia solo per telefono e resta in attesa di una comunicazione ufficiale. Il disastro ambientale dovrebbe essere stato scansato anche questa volta quindi, ma la situazione sul versante rifiuti resta oltremodo confusa e sempre sull’orlo di una crisi di nervi.

UNA GIGANTESCA ISOLA ECOLOGICA

A distanza di poco più di due settimane dal rogo che ha messo in ginocchio il centro di trattamento dei rifiuti, si stanno ancora contando i danni. Inservibili al momento uno dei due “trituratori” – i macchinari che servono a separare i rifiuti prima della loro conversione in combustibile per il termovalorizzatore di Gioia e in scarti che finiscono in discarica – e diverse delle linee di nastri trasportatori che muovono i rifiuti durante il ciclo di lavorazione, praticamente a regime è rimasto solo il ciclo del secco (plastica e carta). Per il resto, il centro di San Leo funziona come una gigantesca e costosissima (l’impianto è di proprietà di Regione e città metropolitana) isola ecologica. In pratica i comuni del comprensorio (almeno alcuni di essi) continuano a portare a San Leo i rifiuti raccolti e che non sono più lavorabili nell’impianto sidernese. Un viaggio, quello dei compattatori dei piccoli comuni – altri centri, in base agli alchimistici calcoli degli addetti al settore conferiscono direttamente nei centri di destinazione finali – al limite dell’assurdo. La strada per arrivare al centro di lavorazione dei rifiuti infatti, non esiste su nessuna mappa. Più o meno due chilometri di sterrato lunare sottratti alla fiumara e letteralmente circondati da cessi rotti, divani mangiucchiati dai topi e tonnellate di materiale inerte di qualche solerte ditta di ristrutturazione.

Un vero e proprio viale della sconfitta. Qui vengono “stivati” temporaneamente e poi girati con mezzi più grandi verso il centro di trattamento di Vazzano, nel vibonese e, nel caso dell’indifferenziato, grazie ad un accordo tra i governatori, verso la Puglia. Una situazione di assoluta, consueta, emergenza che – questa la paura maggiore degli amministratori del comprensorio – potrebbe protrarsi per diversi mesi ancora.

TELECAMERE SPENTE

Le indagini della procura di Locri intanto continuano e si arricchiscono delle relazioni degli investigatori che cominciano ad arrivare. Pochi ancora i riscontri ma la pista dell’incendio doloso resta una delle più battuta. Per ora di certo, si sa solo che le telecamere che riprendevano il capannone da cui si è propagato l’incendio, non erano in funzione.