Salute mentale e i suoi disturbi: la 'Sindrome da Alimentazione Notturna'

La Night eating syndrome (NES), quando lo “spuntino di mezzanotte” diventa un’abitudine dannosa

Ristobottega

Descritta per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard, psichiatra dell’Università di Philadelphia, la Night Eating Syndrome (NES), definibile anche Sindrome dell’Alimentazione Notturna, è una patologia caratterizzata dall’alterazione del comportamento alimentare e del ritmo sonno veglia.

Le persone affette da NES manifestano abitudini alimentari anomale che consistono nel consumare quantità molto ridotte di cibo a colazione e a pranzo, o effettuare dei veri e propri digiuni, mentre nel pasto serale sono soliti mangiare in eccesso con la tendenza ad effettuare abbuffate nel corso della notte. Tale comportamento è sostenuto dalla presenza di frequenti risvegli notturni durante i quali il soggetto ha la convinzione di non potersi riaddormentare senza aver mangiato, atteggiamento che a sua volta peggiora la qualità e quantità del sonno.


La NES si associa frequentemente ad altri disturbi psichiatrici quali i disturbi dell’umore, in particolar modo la Depressione Maggiore, i disturbi del sonno e i disturbi del comportamento alimentare, specie la Bulimia Nervosa dalla quale si differenzia per la quantità di calorie assunte prevalentemente durante la notte e per l’assenza di comportamenti compensatori. La correlazione con i disturbi dell’umore trova ragione, invece, nel tentativo disfunzionale di riversare nel cibo le tensioni determinate dagli stati d’animo spiacevoli, meccanismo che in realtà non risolve il conflitto interno, ma, di contro, tende ad alimentarlo in quanto gli episodi di discontrollo notturno determinano un intenso senso di colpa, vergogna, e rabbia.

Criteri diagnostici per la Night Eating Syndrome

Il DSM-5 riconosce come criteri diagnostici per la Night Eating Syndrome:

  1. Ricorrenti episodi di alimentazione notturna, che si manifestano mangiando dopo il risveglio dal sonno, oppure con l’eccessivo consumo di cibo dopo il pasto serale;
  2. Consapevolezza e ricordo di aver mangiato;
  3. Il comportamento non è una conseguenza diretta di influenze esterne come la modificazione del ciclo sonno-veglia dell’individuo, oppure da norme sociali locali;
  4. Tale alimentazione notturna è causa di un significativo disagio e/o compromissione del funzionamento nella vita quotidiana;
  5. Tale alimentazione disordinata non è meglio spiegata da un disturbo da Binge Eating Disorder o da altro disturbo mentale, compreso l’uso di sostanze, e non è attribuibile ad un altro disturbo medico oppure all’effetto di farmaci.

La prevalenza di questo disturbo nella popolazione generale è del 1,3%, ma aumenta fino a circa il 10% tra le persone con obesità (BMI > 30) e colpisce in egual modo uomini e donne di tutte le fasce d’età, presentandosi tuttavia più comunemente nei giovani adulti.

L’eziologia della NES è presumibilmente multifattoriale, con fattori biologici, psicologici e sociali che influenzano lo sviluppo e il mantenimento della sindrome. Recentemente, inoltre, è stato scoperto che i principali fattori genetici predisponenti appartengono ad un pool di geni che determina una maggiore vulnerabilità allo stress, dato supportato dal riscontro di livelli di cortisolo più elevati nei mangiatori notturni rispetto ai soggetti sani.

Tra le temibili complicanze della NES troviamo senza dubbio l’aumento di peso, che è determinato dall’eccessivo apporto calorico notturno che rappresenta il motivo per cui la patologia viene considerata importante fattore di rischio per lo sviluppo, il mantenimento e il peggioramento dell’obesità e di patologie metaboliche come il Diabete di tipo II.

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Strategie terapeutiche per la cura della NES

Nonostante gli studi a riguardo siano ancora pochi, sono state descritte in letteratura diverse strategie terapeutiche ad approccio multidisciplinare per la cura della NES: gli interventi farmacologici si sono concentrati principalmente sull’utilizzo di farmaci antidepressivi della classe degli SSRI sulla base del coinvolgimento del sistema serotoninergico, che si ritiene il principale regolatore di funzioni e comportamenti fisiologici come l’alimentazione, il sonno e l’umore, che si sono mostrati efficaci anche nel favorire la perdita di peso; tra gli altri troviamo il topiramato, capace di incidere oltre che sull’umore anche sulla regolazione del sonno e l’agomelatina.

Tra i trattamenti non farmacologici spicca la fototerapia, poiché è stato dimostrato che la terapia con luce intensa aumenta la disponibilità di serotonina postsinaptica determinando una significativa riduzione dei disturbi dell’umore e dei sintomi della NES.

In ultimo, si sono mostrate funzionali nel trattamento della patologia e nella riduzione dei sintomi alcune metodiche psicoterapeutiche, come la terapia cognitivo comportamentale (CBT) poiché alla NES si associano anche distorsioni cognitive legate al cibo.

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Nonostante rappresenti una patologia a inquadramento nosografico piuttosto recente, la Night Eating Syndrome deve essere sospettata e attentamente indagata quando si rilevano fallimenti nella perdita di peso in persone obese nonostante l’aderenza a regimi dietetici o variazioni di peso in pazienti depressi e/o ansiosi e in tutte quelle condizioni cliniche che sono frequentemente in comorbilità con la NES, come i disturbi del sonno, la sindrome delle gambe senza riposo o l’OSAS poiché la diagnosi e il trattamento precoce di questa patologia sono necessari non solo per limitare l’importante impatto della sindrome sulle sequele legate alle comorbidità mediche, ma anche per migliorare il funzionamento psicologico e la qualità della vita dei pazienti.

Articolo richiesto dall’istituto di neuroscienze a firma di Valentina Clementi, psichiatra.