Caso Putortì, condanna a 15 anni e 6 mesi per il macellaio di Oliveto
La Corte d’Assise di Reggio Calabria ha condannato Francesco Putortì per l’omicidio di Alfio Stancampiano e il ferimento di Giovanni Bruno
03 Aprile 2026 - 18:26 | di Vincenzo Comi

Francesco Putortì, il macellaio di Oliveto, accusato di aver ucciso un ladro entrato in casa, è stato condannato dalla Corte d’Assise a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Una decisione severa, arrivata al termine del processo per l’uccisione di Alfio Stancampiano e per il ferimento di Giovanni Bruno, i due uomini che il 28 maggio 2024 si introdussero nella sua abitazione nella zona collinare a sud della città.
Quel giorno, Putortì rientrò a casa e si trovò, dentro la propria abitazione, due ladri. La tensione salì in pochi istanti. Ne nacque una colluttazione violentissima che trasformò un furto in tragedia. Uno dei due intrusi, Alfio Stancampiano, venne colpito mortalmente. L’altro, Giovanni Bruno, rimase ferito.
La vicenda sconvolse l’intera città. Da una parte la paura di chi si ritrova i ladri in casa. Dall’altra il peso di una reazione che, secondo gli inquirenti, avrebbe superato i limiti della legittima difesa.
Dopo i fatti del 28 maggio, Putortì era stato arrestato e condotto in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura cautelare, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari. Solo mesi dopo, il 27 settembre 2024, il Gip dispose la revoca del carcere e la sostituzione con gli arresti domiciliari.
Putortì, era accusato di omicidio volontario e tentato omicidio.
Respinta dunque la tesi difensiva degli avvocati Giulia Dieni e Natale Polimeni che hanno da subito sostenuto la tesi dell’eccesso colposo di legittima difesa.
Oltre alla pena principale di 15 anni e 6 mesi, la Corte ha disposto per Putortì l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena. Non solo. È stata inoltre ordinata nei suoi confronti la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni. Si tratta di elementi che rafforzano il peso della decisione sul piano giudiziario e personale.
Il dispositivo interviene anche sul fronte civile. Putortì è stato condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da liquidare in separata sede civile, ma intanto con una provvisionale immediatamente esecutiva già quantificata in 5 mila euro nei confronti di Giovanni Bruno e in 100 mila euro nei confronti di Sofia Stancapiano. La Corte ha inoltre disposto la rifusione delle spese di costituzione in giudizio delle parti civili.
La vicenda resta una delle più controverse degli ultimi tempi in riva allo Stretto. Per una parte dell’opinione pubblica, Putortì è l’uomo che si è trovato davanti dei ladri in casa e ha reagito per legittima difesa. Per la Corte d’Assise, invece, quella reazione ha avuto rilievo penale pieno e si è tradotta in una condanna pesantissima, accusando Putortì per il reato di omicidio volontario.
