Tragedia Rende, filmato online e cronisti senza anima: ma che bisogno c’era di quel video?

Un uomo si è dato fuoco davanti alla caserma dei Carabinieri, il video shock pubblicato è diventato virale. Ci chiediamo: ma che bisogno c’era?

Perché è stato diffuso quel contenuto?

La pubblicazione delle immagini del giovane docente 33enne di Rende, avvolto dalle fiamme, ha dell’incredibile.

Nessuno di noi avrebbe voluto infatti vedere quel video. In primis perché trasmette terrore e sgomento. Poi perché spaventa ed impressiona i tanti minorenni social. Ma ha dell’incredibile soprattutto perché quel contenuto è stato diffuso dalla pagina Facebook di un giornale.

Ebbene si, qualche pseudo giornalista o forse qualche ‘editor’, ma pur sempre con la complicità e l’assenso del responsabile di testata, ha ritenuto opportuno mostrare al mondo la sofferenza di un uomo, nel momento del suo massimo tormento.

Chi ha pubblicato non ha minimamente pensato alla sua famiglia, al suo stato mentale né alla sensibilità dei lettori che sarebbe stata turbata, per non dire sconvolta. Per chi assiste da spettatore in più, c’è un senso di profonda impotenza perché si può solo subire la crudeltà delle immagini senza poter mettere fine ad un situazione orribile.

Parliamo di 25 secondi di terrore puro, di violenza e autolesionismo. Mezzo minuto vissuto in apnea che ogni utente difficilmente cancellerà dalla propria mente e che si porterà dietro per mesi o anni. E tutto per colpa di chi ha premuto il tasto ‘pubblica’.
O di chi glielo ha consentito.

La pubblicazione di quella terrificante sequenza ha ottenuto oggi 2 milioni e mezzo di visualizzazioni e tante ancora purtroppo ne raggiungerà.

Ci chiediamo, quanti tra questi sono maggiorenni? Quanti ragazzi e adolescenti hanno dovuto subire la visione e la crudeltà di quel gesto? Ma soprattutto perchè ancora gli amministratori di Facebook non lo hanno rimosso? Evidentemente troppe poche sono state le segnalazioni e le ‘voci’ autorevoli che avrebbero potuto bloccare la diffusione del video.

L'unica arma disponibile sembra essere dunque quella della segnalazione del contenuto. Solo così in futuro, i cronisti senza anima si renderanno conto magari di ciò che si può pubblicare e di ciò che non deve essere pubblicato. Solo così forse si potranno evitare scene horror di questo tipo e magari, ce lo auguriamo, potremo forse evitare che i nostri figli vedano tanta crudeltà.