I “(R)umori sinistri” di Eleonora Scrivo alla libreria Laruffa
24 Luglio 2018 - 10:09 | di Eva Curatola

La poesia che è «disciplina e lavoro di sottrazione». In “(R )umori sinistri, taccuino liquido di trambusti mancini dell’anima”, riemergono e si compattano le liriche di Eleonora Scrivo, appuntate dagli anni Novanta ad oggi. La raccolta di poesie è una delle ultime pubblicazioni di Laruffa editore ed è stata presentata sabato pomeriggio nella libreria Laruffa Dimensione cultura, in collaborazione con “Pensando meridiano”.
«Un parto che mi aspettavo» chiarisce Katia Colica, scrittrice, giornalista, madrina della presentazione, insieme a Renata Falcone e Tiziana Calabrò che hanno recitato le liriche del testo.
«Scrivete le parole che frequentate e lasciate alle spalle tutto il resto», con la spinta a liberarsi di manierismi e parole artefatte, cercate solo perché fanno poetica, spiega la Colica, colpita dal «Linguaggio quotidiano e riconoscibile che si collegava a qualcosa di atavico, a qualcosa che c’era già in qualche parte del mondo».
Un libro spinto da quattro filoni, annodati, che ogni tanto si sfilacciano e che portano il carico inconsueto della bellezza del disincanto, come «se Eleonora raccontasse con un linguaggio nuovo qualcosa che conosciamo già. Aleggia, su tutto, un femminino come d’un istinto ancestrale». Perché sono sinistri i rumori? La Scrivo evidenzia questo rumore di fondo, la poesia come un «Inciampo, un sassolino nella scarpa, le parole che nascono come un fastidio di fondo, ecco perché rumore sinistro». Per la poetessa «La poesia è stata lavoro di sottrazione, dalla fine degli anni 90 ad ora. E’ facile aggiungere, io ci ho messo disciplina per togliere quello che è di più. A mio avviso, non c’è un talento che spinge il pennello, come nell’arte, senza lavoro sulle parole non si fa nulla». E la parola “taccuino”, sottotitolo dell’opera, un oggetto che «mi sa di pane di casa, una parola prossima».
C’è l’amore, la malinconia che vela i versi, ma anche la guerra rumore di fondo che sentiamo da lontano, o almeno pensiamo che venga da lontano perché le guerre sono in realtà vicino a noi ogni giorno. E c’è il lutto e la perdita, e la catarsi che si arrampica parola per parola, fino a vedere la luce.
L’editore Roberto Laruffa, in aperura, ha sottolineato l’importanza del progetto della libreria Laruffa, in una fase in cui l’editoria si evolve. «Il libro cartaceo resiste, ma l’editoria è più povera, con meno opportunità e fa la fortuna di chi crede a questo mestiere per passione, una passione che però resta fine a se stessa se non si combina al discorso commerciale. Vendere significa far sì che l’autore non sia colui che deve comprare il libro. Ci sono tanti scrittori la cui figura viene umiliata. Resterà a loro il dubbio: “Sono bravo o pubblico perché ho pagato?”. La nuova politica guarda ad un aspetto commerciale in cui autore ed editore devono creare sinergie».
Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie
