A Reggio falsi di Warhol, Haring e Banksy, il direttore dell’Accademia Sacchetti: ‘Siamo parte lesa’
"L’Accademia non dispone, né potrebbe disporre, degli strumenti tecnico-scientifici necessari per accertare in autonomia l’autenticità delle opere, attività che compete ad esperti, fondazioni e organismi accreditati", evidenzia Luigi Sacchetti
20 Aprile 2026 - 12:05 | Redazione

Sono 143 complessivamente le opere d’arte attribuite ad Andy Warhol, Keith Haring e Banksy risultate false e per questo sequestrate dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Le opere erano esposte alla mostra Pop to Street Art: Influences allestita in riva allo Stretto dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025, in tre sedi, tra cui l’Accademia di belle arti, la Casa della cultura Crupi e il Museo archeologico nazionale.
Il sequestro ha riguardato, inizialmente, 133 lavori falsamente attribuiti a Warhol e Haring, cui si sono aggiunti altri 10 pezzi riconducibili a Banksy, rinvenuti e sequestrati a Liegi, in Belgio, grazie alla collaborazione tra la Procura di Reggio Calabria, diretta da Giuseppe Borrelli, e l’autorità giudiziaria belga.
In merito alla vicenda, si è espresso tramite un post sui social Luigi Sacchetti, direttore dell’Accademia delle Belle Arti.
“In merito alle notizie riportate da diversi quotidiani riguardanti le indagini della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, appare necessario riportare il dibattito su un piano di correttezza e responsabilità.
Dagli atti emerge chiaramente come l’indagine abbia disvelato un sistema strutturato e organizzato di produzione e diffusione seriale di opere contraffatte, corredate da documentazione idonea a farle apparire autentiche, con l’obiettivo di ingannare operatori del settore e contesti espositivi”.
Prosegue Sacchetti tramite il post social.
“In tale contesto, l’Accademia di Belle Arti ha operato, come ogni istituzione culturale, sulla base delle certificazioni e delle garanzie fornite dai soggetti prestatori e dal curatore della mostra.
È bene ricordare che l’Accademia non dispone, né potrebbe disporre, degli strumenti tecnico-scientifici necessari per accertare in autonomia l’autenticità delle opere, attività che compete ad esperti, fondazioni e organismi accreditati.
È altresì doveroso sottolineare che l’Accademia, in questa vicenda, è parte lesa. L’iniziativa espositiva è stata promossa coinvolgendo più istituzioni del territorio con l’unico obiettivo di diffondere cultura, creare occasioni di confronto e offrire alla comunità un’esperienza artistica di valore.
La storia dell’arte, anche recente, dimostra come errori di attribuzione abbiano coinvolto autorevoli studiosi e istituzioni di primo piano internazionale. È quindi evidente la complessità del tema e la necessità di evitare semplificazioni.
L’Accademia non persegue finalità di lucro, ma opera esclusivamente per la diffusione della cultura e la crescita del territorio. Per questo motivo, desta rammarico constatare come, accanto a una corretta informazione, si affianchi una narrazione superficiale alimentata, in alcuni casi, da interventi sui social che, più che contribuire a chiarire i fatti, sembrano rispondere unicamente al desiderio di gettare discredito sull’Istituzione.
Il confronto è sempre legittimo. Meno lo sono i giudizi sommari e le ricostruzioni approssimative, che nulla hanno a che vedere con il rigore che il mondo della cultura richiede.
L’Accademia continuerà a operare con trasparenza, senso delle istituzioni e impegno nella propria missione: promuovere arte, conoscenza e crescita culturale”, conclude il direttore dell’Accademia.
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