A Reggio la protesta USB per i precari della Giustizia, Alecci: ‘Serve stabilizzazione’
"Mandarci a casa non è solo un danno alla dignità di migliaia di lavoratori e lavoratrici, ma a un ministero che è sempre stato in sofferenza e sotto organico" così Alecci
15 Ottobre 2025 - 15:46 | di Redazione

L’Unione Sindacale di Base è scesa oggi a protestare in piazza Italia davanti alla Prefettura per sostenere le ragioni dei precari del Comparto Giustizia.
Ai microfoni di CityNow Simone Alecci, dirigente delegato USB al Tribunale di Reggio Calabria, ha spiegato le problematiche dei lavoratori della Giustizia.
“Si protesta per quello che è un diritto che ci viene negato da anni, da quando è avvenuta la nostra assunzione, ovvero il diritto a un lavoro stabile. Un lavoro stabile dal momento che c’è stata già una piccola proroga, a cui però non eseguiranno delle altre, fino al 30 giugno 2026, senza ricevere ad oggi alcuna risposta in termini di procedure di stabilizzazione e risorse per la finanziaria. Ci sono state le dichiarazioni ottimistiche del ministro per gli affari europei, Tommaso Foti, che però non hanno apportato nulla di nuovo e di significativo. Queste dichiarazioni hanno pure creato un po’ di false illusioni al netto, che non ci sono ad oggi le risorse stanziate dal governo per tutto il personale precario. Rischiano 6.000 persone di andare a casa, e già oggi con il contratto a tempo determinato non vi è possibilità di accendere un mutuo, di accedere a un finanziamento”.
“E soprattutto in quei contesti in cui il lavoro di chi si trova nel comparto giustizia, anche di coetanei come me, è l’unica fonte di sostentamento familiare, lì già adesso con un contratto a tempo determinato si soffre, si patisce, non si riescono ad affrontare molte spese. Sarà la situazione molto più difficile una volta perso il lavoro. La stabilizzazione attualmente riguarda solo 6.000 persone, su circa 12.000 attualmente in servizio. Il ministero ha una carenza organica di proprio 10.000 unità e le politiche neoliberiste di austerità che si sono svolte negli ultimi 10-15 anni sono state colmate in buona parte da queste assunzioni”.
“Mandarci a casa – conclude Alecci – non è solo un danno alla dignità di migliaia di lavoratori e lavoratrici, è un danno a un ministero che è sempre stato in sofferenza e sotto organico, che ha molte criticità, tra cui questa. E che si può affrontare garantendo la stabilizzazione tutti e tutte”.
