Referendum, il pm Moleti: ‘Gratteri? In Calabria molti colleghi non condividono i toni’

"Se la percentuale di assoluzioni è fuori dalla norma, una domanda dovremmo porcela. La strada manettara non è sempre quella giusta" le parole del pm di Palmi

moleti gratteri

Il dibattito sul referendum e sulla riforma della giustizia resta acceso anche in Calabria. Ad intervenire è Federico Moleti, sostituto procuratore della Repubblica a Palmi, che in un’intervista rilasciata a “Il Tempo” prende posizione sul tema della separazione delle carriere e sulle recenti dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri.

“Il No non è il pensiero comune tra i magistrati. Anche in Calabria ci sono colleghi che, pur non facendo rumore, si esprimeranno a favore del Sì”, afferma Moleti, respingendo l’idea di una categoria compatta contro la riforma.

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Il richiamo a Vassalli e al modello accusatorio

Per sostenere la propria tesi, il magistrato richiama le parole di Giuliano Vassalli, ministro della Giustizia e redattore del codice di procedura penale del 1988.

“Intervistato dal Financial Times, spiegava che la riforma non avrebbe funzionato senza la separazione delle carriere. Quando si pensò di unificarle, durante il fascismo, la prova si formava prima del dibattimento e non durante”.

Secondo Moleti, nell’attuale modello il pubblico ministero dovrebbe assumere un ruolo più vicino a quello dell’avvocato.

“Dovrebbe essere un grande negoziatore. Il modello accusatorio garantisce tutele elevate, ma consuma molte risorse. Per funzionare, i riti premiali, come il patteggiamento, non dovrebbero diventare la regola”.

Le critiche alle parole di Gratteri

Il riferimento è alle dichiarazioni di Nicola Gratteri sul referendum. Moleti prende le distanze:

“Non ho un rapporto personale con Gratteri, se non attraverso la stampa. Non condivido affatto le sue parole. Non so se l’intenzione fosse offendere i sostenitori del Sì o solo una parte di loro, ma si tratta di dichiarazioni inappropriate o poco felici”.

Il pm di Palmi precisa di non voler esprimere giudizi sul lavoro dei colleghi:

“Non ho mai visto le carte dei processi di Gratteri e non ritengo serio valutare come un collega conduca le inchieste. Posso dire, però, che anche tra magistrati e tecnici del diritto ci sono posizioni favorevoli ai quesiti referendari e molti non condividono i toni utilizzati”.

Garantismo e rischio di eccesso punitivo

Moleti richiama il tema del garantismo.

“Se ci troviamo in una situazione in cui le accuse vengono mosse in modo disinvolto e la percentuale di assoluzioni è fuori dalla norma, una domanda dovremmo porcela”.

Senza entrare in statistiche o giudizi sul lavoro altrui, il magistrato osserva che “in una regione con alta criminalità la strada manettara non è sempre quella giusta. Bisogna essere un po’ garantisti”.

Il garantismo, spiega, tutela da due rischi.

“Il primo è far soffrire ingiustamente persone che poi risultano innocenti. Il secondo è creare una sovrabbondanza di procedimenti penali che rischiano di andare in prescrizione, salvando anche qualche colpevole e allungando in modo mastodontico i tempi della giustizia”.

Tempi lunghi e sistema sovraccarico

Secondo Moleti, l’allungamento dei tempi processuali produce effetti concreti:

“Chi è dedito alla criminalità rischia di restare a piede libero per anni”.

Infine, sul clima interno alla magistratura e sulle discussioni nelle chat o mailing list, il pm minimizza:

“Mi trovo quotidianamente in gruppi dove c’è chi la pensa diversamente e mi arriva anche pubblicità per il No. Accade in molti ambiti, penso anche alle università. Finché si resta nella correttezza, è legittimo avere opinioni differenti”.

Quanto al tema delle correnti, Moleti osserva:

“Sono libere associazioni e il diritto di associarsi è tutelato dalla Costituzione. Un conto è dire che non devono monopolizzare l’elezione del Csm, altro è demonizzarle”.