Il senso di Nina per quella terra sospesa chiamata Locride
Amore, sesso e violenza lungo una provincia profonda che si scopre viva nonostante tutto nel nuovo libro di Margherita Catanzariti.
12 Novembre 2020 - 14:35 | di Vincenzo Imperitura

Una provincia, intesa come margine estremo dei sentimenti umani prima ancora che limes geografico, molto meno scontata di quello che appare. Un groviglio di amicizie, violenze e sesso che nasconde un patrimonio antico come le rocce d’Aspromonte e tenebroso come lo spauracchio del crimine organizzato.
LA LOCRIDE PROTAGONISTA
E in mezzo Nina, che di questa provincia meravigliosa e un po’ scalcinata, diviene vittima e carnefice di un’umanità sospesa tra un passato mitizzato oltre ogni misura e un presente confuso dalla modernità globale. È la Locride il vero, sommerso, protagonista dell’ultimo libro di Margherita Catanzariti (Sei nelle mie radici, 171 pagine, edizioni Città del Sole): la Locride con le sue mille contraddizioni e la sua umanità figlia di millenni di dominazioni straniere. Ci sono i “niricelli” dei progetti di accoglienza e le Marylin di paese; ci sono quelli che sono partiti ma che non riescono a tranciare il cordone ombelicare con il proprio passato e quelli che sono tornati e che non riescono fino in fondo a riadattarsi ai suoi ritmi indolenti.
E poi c’è il sesso, vissuto dai protagonisti (lo scrittore famoso, l’amica femminista, il figlio del boss mandato al macello, la maestrina navescuola) come àncora a cui aggrapparsi quando tutto sembra crollare sotto il peso di una realtà immobile. Il sesso che brucia tra il ragazzo nato nella famiglia sbagliata e la ragazza che non voleva diventare una beghina di periferia; quello che unisce tre amici in una serata alcolica e quello, tossico, che si trasforma in violenza cieca: un vortice impazzito di corpi che si cercano e (non sempre) si trovano e che intrecciano generazioni diverse che (forse) hanno paura delle chiacchiere ma che certo non si fanno inibire dagli sguardi sbilenchi delle vecchie ammantate di nero.
UN LIBRO VELOCE, A TRATTI CRUDELE
E poi le casalinghe disperate che si avventano su un gruppo di migranti dai fisici scolpiti, e le associazioni “umanitarie” che per celare le proprie inadeguatezze si nascondo dietro lo scontato babau della ‘ndrangheta, in una rivisitazione autentica – e finalmente scevra dai luoghi comuni che circondano l’accoglienza – di quanto succede nel cuore di questo micro universo piantato nel cuore del Mediterraneo. Un libro intenso, veloce, a tratti crudele: un libro che ammicca alla forma e si aggrappa alla sostanza di un popolo che “vuole essere parlato” prima ancora che compatito.
