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Comunali Reggio, Brunetti su Cannizzaro: ‘Cambierà musica? Lui se la canta e se la suona’

"La gente non crede alle favole. Amministrare Reggio non è semplice". Le parole dell'assessore

Paolo Brunetti (19)

Paolo Brunetti entra nel cuore della campagna elettorale reggina e lo fa con un intervento che mescola riconoscimento politico dell’avversario, critiche pesanti ai tempi e ai contenuti della candidatura del centrodestra e una difesa netta del lavoro svolto in questi anni dall’amministrazione cittadina.

Nel corso dell’ultima puntata di Live Break, l’assessore comunale e candidato al Consiglio comunale ha affrontato uno per uno i nodi della sfida per Palazzo San Giorgio: dalla discesa in campo di Francesco Cannizzaro ai contenuti della sua conferenza stampa di ieri, fino al tema degli assessori, delle circoscrizioni e dell’eredità lasciata dall’esperienza di governo del centrosinistra.

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Brunetti riconosce il peso di Cannizzaro, ma punge sui ritardi del centrodestra

Brunetti parte con un tono istituzionale, quasi distensivo. Rivolge “un in bocca al lupo al candidato di centrodestra e un augurio di buon lavoro al candidato di centrosinistra per una buona campagna elettorale”. Ma è solo l’inizio. Perché subito dopo arriva la lettura politica della candidatura di Cannizzaro, definita senza giri di parole “autorevole”.

Per Brunetti, il dato più rilevante è proprio questo: il centrodestra, per provare a espugnare Palazzo San Giorgio, ha scelto di schierare una figura nazionale, un deputato in carica, uno dei nomi più pesanti del proprio campo. E in questa scelta l’esponente dem legge anche un’ammissione implicita della forza dell’avversario.

“La candidatura dell’onorevole Cannizzaro è una candidatura autorevole”, osserva Brunetti, aggiungendo che a consolarlo è il fatto “che si sia dovuta dispiegare l’artiglieria pesante per contrastare il centrosinistra”. Una frase che contiene insieme il riconoscimento del valore dell’avversario e il tentativo di rivendicare la solidità del fronte progressista. Il messaggio è chiaro: se il centrodestra ha dovuto puntare su Cannizzaro, significa che la “partita” a Reggio è tutt’altro che semplice.

Il sospetto sui tempi: “Perché così tardi?”

Ma è subito dopo che il discorso si fa più affilato. Brunetti insiste su un punto: la candidatura di Cannizzaro, pur autorevole, arriva troppo tardi. E il ritardo, secondo lui, non sarebbe casuale.

Ricorda che il centrodestra ha avuto anni per costruire un’alternativa credibile. E allora la domanda, più politica che polemica, diventa inevitabile: perché si è arrivati solo adesso al nome di Cannizzaro?

Brunetti richiama il “pour parler” cittadino, quel chiacchiericcio politico che da settimane accompagna il centrodestra reggino, e lascia intendere che prima di arrivare al deputato forzista si sarebbe consumata una lunga rassegna di nomi, disponibilità cercate e dinieghi incassati. Da qui il dubbio: la candidatura di Cannizzaro è stata davvero una scelta convinta sin dall’inizio o è maturata solo alla fine, dopo il tramonto di altre ipotesi?

La stoccata diventa ancora più diretta quando Brunetti collega l’annuncio del leader del centrodestra a due momenti precisi: il comizio di Piazza Duomo, quando Cannizzaro disse che avrebbe dato la sua disponibilità ad “indossare la maglia amaranto”, e la successiva sconfitta del “No” al referendum.

“Io non mi intrometto nelle dinamiche del centrodestra”, premette. Ma poi affonda: “Perché non l’ha detto il 14 febbraio quando ha annunciato il programma per la città?”. Una domanda che lascia sospeso un interrogativo politico preciso: se il progetto era già maturo, perché tenere nascosta fino all’ultimo la scelta del candidato?

“Oggi si è parlato di Cannizzaro, non della città”

Se sul piano del profilo personale Brunetti riconosce a Cannizzaro statura politica, sul piano dei contenuti il giudizio è opposto:

“Contenuti, sinceramente, non ce ne sono. Nella conferenza stampa di presentazione si è parlato di Cannizzaro, non della città”.

Brunetti descrive l’appuntamento di ieri come un passaggio tutto centrato sulla figura del leader, più che sui problemi reali di Reggio Calabria. E la battuta che segue è di quelle destinate a restare:

“Cambia la musica, ma lui se la canta e lui se la suona”. Poi l’affondo finale: “Meno male che la conferenza non l’ha fatta il primo aprile, altrimenti l’avremmo presa per uno scherzo”.

