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11 settembre, Falcomatà: ‘Ricordo papà Italo sul divano. La sua ultima lezione’

In quei giorni la malattia di papà era tornata a ruggire e lui stava quasi sempre a letto. Mi disse 'da oggi sarà tutto diverso', aveva ragione

11 Sep

“Avevo appena finito l’allenamento. Chi ha giocato nei dilettanti sa bene che l’inizio di settembre coincide con la fine della preparazione atletica e con le partite di coppa Italia che precedono l’avvio del campionato.

Eravamo pronti a rientrare a casa a bordo della Nissan Micra azzurra di Antonio, il capitano, con il quale viaggiavo tutti i giorni non essendo ancora maggiorenne.

Come di consueto accese la radio alla ricerca di qualche tormentone estivo che accompagnasse il nostro rientro. Tutte le stazioni, però, raccontavano ciò che stava accadendo oltreoceano”.

Giuseppe Falcomatà ricorda su Facebook la tragedia immane dell’11 settembre 2001, l’attacco terroristico all’America che cambiò la storia e causo circa 3 mila vittime.

Il ricordo del sindaco sospeso si mescola anche a vicende familiari, con il padre Italo che proprio in quelle settimane tornò a combattere con la malattia, che purtroppo lo sconfisse pochi mesi più tardi.

“Non ricordo altro di quella mezz’ora di viaggio fino a casa, e credo di non ricordare altro per il semplice fatto che nessuno di noi riuscì a dire nulla per tutto il tragitto.

Tornato a casa vidi papà seduto sul divano e ricordo di essere stato molto felice perché in quei giorni la malattia era tornata a ruggire e a graffiare e lui stava quasi sempre a letto.

Non si era, però, alzato perché stava meglio ma perché doveva vedere con i suoi occhi, attraverso le immagini un po’ sbiadite e protette da quelle sottili linee orizzontali del tubo catodico, ciò che stava accadendo. Doveva cioè rendersene conto e riflettere.

“Da oggi – disse mentre la voce di un giovane Giovanni Floris in collegamento da New York su Rai Tre faceva da sottofondo – sarà tutto diverso”. E aveva ragione. Poche parole chiare, nette, che non lasciavano spazio a nessuna domanda.

Oggi, ventidue anni dopo, quelle parole potrebbero suonare superflue e banali perché è più facile capire quante cose siano effettivamente cambiate, e per sempre, da quell’undici settembre.

Accorgersene pochi minuti dopo, però, non era così scontato. È stata quella l’ultima grande lezione ricevuta e, probabilmente, anche l’ultima conversazione “impegnata”.

Nessuno poteva immaginare quel giorno che tre mesi esatti più tardi, per una strana analogia di numeri, altri destini sarebbero cambiati.
Anche questa volta per sempre”.