Sindaco di Crotone a giudizio per percosse a un consigliere comunale
Dovrà comparire davanti al giudice di pace il prossimo 10 giugno
26 Marzo 2026 - 14:36 | Comunicato Stampa

Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, dovrà comparire il prossimo 10 giugno davanti al giudice di pace per rispondere dell’accusa di percosse ai danni del consigliere comunale Ernesto Ioppoli.
È quanto dispone il decreto di citazione diretta a giudizio, emesso a seguito della querela presentata dal consigliere comunale e della conclusione delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Crotone. Il reato di percosse (art. 581 del Codice penale) è di competenza del giudice di pace.
I fatti contestati: lo scontro al palazzo della Provincia
I fatti contestati risalgono al 27 ottobre scorso. Teatro dello scontro il palazzo della Provincia, durante un vertice dedicato alla realizzazione di 24 alloggi popolari in via Israele. Secondo quanto riportato nel capo di imputazione formulato dalla Procura, al culmine di un acceso diverbio, mentre Ioppoli si avviava verso l’uscita, il sindaco Voce lo avrebbe colpito: “sulle spalle per due volte con le mani e con gli avambracci per poi sferrargli un calcio al fianco sinistro”.
Testimonianze e reazioni: la dinamica ridimensionata
La dinamica dell’aggressione è stata tuttavia parzialmente ridimensionata dai presenti. Ascoltato dai magistrati, il presidente del consiglio comunale Mario Megna ha riferito che la reazione fisica del sindaco sarebbe scaturita dopo che Ioppoli lo aveva apostrofato con un: “sei un cretino”.
Frase pronunciata in risposta alle parole del primo cittadino che avrebbe sminuito il suo ruolo di rappresentante del quartiere Tufolo-Farina. Una versione confermata anche dagli altri esponenti politici interrogati dal pm tra cui l’allora presidente della Provincia Sergio Ferrari, oggi consigliere regionale, il vicepresidente Fabio Manica e l’assessore Giovanni Greco, i quali hanno escluso categoricamente che vi siano stati dei calci.
Dal canto suo, il consigliere Ioppoli ha respinto i tentativi di minimizzare l’accaduto. In occasione della chiusura delle indagini ha infatti sottolineato come le testimonianze raccolte non mutino la gravità dei fatti, evidenziando che l’accusa ha comunque formalmente ravvisato il reato alla luce dei colpi inferti.
Fonte: Ansa Calabria