Dietro la battuta, però, c’è una linea politica precisa. Brunetti sostiene che la campagna elettorale non possa essere giocata sull’effetto annuncio o su suggestioni da copertina. Quando si parla della città, dice, bisogna scendere dentro i problemi veri, affrontare i nodi della vivibilità urbana, misurarsi con ciò che è concretamente possibile fare e con le risorse disponibili.

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Dai tunnel alla funicolare: “La gente non crede alle favole”

Il terreno su cui Brunetti prova a smontare l’impianto del rivale è quello delle proposte. E qui il bersaglio sono alcune idee lanciate dal fronte del centrodestra, come il tunnel sulla via Marina o la funicolare a Pentimele.

Per Brunetti, non basta evocare opere d’impatto per dare l’idea del cambiamento. Bisogna spiegare come si finanziano, con quali strumenti e in quale quadro economico. Altrimenti, il rischio è trasformare il dibattito pubblico in un catalogo di promesse irrealistiche.

“Quando si parla della città bisogna entrare nel merito dei problemi reali. Si deve discutere di una città vivibile, non di fantascienza”, avverte. E poi aggiunge: “Se mi si parla di tunnel sulla via Marina o di funicolare a Pentimele, allora dico: mettetelo nel programma, ma spiegate anche con quali soldi si intende realizzarlo. Perché la gente non crede alle favole”.

È una critica doppia. Da un lato alla sostenibilità economica delle idee lanciate. Dall’altro al metodo con cui, secondo lui, il centrodestra sta costruendo la sua proposta: più orientata all’effetto mediatico che alla concreta amministrazione.

“È facile dire voglio fare questo, voglio fare quello. Poi bisogna saper amministrare. E amministrare una città come Reggio Calabria non è semplice”.

“Troppo centrati sui sindaci, poco sulla città”

Nel ragionamento di Brunetti c’è poi un altro elemento, più generale, che riguarda il modo in cui si sta sviluppando il confronto elettorale. Il rischio, sostiene, è che tutto venga ridotto a un duello tra nomi, lasciando in secondo piano il vero nodo: il programma.

“Oggi stiamo assistendo a un confronto tutto incentrato sulle figure dei candidati sindaci. E questa cosa è preoccupante”.

Per Brunetti, la città dovrebbe essere coinvolta nella costruzione del progetto amministrativo, non semplicemente chiamata a scegliere tra volti contrapposti.

Da qui la rivendicazione del lavoro che il centrosinistra starebbe provando a mettere in campo: incontri, confronti, interlocuzioni con gli attori del territorio per rendere il programma il più condiviso possibile. In contrapposizione, la presentazione di Cannizzaro viene letta come una semplice investitura, un atto di incoronazione politica senza un vero confronto sui contenuti.

Sugli assessori, la critica più politica: “Sembra un uomo solo al comando”

Altro passaggio delicato è quello relativo alla proposta di Cannizzaro sugli assessori, chiamati, nelle sue intenzioni, a lasciare la propria professione per dedicarsi completamente all’incarico amministrativo.

Brunetti non liquida la questione con superficialità. Anzi, ammette che sul piano teorico il principio può anche essere condivisibile. Ma subito sposta il discorso sul versante politico, che è quello che più gli interessa.

Il punto, dice, è il modello di leadership che emerge da questa impostazione. A suo giudizio, Cannizzaro trasmette l’idea di essere un “uomo solo al comando”, con una coalizione che pende dalle sue labbra e senza spazi reali di confronto interno.

“Sembra quasi dire: decido io, faccio io, stabilisco io le regole”.

Per Brunetti, infatti, la realtà è ben diversa: una giunta non si compone in solitudine. Esistono partiti, equilibri, mediazioni, interlocuzioni. E proprio qui il centrosinistra prova a far emergere una possibile contraddizione nella proposta del rivale: quella tra la leadership personale di Cannizzaro e la necessità, inevitabile, di fare i conti con la propria coalizione.

Falcomatà, Battaglia e il tema della continuità

Uno dei passaggi più politici dell’intervento riguarda però il rapporto con il passato. Brunetti prova a spostare il baricentro del discorso pubblico: continuare a parlare solo di Falcomatà e Cannizzaro, sostiene, significa rimanere prigionieri di uno schema vecchio e non affrontare il presente.

