Sbarco a Bovalino: tanta solidarietà e soliti problemi

Anche questa volta salta il banco. In assenza di un piano preventivo si va a braccio nell’organizzazione della fase di accoglienza

Sono arrivati direttamente sulla spiaggia di Bovalino, poco dopo le ultime case del paese.

A bordo di una barca a vela di 10 metri, probabilmente rubata, con bandiera tedesca, il gruppo (32 migranti tra afghani, iraniani e siriani, tra loro anche tre minori non accompagnati) è riuscito a eludere i controlli portando il piccolo veliero direttamente sulla battigia.

Provati dal lungo viaggio in mare ma in buone condizioni di salute, i migranti sono stati trasferiti temporaneamente negli spogliatoi di quello che resta del cadente stadio cittadino dove sono stati sottoposti alle operazioni di identificazione dalla polizia e dove hanno ricevuto la prima assistenza dai volontari della Croce Rossa e dai medici dell’Usmas. Sarebbero due i presunti scafisti identificati dai migranti durante le prime interviste. I due, descritti come di etnia russa o ucraina, sono riusciti a far perdere le loro tracce prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

UNA VALANGA DI SOLIDARIETA’

Così come successo dopo l’ultimo sbarco “autonomo” a Locri, nel dicembre scorso, l’arrivo del veliero carico di migranti ha sorpreso tutti, costringendo il primo cittadino Maesano, come prima di lui aveva fatto il collega Calabrese, a rivolgersi ai propri concittadini per il primo sostegno al gruppo arrivato dal mare.

«Sostegno – sottolinea soddisfatto lo stesso primo cittadino – che è arrivato immediatamente. La gente del nostro paese si è attivata subito, e a metà mattina abbiamo già ricevuto il cibo e i generi di prima necessità che servivano».

Terminate le procedure di identificazione e di verifica su eventuali positività al Covid, il gruppo verrà sistemato nelle prossime ore in un palazzo alla periferia del piccolo centro jonico confiscato negli anni scorsi alla ‘ndrangheta. I tre minori non accompagnati, tutti adolescenti, verranno accompagnati in una struttura di Benestare.

COPIONE CONSUETO

Tutte le volte che un barcone riesce a “bucare” la rete di sorveglianza delle coste arrivando direttamente sulle spiagge della Locride, il banco salta. E non essendoci nessun piano “preventivo” comune ai tanti paesi teatro dei medesimi sbarchi da oltre venti anni, si procede a braccio, contando sul senso di responsabilità dei sindaci e sulla solerzia e la solidarietà dei cittadini. Il copione è sempre il medesimo: quando le barche vengono intercettate al largo, vengono dirottate al porto di Roccella dove le procedure ormai sono consolidate e i meccanismi complicati della prima accoglienza sono stati metabolizzati da tutti gli attori in gioco (amministratori, forze dell’ordine, volontari).

Ma se un barcone riesce a mimetizzarsi passando inosservato fino alla battigia, tutto si complica e, oltre al protocollo fissato dalla Prefettura che si attua di volta in volta, non c’è traccia di un piano “preventivo” relativo alla prima accoglienza nei confronti dei protagonisti di un fenomeno che non è affatto nuovo ma che si ripete con le medesime dinamiche e sulle medesime rotte, da oltre venti anni.