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Trionfo storico: i segreti della Domotek dalla voce del T.M. Mirko Crucitti

"Sembra un sogno, lo dedichiamo ai nostri tifosi"

Mirko Crucitti Domotek

La Domotek Volley è nella storia. La formazione amaranto ha vinto la Coppa Italia Del Monte di Serie A3, alzando al cielo il primo trofeo nazionale della sua giovane e brillante storia. Un’impresa che profuma di epica, maturata al termine di una finale al cardiopalma contro Reggio Emilia, chiusa con una rimonta pazzesca dopo essere stati sotto 2-0.
A raccontare l’atmosfera e l’impresa è il team manager Mirko Crucitti, autentico motore trainante del progetto amaranto.

La vittoria assume i contorni del capolavoro sportivo per come è arrivata. La Domotek ha dovuto soffrire, rimontare e crederci fino alla fine. “Per la prima volta abbiamo portato la Coppa Italia Del Monte di Serie A3 a Reggio Calabria, nella nostra città“, prosegue Crucitti con la voce carica di orgoglio. “Dopo solo tre anni di vita della nostra società, è tutto indescrivibile. Sembra quasi un sogno impossibile, invece l’abbiamo fatto. Sotto 2-0 ci credevano in pochi, ma quei sette che erano in campo e noi in panchina ci credevamo, e l’abbiamo raggiunta“.

Il momento più alto di questa cavalcata trionfale è stato, inevitabilmente, l’istante in cui il sogno è diventato realtà. “Il momento più alto è stato l’ultimo punto. Fino a quel momento avevamo sempre un po’ di tensione, perché era un attimo e la perdevi. Eravamo tesi. Poi, quando siamo scoppiati in lacrime per la vittoria, è stato il momento più bello. In quel punto abbiamo lasciato spazio solo alle emozioni“.

Nel tripudio della festa, il pensiero del team manager non può che andare a chi lo ha sostenuto e formato. “La dedica personale va alla mia famiglia, e a chi mi ha formato all’interno del mondo della pallavolo, sia a livello societario che federale. Se ho un bagaglio culturale pallavolistico è merito delle persone che mi hanno formato, a livello reggino, calabrese e nazionale“.

Ma la dedica più grande è collettiva, e va direttamente al cuore pulsante di questa avventura: i tifosi. “Come società, lo dobbiamo dedicare interamente ai nostri tifosi. Erano quasi 100 a Belluno, e altrettanti qui ad attenderci all’aeroporto. Non potevamo chiedere un sostegno migliore. Grazie“.

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