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Centro Mirabella di Reggio, la famiglia Praticò dopo l’aggressione: ‘Una ferita aperta ma andremo avanti’

Titolare e cuoco aggrediti da 4 ragazzi per futili motivi. "Quello che è accaduto è grave, è ingiusto, è inaccettabile e non deve passare sotto silenzio. Grazie ai reggini per la vicinanza"

mirabella vito

Un episodio di violenza gratuita, verificatosi davanti a bambini e famiglie. Poi, nei giorni successivi, una risposta diversa e di speranza nasce dalla città: messaggi, telefonate, abbracci, vicinanza. È il doppio volto di quanto accaduto al Centro Sportivo Mirabella di Vito, a Reggio Calabria, la sera del 5 giugno.

Secondo quanto ricostruito, quattro persone avevano chiesto di poter consumare all’interno dei locali. Una volta entrati, avrebbero iniziato a fumare, nonostante il divieto previsto dalla legge. Dopo un primo richiamo da parte del personale, i toni sarebbero subito degenerati.

In quel momento nel centro erano in corso due compleanni di bambini e una cena di fine anno di una quinta elementare. Il locale era pieno di piccoli, genitori e famiglie. Proprio per questo il richiamo al rispetto delle regole non era solo necessario, ma doveroso.

In un primo momento i quattro sarebbero usciti per fumare. Il cuoco, una volta che erano fuori, avrebbe chiuso la porta. Da lì la situazione sarebbe precipitata. Le persone coinvolte sarebbero andate in escandescenza, aggredendo il personale.

Il cuoco sarebbe stato colpito con alcuni pugni. La titolare avrebbe ricevuto un piatto in testa. Complessivamente, quattro persone dello staff sarebbero rimaste ferite. Secondo la ricostruzione, ci sarebbe stato anche il lancio di una sedia contro una cameriera. In un secondo momento si sarebbe aggiunto un quinto ragazzo. I protagonisti dell’episodio avrebbero un’età compresa tra i 25 e i 30 anni.

Le immagini della videosorveglianza sono state consegnate alla Polizia, che avrà il compito di ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

A distanza di dieci giorni, i titolari del centro hanno affidato ai social un messaggio carico di dolore, ma anche di gratitudine. Parole che raccontano lo choc per una violenza definita ingiusta e inspiegabile, ma anche la forza arrivata dalla comunità.

“Quello che è successo a Caterina, a mia moglie Stella, ai miei stimati collaboratori all’interno del Mirabella, è qualcosa che ci ha spezzato dentro”.

Nel post emerge tutta l’amarezza per un’aggressione avvenuta in un luogo nato per lo sport, il divertimento e le famiglie.

“Non è solo un episodio. È una ferita. Una ferita che resta negli occhi, nei pensieri, nel silenzio di certe notti”.

Accanto alla rabbia, però, c’è anche il ringraziamento per la solidarietà ricevuta. In questi dieci giorni la famiglia Praticò ha raccolto affetto, vicinanza e sostegno da parte di tanti cittadini.

“A tutti coloro che ci hanno scritto, chiamato, cercato, abbracciato… GRAZIE. Grazie per non essere rimasti indifferenti”.

Un’ondata di umanità che, come spiegano i titolari, ha aiutato a reagire in un momento difficile. “Sapere di non essere soli, in momenti così, cambia tutto”.

Il messaggio si chiude con una presa di posizione netta. Quanto accaduto, secondo i titolari, non può essere minimizzato né dimenticato. Ma non sarà la violenza a definire il futuro del Centro Sportivo Mirabella.

“Non posso, e non voglio, nascondere quello che sento: quello che è accaduto è grave, è ingiusto, è inaccettabile! E non deve passare sotto silenzio. Perché il silenzio protegge solo chi sbaglia.

Il Centro Sportivo Mirabella è sempre stato, e continuerà ad essere, un luogo di rispetto, di sport, di divertimento, di famiglie, di sorrisi.

Nessuno potrà portarci via questi valori. Noi andremo avanti. Più segnati, sì, ma anche più consapevoli, più uniti che mai. Più determinati a non permettere che la violenza abbia l’ultima parola. Dalla famiglia Mirabella grazie a tutti voi dal profondo dei nostri cuori”, conclude il messaggio sui social.

Un episodio grave, dunque, che ha colpito una famiglia, uno staff e un luogo frequentato da bambini e genitori. Ma anche una vicenda che ha mostrato la reazione di una comunità capace di stringersi attorno a chi ha subito una violenza tanto assurda quanto inaccettabile.

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