Reggina: la rabbia, le amare riflessioni, la rifondazione necessaria
Non c'è più tempo, bisogna pensare al futuro e agire subito
13 Aprile 2026 - 09:42 | Redazione

Dalla rabbia del post-partita alla riflessione amara il passo è breve. E questa volta, forse più che in altre occasioni, in casa Reggina resta soprattutto la consapevolezza di aver gettato via un campionato. Perché se è vero che, a poche giornate dalla fine, la classifica racconta di una squadra ormai fuori dai giochi, è altrettanto vero che il percorso degli amaranto è stato un continuo alternarsi di occasioni costruite e puntualmente sprecate. In un torneo dove nessuno ha davvero dato la sensazione di voler scappare via, la Reggina ha fatto di tutto per restare indietro.
E allora sì, forse è giusto così. Forse è giusto che a giocarsi la promozione siano altre realtà come Nissa o Savoia, che senza strafare si trovano appaiate in testa alla classifica. L’ennesima conferma è arrivata nella sfida contro il Gela. Una partita che lascia increduli. Non solo per il risultato, ma per l’atteggiamento. Dopo aver dominato contro avversari di livello nelle gare precedenti, ci si aspettava una squadra matura, consapevole del momento. Invece, quella al Presti, è apparsa squadra fragile, scarica, ai limiti dell’imbarazzante.
Ancora più grave se si considera il contesto: di fronte un avversario decimato dalle assenze e senza particolari ambizioni di classifica. Un accenno di reazione lo abbiamo intravisto negli ultimi quindici minuti, ma decisamente troppo poco, troppo tardi. Ed è proprio questa discontinuità a rappresentare il vero limite degli amaranto. Una squadra con evidenti problemi di personalità, incapace di mantenere lo stesso livello di attenzione e intensità nell’arco della stagione. Fragile mentalmente, incostante nei risultati.
In questo scenario, sportivamente catastrofico, si è scelto il silenzio. Forse l’unica decisione condivisibile in un’annata fatta di errori e occasioni mancate. Ma il silenzio, da solo, non basterà.
Perché a fine stagione sarà inevitabile fermarsi e guardarsi in faccia. Le riflessioni dovranno essere profonde, senza alibi. E probabilmente le decisioni anche drastiche.
Oggi a pagare più di tutti, ancora una volta, sono i tifosi. Quelli che hanno creduto, seguito, sostenuto. E che adesso si ritrovano ad assistere a un finale già scritto, con la sensazione di aver perso molto più di una semplice promozione.
Il futuro, a questo punto, passa da una parola soltanto: rifondazione, totale.
