Sentenza Sogas, bilanci non veritieri e crac ‘T. Minniti’: i nomi dei 10 amministratori condannati
La ricostruzione del Tribunale. Contestate irregolarità contabili, mancati accantonamenti e omessi versamenti fiscali e contributivi. Ex amministratori e sindaci condannati in solido a pagare oltre 12,3 milioni
05 Agosto 2026 - 11:44 | di Vincenzo Comi

La crisi finanziaria della Sogas, la società che gestiva l’aeroporto dello Stretto, non sarebbe esplosa improvvisamente nel 2016. Secondo il Tribunale di Catanzaro, era evidente già dal 2011 e sarebbe stata nascosta attraverso bilanci che non rappresentavano correttamente la reale situazione economica e patrimoniale della società.
È quanto emerge dalla sentenza pronunciata dalla Sezione specializzata in materia di impresa al termine di una causa civile di responsabilità contro gli ex componenti degli organi amministrativi e di controllo.
Il Tribunale ha condannato dieci ex amministratori e sindaci, comprese due posizioni oggi rappresentate dagli eredi, al pagamento in solido di 12.301.793 euro, oltre agli interessi legali e alle spese processuali.
La crisi nascosta nei bilanci
Il passaggio più grave della sentenza riguarda la rappresentazione dei conti societari.
Secondo i giudici, la curatela fallimentare ha provato «gravi condotte di mala gestio». La Sogas sarebbe stata in crisi almeno dal 2011, ma la situazione sarebbe stata celata attraverso bilanci non veritieri, la sopravvalutazione dei crediti e la mancata creazione di fondi adeguati per coprire i rischi.
Le perdite operative inoltre sarebbero state compensate contabilmente attraverso crediti rappresentati per valori superiori a quelli prudenzialmente recuperabili con ripetute segnalazioni del Collegio sindacale disattese dagli amministratori.
Il Tribunale ritiene dunque che gli amministratori avrebbero mascherato il dissesto e continuato l’attività nonostante la perdita del capitale sociale con conseguenti perdite e aggravio della situazione patrimoniale fino al fallimento.
Diverse le anomalie accertate dai consulenti tecnici come gli oltre 4,3 milioni di euro di debiti classificati in maniera incongruente nel bilancio del 2012 o la differenza di oltre 3 milioni di euro tra i debiti indicati nel prospetto contabile e quelli riportati nella nota integrativa nel bilancio del 2013.
I consulenti hanno concluso che i bilanci dal 2011 al 2014 non fossero stati redatti, in tutte le loro componenti, secondo una rappresentazione veritiera e corretta. Soltanto con il bilancio 2015 sarebbero state inserite passività, costi e oneri relativi anche agli anni precedenti, facendo emergere una perdita complessiva di oltre 8,3 milioni di euro.
La fattura al Ministero e i mancati accantonamenti
C’è poi il caso della fattura da 1.035.259 euro, emessa nell’ottobre 2011 nei confronti del Ministero dell’Interno per i servizi di sicurezza svolti tra il 2006 e il 2010.
La consulenza non ha escluso l’esistenza economica del credito. Il servizio risultava effettivamente svolto. È stata però giudicata non corretta la registrazione contabile dell’intero importo come nuova sopravvenienza attiva.
Tasse e contributi non versati
Gli amministratori sono stati chiamati a rispondere anche dei mancati versamenti di imposte, tasse e contributi previdenziali.
Secondo i consulenti, il problema era evidente già nel primo bilancio esaminato. Le risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per pagare tributi e contributi sarebbero state destinate al pagamento di dipendenti e fornitori.
Da queste omissioni sarebbero derivate sanzioni amministrative e interessi per ritardato pagamento. E i relativi rischi, inoltre, non sarebbero stati correttamente inseriti nei bilanci attraverso appositi accantonamenti.
Il danno da oltre 12 milioni
I consulenti hanno calcolato il danno confrontando il patrimonio netto che la società avrebbe avuto con una tempestiva liquidazione e quello registrato al momento del fallimento. Dopo avere sottratto i costi che sarebbero stati comunque necessari per la liquidazione, il danno è stato quantificato in 12.326.793 euro:
- 2.456.057 euro per il 2012;
- 2.878.606 euro per il 2013;
- 2.482.269 euro per il 2014;
- 4.509.863 euro per il 2015.
Gli ex amministratori condannati
Di seguito gli amministratori condannati:
Carlo Alberto Porcino
Presidente del Consiglio di amministrazione negli anni centrali della gestione esaminata. Ha partecipato all’approvazione dei bilanci fino all’esercizio 2014. Secondo il Tribunale, la sua responsabilità riguarda l’intero periodo nel quale sarebbero state mantenute le irregolarità contabili e sarebbe proseguita l’attività nonostante il dissesto.
Vincenzo Calarco
Componente del Cda sin dall’inizio del periodo contestato. Ha partecipato all’approvazione dei bilanci fino a quello chiuso nel 2014. È stato ritenuto responsabile per la prosecuzione della gestione e per le condotte contabili accertate.
Antonio Barrile
In carica dall’8 agosto 2011 al 25 marzo 2013. La sentenza gli attribuisce i danni relativi agli anni 2011 e 2012. Nei suoi confronti è stata dichiarata prescritta l’azione esercitata nell’interesse diretto della società, ma è stata accolta quella promossa nell’interesse dei creditori sociali.
Luca Maio
Componente del Cda dal gennaio 2012 al luglio 2014. Il Tribunale gli attribuisce responsabilità per i danni relativi agli esercizi 2011, 2012 e 2013.
Tommaso Cotronei
In carica dal giugno 2013 al giugno 2014. È stato ritenuto responsabile per le annualità 2012 e 2013, avendo partecipato all’approvazione del bilancio 2012 ed essendo rimasto in carica durante una parte rilevante dell’esercizio successivo.
Domenica Catalfamo
Entrata nel Cda nell’agosto 2014 (partecipava al Cda in rappresentanza della Provincia senza retribuzione e senza deleghe), la sua responsabilità, ai fini del riparto interno, è stata limitata ai danni relativi all’anno 2014. Ha partecipato anche al bilancio 2015 che i CTU hanno ritenuto privo di anomalie.
I componenti del Collegio sindacale
Renato Antonelli, oggi rappresentato dagli eredi Mauro Antonelli e Anna Pitolli
Presidente del Collegio sindacale per tutto il periodo esaminato. La sentenza non individua una limitazione temporale della sua responsabilità, avendo ricoperto l’incarico fino al fallimento.
Domenico Pensabene
Sindaco effettivo rimasto in carica fino al fallimento. Anche per lui la responsabilità riguarda l’intero periodo contestato.
Giorgio Chiaula
In carica dal giugno 2012 al settembre 2013. È stato ritenuto responsabile per il danno relativo al 2012.
Antonio Parente, oggi rappresentato dall’erede Aurora Parente
Sindaco dal settembre 2013 al luglio 2015. La responsabilità è stata limitata agli esercizi 2013 e 2014.
Il Tribunale riconosce che il Collegio sindacale aveva segnalato diverse criticità. Secondo i giudici, però, i componenti condannati non avrebbero esercitato in maniera efficace tutti i poteri disponibili. La loro vigilanza sarebbe quindi rimasta formale e non risolutiva.
È opportuno precisare che si tratta di una sentenza di primo grado, non ancora definitiva e suscettibile di impugnazione in appello.
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