“Il nostro leader oggi è Mimmo Battaglia, scelto attraverso le primarie, cioè con un processo democratico. È su di lui che bisognerebbe concentrarsi”.

Brunetti non nega la continuità con gli anni passati. Anzi, la rivendica apertamente. Ma dentro questa continuità inserisce anche il riconoscimento degli errori.

“In dodici anni di amministrazione errori ce ne sono stati, è evidente”. Una frase che serve a mostrarsi realistico, non difensivo. Ma subito dopo arriva il contrappeso: bisogna ricordare da dove si è partiti.

Secondo Brunetti, il centrosinistra ha ereditato una città “rasa al suolo sotto ogni punto di vista: amministrativo, economico, organizzativo”. Da lì sarebbe partito un percorso di ricostruzione non ancora concluso, ma capace di produrre risultati concreti.

La difesa dell’eredità amministrativa: bilancio, personale, Atam, Castore

Quando il discorso si sposta sui risultati, Brunetti passa dalla critica all’avversario alla difesa a testa alta dell’azione di governo.

Rivendica di consegnare alla città una situazione economica sana, un Comune rafforzato sul piano del personale e una Atam risanata dopo una fase drammatica. A questo aggiunge il capitolo Castore, indicata come una costruzione amministrativa nata dopo il fallimento e lo scioglimento per mafia della Multiservizi.

Il ragionamento è chiaro: il centrosinistra non si presenta alle elezioni soltanto chiedendo fiducia, ma anche mettendo sul tavolo un’eredità amministrativa che, secondo Brunetti, ha rimesso in piedi strutture e servizi travolti dalle crisi del passato. Non nega i limiti che ancora esistono nei servizi essenziali, ma insiste su un punto: oggi Reggio Calabria, a suo giudizio, ha una visione di futuro e cantieri aperti in molti punti del territorio.

È il tentativo di ribaltare la narrazione dell’opposizione: non una città ferma, ma una città che, pur tra difficoltà e ritardi, avrebbe ricominciato a muoversi.

Il ritorno delle circoscrizioni e il nodo delle risorse

Brunetti dedica un passaggio importante anche alle circoscrizioni, tema che ciclicamente torna nel dibattito politico reggino. Per lui sono uno strumento essenziale e potrebbero diventare “la trincea dell’amministrazione sul territorio”, cioè il livello più vicino ai cittadini e ai quartieri.

Le definisce anche una palestra di politica per i più giovani, un luogo di formazione e presenza capillare. In questi dodici anni, ricorda, i consiglieri comunali hanno spesso supplito all’assenza di una rete più diffusa sui territori. Ma il consigliere di circoscrizione, il presidente, chi vive il quartiere ogni giorno, può intercettare problemi e bisogni in modo molto più diretto.

Qui però Brunetti non si ferma allo slogan. Introduce il tema decisivo delle risorse. La democrazia, dice, ha un costo. Quindici anni fa le circoscrizioni costavano circa tre milioni di euro l’anno. Con 700 mila euro, avverte, non si costruisce un vero sistema circoscrizionale. Servono uffici decentrati, personale, manutenzioni, servizi di prossimità.

Il riconoscimento ai comitati di quartiere

Nella parte finale del suo intervento, Brunetti allarga lo sguardo a ciò che in questi anni ha tenuto vivo il rapporto tra amministrazione e periferie: i comitati di quartiere.

Li definisce una sorta di sostituto delle circoscrizioni, capace di mantenere aperto un canale diretto con i cittadini. Sottolinea che lo hanno fatto gratuitamente, spesso rimettendoci di tasca propria, e riconosce loro un ruolo importante nel rapporto tra amministrazione e territorio.

Una campagna breve, ma già tesissima

L’intervento di Brunetti a Live Break, infine, fotografa bene il clima che si respirerà nelle prossime settimane. Da una parte il riconoscimento che con la candidatura di Cannizzaro “si alza il livello” e “finalmente si parla di politica”. Dall’altra la convinzione che il centrodestra, pur presentando un nome forte, sia arrivato tardi e senza un vero impianto programmatico.

Il centrosinistra, invece, prova a giocarsi la carta dell’esperienza, della continuità amministrativa corretta dagli errori, del radicamento e della costruzione condivisa del programma attorno a Mimmo Battaglia.

La campagna elettorale, come dice lo stesso Brunetti, sarà breve. Ma a giudicare dai toni, dalle frecciate e dalla durezza delle repliche, promette già di essere una delle più accese degli ultimi anni. E la sensazione è che il confronto vero sia appena cominciato.