Reggio, Un Mondo di Mondi: ‘Ad Arghillà serve la volontà di applicare la mixitè sociale’
"La grave problematica del quartiere di Arghillà non trova una soluzione perché è necessario cambiare la prospettiva fallimentare con la quale viene affrontata da 26 anni spendendo inutilmente milioni di euro" la nota
25 Gennaio 2026 - 16:05 | Comunicato Stampa

La grave problematica del quartiere di Arghillà non trova una soluzione perché è necessario cambiare la prospettiva fallimentare con la quale viene affrontata da 26 anni spendendo inutilmente milioni di euro. La necessità di cambiare visione l’ha compresa bene il Procuratore Stefano Musolino dichiarando che Arghillà è un problema sociale prima che criminale, ma purtroppo i politici non vogliono cambiare prospettiva.
Arghillà e la “patologia” degli alloggi popolari
Arghillà rappresenta un esempio locale di quella che gli esperti da decenni definiscono la “patologia” della politica degli alloggi popolari, determinata dalla concentrazione in un luogo di un gran numero di alloggi popolari e quindi di famiglie con reddito basso.
Esempi di quartieri dove si è realizzato un concentramento di alloggi e quindi tanti redditi bassi, purtroppo, ce ne sono in tutte le città d’ Italia ( Zen a Palermo, Librino a Catania, Tor Bella Monica e Corviale a Roma, Pioltello a Milano, Caruggi a Genova, Pilasto a Bologna ecc….) e del mondo. La sociologia urbana da circa 40 anni ha spiegato, attraverso numerose ricerche scientifiche, che la concentrazione elevata in un quartiere di famiglie con reddito di povertà e con storie di emarginazione genera un territorio strutturalmente di esclusione sociale (Wilson, W. J. (1987) (1993) ( 1997); Sampson (1995) (2003), (2006), (2012); Pugliese Enrico ( 1999); Enrica Morlicchio (2004) perché il quartiere sarà caratterizzato da un capitale sociale tanto deprivato che le persone che vi abitano subiscono una forte emarginazione in quanto saranno impossibilitate ad attingere alle risorse che offre la città. In questi luoghi l’emarginazione peggiora progressivamente e causa tanti effetti negativi tra i quali il degrado, la dispersione scolastica, la criminalità ecc…
Questa condizione strutturale di emarginazione causata dalla concentrazione di tante famiglie con reddito di povertà permane anche quando, come accade ad Arghillà da 26 anni, si interviene con tanti progetti di rigenerazione urbana sui suoi effetti (degrado, dispersione scolastica, criminalità ecc…) . Questi interventi riducono solo temporaneamente qualche effetto, ma non agendo sulla causa che è il concentramento delle famiglie povere non risolvono il problema.
L’unica soluzione: equa dislocazione e mixitè sociale
L’unica soluzione vera è quella di agire direttamente sulla causa, che è la concentrazione di famiglie a reddito basso, con l’equa dislocazione abitativa delle stesse in diversi quartieri della città attraverso l’assegnazione di alloggi popolari. In questo modo le famiglie passeranno da una situazione di concentrazione con capitale sociale negativo e quindi di esclusione sociale ad una situazione di mixitè sociale con capitale sociale positivo che li porterà dentro un naturale percorso di inclusione sociale. Difatti per la Sociologia urbana il capitale sociale è considerato uno straordinario strumento urbanistico per la realizzazione di quartieri inclusivi, perché determina l’inclusione sociale.
Applicazioni e alloggi vuoti in città
La soluzione della mixitè sociale o equa dislocazione abitativa è stata applicata con successo in molte città italiane e nel resto del mondo. Anche nella nostra città è stata applica producendo inclusione sociale. L’equa dislocazione delle famiglie di Arghillà è possibile realizzarla perché in tutta la Città c’è un’altissima percentuale di alloggi vuoti che il Comune potrebbe acquistare attingendo ai fondi europei come hanno fatto altre città.
Gli alloggi popolari liberati dalle famiglie dislocate potranno essere utilizzati per finalità diverse dalla residenza o demoliti com’è stato fatto con le Vele di Scampia a Napoli e per altri quartieri di esclusione. La mixitè sociale è una soluzione assolutamente sostenibile perché sviluppa le forze di coesione attivando un capitale sociale positivo. Tutto questo risponde allo statuto originario della città aperta, il quale prevede che le persone di ogni estrazione sociale, etnia e reddito vivano nello stesso condominio e quartiere. Tutti sono in relazione con tutti senza alcuna riserva.
Ma il successo della mixitè sociale viene nascosto in quanto rappresenta un modello di città che è in contrasto con il modello imposto dal sistema sociale oggi prevalente , che è quello della città divisa per funzioni e redditi attraverso la zonizzazione (Carta di Atene).
Arghillà come “ripostiglio” e la “Città Vetrina”
Questo modello di città porta naturalmente ad avere quartieri come Arghillà che servono come “ripostiglio” separato dalla città dove emarginare definitivamente le famiglie a reddito molto basso che lo stesso sistema ha prodotto, da dove queste famiglie vengono “utilizzate” per lo sviluppo della “Città Vetrina”. Quindi i quartieri come Arghillà rispondono al disegno dell’attuale politica urbana della “Smart City”, che attraverso la propaganda securitaria è accettato da una buona parte dell’opinione pubblica. Tanta gente pensa che questo modello di città “segregata” garantisca maggiore sicurezza, mentre è l’esatto contrario. Per questo la politica continua ad ignorare e disprezzare la mixitè sociale , dichiarando che quella attuata a Reggio è fallita.
Mentre ha avuto successo, ma questo successo non piace . La politica intende continuare soprattutto con il modello di città “separata” e quindi vuole mantenere il quartiere di Arghillà sostenendo che il problema del quartiere sia la criminalità, mentre questa è un effetto prodotto dalla concentrazione di famiglie a reddito basso. Nel corso dei decenni è stata finanziata con milioni di euro la “rigenerazione” di Arghillà che è servita e serve ancora oggi a ridurre temporaneamente qualche elemento di degrado, ma soprattutto serve a mantenere nello stato di emarginazione controllata le famiglie del quartiere.
Focus ‘ndrangheta e controllo della problematica
Anche le diverse azioni repressive di “focus ‘ndrangheta” , come dice il Procuratore Stefano Musolino, anche se sono necessarie, non servono a risolvere la problematica ma solo a tenerla sotto controllo. Da considerare che con i finanziamenti milionari utilizzati negli ultimi 26 anni , molto probabilmente, si sarebbe potuta realizzare più volte l’equa dislocazione di tutte le famiglie eliminando questo luogo dell’esclusione sociale . Gli errori e le responsabilità sulla scelta del quartiere di Arghillà sono due : aver deciso di realizzarlo negli anni Ottanta e nei decenni successivi fino ad oggi aver deciso di mantenerlo e non superarlo. I danni sociali e umani prodotti dal quartiere di Arghillà sono incalcolabili. Per avere un’idea dei danni è sufficiente considerare come questo luogo di emarginazione abbia segnato e segna ancora oggi la vita di bambini, giovani e adulti e la vita della stessa Città.
Appello ai candidati: progetto di città aperta
Auspichiamo che nella campagna elettorale in corso i candidati al governo della Città , nonostante gli interessi contrari , abbiano la volontà di prendere le distanze da questo modello di città segregata e propongano un progetto di città aperta applicando la mixitè sociale per superare il quartiere di Arghillà e gli altri quartieri di esclusione sociale esistenti nella Città Metropolitana. Questa sarebbe una scelta politica di grande sviluppo per la Città .
Marino A Giacomo – Un Mondo Di Mondi
