Mediterranea, sindacati pronti allo scontro: ‘Quattro persone idonee e zero assunzioni’

Quattro persone con disabilità idonee e posti vacanti: all'Università Mediterranea, per i sindacati, la Legge 68 resta ancora inattuata

Università Mediterranea

Riceviamo e pubblichiamo la nota delle sigle sindacali CISL FSUR, USB PI e UIL RUA e a firma RSU di Ateneo contro le scelte dell’Università Mediterranea in merito al caso di quattro lavoratori idonei ma mai assunti dall’Ateneo.

“Quattro posti, quattro idonei, zero assunzioni. All’Università Mediterranea la legge sul collocamento mirato resta lettera morta. Sta accadendo qualcosa di semplice da descrivere e difficile da giustificare: la legge viene ignorata, i posti restano vacanti e quattro persone con disabilità, già selezionate e idonee, restano senza lavoro. Mentre continuano senza sosta le nuove assunzioni e le progressioni di carriera di personale ricercatore e docente, addirittura indette il 31/12/2025!

La RSU di Ateneo, la CISL FSUR, la UIL RUA e l’USB PI dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria denunciano una situazione gravissima e non più tollerabile: l’Ateneo continua a non adempiere agli obblighi previsti dalla Legge 12 marzo 1999, n. 68, pur avendo dichiarato formalmente una scopertura di quattro posti riservati al collocamento mirato delle persone con disabilità.

L’obbligo di legge e la procedura sospesa

L’Ateneo ha dichiarato ufficialmente una scopertura di quattro unità ai sensi della Legge 68/1999. Non solo: per far fronte a tale obbligo ha attivato una procedura selettiva, l’ha conclusa, ha fatto svolgere una prova e ha dichiarato idonee quattro persone. Tutto questo è agli atti. Poi, però, qualcosa si è fermato. O meglio: si è scelto di fermarsi. Perché quando esistono un obbligo di legge, posti vacanti, una procedura conclusa e persone idonee, non assumere non è una dimenticanza. È una decisione.

A fronte di una violazione così evidente e documentata, non può non essere rilevato il silenzio delle altre sigle sindacali presenti in Ateneo che, pur dichiarandosi abitualmente paladine dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, in tutti questi mesi non hanno ritenuto di assumere alcuna posizione pubblica su questa vicenda.

Il silenzio delle sigle sindacali e la responsabilità sociale

Un silenzio che, di fronte a un obbligo di legge disatteso, a posti formalmente dichiarati vacanti e a persone con disabilità già selezionate e idonee, non può essere archiviato come neutralità o prudenza. Quando il silenzio riguarda diritti fondamentali e perdura nel tempo, diventa un silenzio assordante, che finisce oggettivamente per legittimare l’inadempienza e l’immobilismo.

Su questioni di tale gravità non esistono posizioni intermedie: o si sta dalla parte del rispetto della legge e dei diritti, oppure si accetta che questi vengano compressi. Tacere, in questo contesto, significa scegliere di non prendere posizione. Ed è una decisione che produce un effetto chiarissimo: la negazione del diritto al lavoro.

A rendere il quadro ancora più grave è il contesto territoriale in cui questa vicenda si colloca. La Città Metropolitana di Reggio Calabria è caratterizzata da un tasso di disoccupazione elevatissimo, che colpisce in modo ancora più marcato le persone con disabilità. In tale realtà, il mancato utilizzo di una procedura già conclusa e di professionalità già valutate rappresenta non solo una violazione giuridica, ma anche una grave responsabilità sociale e istituzionale.

La richiesta di immediata copertura dei posti

Qui non si tratta di istituire nuovi posti o di reperire risorse aggiuntive: si tratta di coprire posti già esistenti, con persone che hanno legittimamente partecipato a una selezione pubblica, hanno superato una prova e sono risultate idonee a ricoprire quei ruoli. La RSU di Ateneo, la CISL FSUR, la UIL RUA e l’USB PI lo affermano senza ambiguità:

siamo di fronte a una inadempienza grave e consapevole. Un’Università pubblica, che dovrebbe essere presidio di legalità, inclusione e responsabilità sociale, non può permettersi questo livello di contraddizione tra ciò che dichiara e ciò che fa.

La Legge 68/1999 non consente scorciatoie, rinvii strategici o immobilismi amministrativi. È una legge che impone risultati, non dichiarazioni di intenti. Il rispetto della legge, il diritto al lavoro e l’inclusione non possono essere rinviati. Devono tradursi in atti concreti e immediati. Ecco perché la RSU e le sigle sindacali CISL FSUR, UIL RUA e USB Pubblico Impiego, chiedono con forza l’immediata copertura della scopertura dichiarata e il collocamento in ruolo delle quattro persone risultate idonee.

La legge va applicata. I diritti vanno garantiti. Il tempo è già scaduto.