Reggina: cosa è successo a fine partita tra i tifosi, la squadra e il tecnico

Chi segue la squadra ovunque non chiede miracoli ma pretende di vedere un gruppo vivo e combattivo

Tifosi Reggina a Lamezia

Chi in Serie D, riesce a portare più di mille persone in trasferta? La Reggina. E non è una novità. Anche lontano da casa, anche al terzo anno consecutivo nei dilettanti, l’amore amaranto trova sempre un modo per poter essere dimostrato.

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A Lamezia l’ennesimo segnale chiaro: settore ospiti esaurito, circa 1000 tifosi e un’altra fetta in tribuna. Un esodo vero, l’ennesimo. Perché questa gente non si è rassegnata alla categoria. Si muove, canta, spinge. E lo fa con la speranza di uscire, finalmente, da un campionato che sta troppo stretto.

La stessa spinta si era vista pochi giorni prima al “Granillo”, nel derby con il Messina: 7300 presenti, record stagionale. Numeri da altra categoria, numeri che raccontano una cosa sola: a Reggio il calcio oltre a essere passione è una cosa seria.

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Poi però arriva la partita. E arriva anche lo schiaffo. La Reggina cade 2-0 al “D’Ippolito”, punita dalla doppietta di Cosendey. Ma il dato che fa male è un altro: nella ripresa la Vigor resta in dieci dopo appena un minuto, ma gli amaranto non solo non riescono a riaprire la partita, in superiorità numerica subiscono anche la rete del raddoppio e per cinquanta minuti non producono neppure un misero tiro nello specchio della porta.

È qui che scatta il corto circuito. Perché i tifosi possono accettare l’errore, la giornata storta, anche la sconfitta. Ma fanno fatica ad accettare l’assenza di fame, la mancanza di cattiveria, l’atteggiamento che si spegne proprio nel momento in cui la stagione entra nel rettilineo decisivo.

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E allora, al triplice fischio, dal settore ospiti insieme ai fischi arriva l’invito ai calciatori: “tirate fuori i c….”, insieme al richiamo verso il tecnico Torrisi per il lungo discorso fatto in campo alla squadra che ha prolungato oltre il dovuto l’avvicinamento dei giocatori ai sostenitori amaranto. Un messaggio duro, figlio di una prestazione giudicata insufficiente. La tifoseria reggina è passionale, ma anche matura. Sa cosa significa spingere una squadra e sa anche quando è il momento di alzare la voce. Perché chi segue ovunque la Reggina, chi riempie gli spalti in casa e in trasferta, non chiede miracoli ma pretende di vedere un gruppo vivo e combattivo.