È reggino il ‘wild vet’ che cura animali esotici: la storia del dott. Marcianò – FOTO

Dalla tele-anestesia ai social, gli animali esotici hanno finalmente un dottore

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C’è una convinzione dura a morire: gli animali esotici non possono essere curati e che, in fondo, quando si parla di veterinaria, il pensiero vada solo a cani e gatti. Tutto il resto viene considerato “troppo complicato”, “troppo rischioso”, quasi inevitabilmente destinato a non avere soluzioni.

È proprio da qui che parte la storia di Antonino Marcianò, veterinario reggino, conosciuto sui social come Nino Wild Vet.

La cura degli animali: un amore diventato lavoro

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Prima ancora di essere un medico, Antonino era già immerso nel mondo degli animali, di ogni genere. Rettile dopo rettile, tartaruga dopo tartaruga, ha iniziato ad allevare animali esotici in modo serio, professionale, arrivando a gestirne centinaia.

“Mi rendevo conto che serviva qualcosa in più – racconta –. Avevo animali, li studiavo, li osservavo, ma quando c’era un problema vero non trovavo risposte. Non c’era nessuno a cui rivolgermi davvero”.

È in quel momento che matura la scelta: non limitarsi più alla passione, ma trasformarla in competenza. Studiare per diventare proprio quella figura che mancava.

La formazione

La laurea arriva a Messina, insieme alla specializzazione, seguita da corsi in giro per l’Italia. In Abruzzo lavora con l’orso marsicano.La laurea arriva a Messina, insieme alla specializzazione, seguita da decine di corsi in giro per l’Italia. In Abruzzo lavora con l’orso marsicano. Poi il corso sulla tele-anestesia, la sedazione a distanza utilizzata per animali pericolosi, che gli avrebbe permesso in futuro di poter lavorare con ogni tipo di animale.

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Storie di vita e rinascita

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Uno dei momenti più simbolici della carriera del veterinario reggino arriva a Cosenza, con la collaborazione al Parco Nazionale della Sila. È lì che si occupa della cura volpi, tassi ed infine il lupo Arvo, investito la notte di Capodanno e recuperato in fin di vita.

“Vederlo tornare libero, rilasciato in natura dopo le cure, è una delle cose che ti ricordi per tutta la vita”.

Non un semplice caso clinico, ma il senso stesso della professione: restituire un animale al suo ambiente naturale.

L’esperienza allo zoo di Napoli a stretto contatto con leoni, elefanti e giaguari

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Poi Napoli. Lo zoo. Un altro livello ancora. Qui il dott. Marcianò lavora con animali di ogni tipo: leoni, leopardi asiatici e africani, giaguari, elefanti, scimmie, canguri, giraffe, ippopotami ed animali di ogni tipo.

“Lì metti insieme tutto: studio, pratica, responsabilità. Ogni animale è diverso, ogni intervento è unico. Non puoi improvvisare niente”.

Esperienze che oggi sembrano lontane, ma che in realtà sono diventate il bagaglio quotidiano del suo lavoro.

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Il ritorno a “casa” per colmare un vuoto

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Dopo tutto questo, la scelta di tornare a casa, a Reggio Calabria. Non solo per comodità o affetto, ma per necessità.

“C’era un buco enorme nel settore. Tornavo nei weekend e lavoravo più che nel corso della settimana. Ho capito che serviva davvero essere fisicamente qui”.

Oggi, riceve animali da tutta la Calabria e dalla Sicilia. Conigli, pappagalli, rettili, tartarughe ed effettua interventi chirurgici che fino a pochi anni fa, sembravano semplicemente impossibili ed oggi sono normale routine.

I reel che raccontano storie vere

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Sui social, intanto, le sue mani lavorano e il mondo guarda. Nei reel di Nino Wild Vet scorrono storie che sembrano uscite da un documentario. Video tradotti in più lingue, condivisi in tutto il mondo, che hanno una cosa in comune: dimostrano che gli animali esotici si possono curare.

Osteosintesi in piccoli uccellini. Estrazioni dentarie nei conigli. Tartarughe smontate e rimontate per potergli salvare la vita trovando soluzioni geniali al limite con la follia. Non sono “contenuti”. Sono cartelle cliniche con un cuore.

Video tradotti in più lingue, condivisi in tutto il mondo, che hanno una cosa in comune: dimostrano che gli animali esotici si possono curare.

Sdoganare un mito

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“C’è ancora l’idea che certi animali non abbiano speranza – spiega il veterinario –. Ma se chi li cura è preparato, non c’è nessun motivo per cui non possano essere salvati”.

È questo, forse, il vero lascito del suo lavoro. Non solo interventi riusciti. Non solo numeri, follower, visualizzazioni.

Ma aver cambiato la percezione. Aver dimostrato che anche in Calabria può esistere una medicina veterinaria d’eccellenza per gli animali “più complessi”. Quelli che nessuno, fino a poco tempo fa, sapeva nemmeno come chiamare.

E che oggi, invece, hanno finalmente un dottore.

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