Io tifo per Foti, io per Praticò. Basta, torniamo a tifare Reggina
17 Maggio 2018 - 12:01 | di Michele Favano

Michele Favano – Fiumi di parole, per gran parte polemiche. Davvero duri, molto duri gli ultimi anni di calcio a Reggio Calabria. La questione non è recente, tantomeno circoscritta alla gestione Praticò, perché le critiche feroci hanno un periodo più lungo. Complicate e piene zeppe di contestazioni le ultime stagioni della Reggina Calcio, quelle in cui le difficoltà economiche ne hanno preso il sopravvento fino all’ingloriosa conclusione che ha portato al fallimento.
“Tornerò allo stadio quando non ci sarà più Lillo Foti”, quante volte abbiamo sentito questa frase, quanti cori offensivi indirizzati all’ex presidente prima dell’addio datato 2015 e quanta gente manifestava insofferenza rispetto alla sua presidenza? Probabilmente tra questi oggi troviamo coloro che lo rimpiangono.
Travagliato anche il percorso di Mimmo Praticò, acclamato nel giorno del suo insediamento, bersagliato dalla critiche già dal giorno dopo. Un cammino che lo stesso massimo dirigente immaginava diverso, per i suoi trascorsi da dirigente, per l’affetto che da sempre lo aveva circondato soprattutto nel contesto della tifoseria amaranto.
Attacchi motivati ed attacchi esagerati, a volte incomprensibili. Per ammissione della stessa società in questo arco di tempo di errori ne sono stati commessi ed anche di una certa rilevanza, ma il più delle volte ad incidere sono stati soprattutto i personalismi. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che gli animi si accendono maggiormente, senza rendersene neppure conto. Simpatie per uno, antipatie per l’altro, offese gratuite e non solo verso la società, insulti senza controllo.
Basta! E’ arrivata l’ora di mettere un freno.
Il bene supremo, per tutti, deve essere individuato solo ed esclusivamente nella Reggina, quella maglia, quei colori che negli anni ci hanno trasmesso amore, passione, sentimento, gioia e dolori. Le critiche, le contestazioni, i malumori fanno parte del contesto e guai se non ci fossero, senza però mai andare oltre il limite consentito. Non dovrà esserci più, invece, spazio per le questioni personali, quelle è una certezza, danneggiano tutti.
