La Vedova allegra al Cilea di Reggio

Doppio appuntamento in questo fine settimana per la Stagione invernale della Polis Cultura al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria con il ritorno a grande richiesta di un genere molto amato in città, l’Operetta

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Doppio appuntamento in questo fine settimana per la Stagione invernale della Polis Cultura al Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria con il ritorno a grande richiesta di un genere molto amato in città, l’Operetta.

Un capolavoro senza tempo La Vedova allegra, con le musiche indimenticabili di Franz Lehar che andrà in scena Sabato 17 Gennaio alle 21 e Domenica 18 in pomeridiana alle 17,30. L’allestimento è della storica Compagnia Abbati con la prestigiosa presenza del Balletto di Parma. Lo spettacolo fa parte della rassegna “Le maschere e i volti 2026” della Polis Cultura di Catona.

Un mito dell’operetta che non conosce tempo

Se ancora oggi La Vedova Allegra è uno degli spettacoli più rappresentati al mondo, se ancora oggi riempie i teatri, se ancora oggi il pubblico si diverte e applaude con calore, qualcosa di speciale deve avere.

Si, La Vedova Allegra è un mito che nonostante l’età non mostra rughe. Costruita su una fertilissima inventiva musicale, con brani iconici come la marcia “Donne, donne eterni dei … “, poggia sulla simpatia di un testo intriso di tematiche che ancora oggi sono tanto care al pubblico: potere, denaro, gelosie, amore.

Una storia tra ragion di Stato e sentimento

Una vedova miliardaria viene spinta al matrimonio dalla ragione di stato, ma lei sceglierà l’amore, proprio come nelle cronache mondane di oggi. Questa moderna edizione si fa forte dell’innato senso teatrale e di quella narrativa dinamica che contraddistinguono gli spettacoli di Corrado Abbati, nonché di una colorata e attuale messinscena che mette in risalto l’eleganza delle musiche di Lehár con le sue tinte cangianti e romantiche e l’indiavolato tripudio ritmico.

La leggerezza come cifra dell’operetta

Partendo dal termine “leggerezza” dato da Italo Calvino nel primo capitolo delle Lezioni Americane e cioè “leggerezza come reazione al peso del vivere” e conscio che nell’immaginario collettivo il termine “operetta” è unito al termine “sorriso”, il mio intento, in questa edizione de La Vedova Allegra, è stato quello di non negare, per chissà quale dotta purezza (o pesantezza) intellettuale, ciò che è la caratteristica tipica dell’operetta: la voglia di emozioni rassicuranti. Tutti, fin da subito, sanno che si finirà felici e contenti!

Ritmo, eleganza e dialogo con il pubblico

Il mio lavoro è stato, quindi, quello di creare uno spettacolo capace di suscitare allegria, com’era d’altronde nelle intenzioni dell’autore che ha disseminato La Vedova Allegra di tanti spunti su un canovaccio diplomatico dove non si nascondono desideri segreti e interessi erotici o politici che vengono risolti a ritmo di valzer ma anche di can-can.

Una scansione ritmica di cui ho tenuto conto ricreando un senso di eleganza e di equilibrio della macchina teatrale, capace di cogliere lo slancio tripudiante ed irrazionale di gioiosa evasione.

Capace anche di suscitare entusiasmo e voglia di fare festa assieme, abbattendo la quarta parete per favorire scambio ed empatia fra sala e palcoscenico, perché se deve essere festa, festa sia!

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