Il salary cap della NBA puo salvare il calcio italiano?

Il calcio italiano è in mezzo ad un guado. Che la soluzione possa arriva da oltre oceano?


Il calcio italiano è in mezzo ad un guado. Non stiamo parlando esclusivamente del tentativo di riprendere e concludere la stagione bloccata per i noti motivi. I problemi c’erano anche prima e riguardano la sopravvivenza stessa di molte società soprattutto delle serie minori e la volontà di rendere più equilibrato il campionato di Serie A dove da molti anni vince soltanto una società. Che la soluzione possa arriva da oltre oceano?

Da qualche tempo infatti alcuni addetti ai lavori hanno individuato nel modello del salary cap della NBA lo strumento per cambiare il calcio nostrano. Ci ha pensato Betway a realizzare un interessante articolo corredato di infografica interattiva che spiega in dettaglio il funzionamento del salary cap e la sua storia oramai lunga 35 anni.

Questo strumenti infatti fu introdotto alla metà degli anni ’80 con il chiaro obiettivo di livellare, quanto meno agli inizi della stagione, le varie squadre di Eastern e Western conference. Il salary cap può essere semplicemente tradotto nella nostra lingua in tetto salariale ma quello pensato dalla NBA ha qualche caratteristica specifica.

All’inizio di ogni stagione infatti la National Basketball Association decide la cifra massima che le varie squadre possono pagare per i contratti di tutti i giocatori in rosa per tutto il campionato. Ma non basta: oltre a non poter superar la cifra prestabilita, le squadre non possono neppure spendere meno del 90% del valore del salary cap stesso.

Si può facilmente intuire dunque che il salary cap sia uno strumento di livellamento delle performance delle varie squadre. Ovvio che non esistano soltanto i soldi nello sport: ci sono le tattiche, le capacità motivazionali dello staff tecnico, l’affiatamento del gioco di squadra e molto altro ancora. Ma allo stesso tempo è indubbio che il denaro sia un elemento di fondamentale importanza per ottenere risultati e vittorie sul campo.

Oltre dunque a rendere più appassionanti i campionati, il salary cap ha accresciuto enormemente l’interesse della NBA che è indubbiamente uno dei campionati più seguiti in tutto il mondo e contemporaneamente ha elevato all’ennesima potenza il valore economico del brand.

A testimoniarlo è il valore stesso del salary cap dal 1985 ad oggi. 35 anni fa si era partiti da quota 3.6 milioni di dollari. Solo cinque anni dopo, la cifra era  più che triplicata e nel 2000 si era già arrivati a 35.5. Non vi abbiamo ancora detto che per la stagione in corso, il salary cap ha raggiunto il suo nuovo record toccando la cifra di  109.140 milioni di dollari.

La domanda quindi sorge spontanea: ma il salary cap in stile NBA potrebbe essere applicato al calcio italiano? Senza correttivi la risposta non potrebbe che essere negativa ma se modificato prendendo in considerazione le specificità dell’organizzazione calcistica del nostro paese, potrebbe essere un interessante punto di partenza per una riforma sostanziale del calcio italiano di cui si parla da tantissimi anni ma che ugualmente non riesce proprio a prendere forma. I tempi però sembrano oramai maturi per apportare quel necessario cambiamento oramai non più rimandabile.

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