Calabria, il CUPAC lancia l’allarme degli allevatori: ‘Abbandonati dalla politica, tra lupi e cinghiali’
Non chiediamo privilegi, ma il diritto di sopravvivere”: C.U.P.A.C. denuncia l’emergenza lupi e cinghiali e avverte, senza interventi molte aziende chiuderanno
23 Maggio 2026 - 11:52 | Comunicato stampa

La Calabria rurale sta vivendo una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. Non si tratta più soltanto di una difficoltà del comparto agricolo, ma di una vera emergenza sociale, economica e territoriale che coinvolge centinaia di famiglie, intere comunità montane e il futuro stesso delle aree interne della regione.
A lanciare l’allarme è il C.U.P.A.C. – Comitato Unione Protezione Allevatori Calabria – che riunisce oltre 200 allevatori esasperati da anni di problemi irrisolti: attacchi continui di lupi e cinghiali, misure a sostegno degli allevatori non confermate (indennità compensativa), aumento dei costi di produzione, peste suina e totale assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.
Un grido che oggi, in vista delle prossime elezioni comunali, rischia di trasformarsi in un tema politico centrale. Perché nelle campagne della provincia di Reggio Calabria, del Crotonese, del Cosentino e delle aree montane calabresi cresce la rabbia di chi si sente dimenticato dalla politica. Ogni notte, per molti allevatori, significa paura. Recinzioni distrutte, greggi attaccate, animali sbranati e danni economici ormai insostenibili.
Secondo quanto denunciato dal C.U.P.A.C., negli ultimi anni migliaia di capi tra pecore, capre e vitelli sarebbero stati uccisi da lupi, ibridi e cani inselvatichiti. Le predazioni sono aumentate in maniera esponenziale, soprattutto nelle aree dell’Aspromonte e dell’entroterra reggino. Le cronache quotidiane parlano di aziende allo stremo, allevatori costretti a vegliare di notte accanto agli animali e famiglie che stanno seriamente pensando di abbandonare attività portate avanti da generazioni.
“Non chiediamo privilegi, ma il diritto di sopravvivere”, ripetono gli allevatori.
Fauna selvatica fuori controllo: l’allarme su lupi e cinghiali
Il problema non riguarda soltanto il danno economico immediato. Ogni azienda che chiude significa perdita di posti di lavoro, abbandono del territorio, desertificazione sociale e aumento del rischio idrogeologico.
Il Comitato denuncia da anni l’aumento incontrollato della fauna selvatica. Non solo lupi, ma anche cinghiali che devastano colture agricole, causano incidenti stradali e rappresentano ormai un problema di sicurezza pubblica. Gli allevatori accusano le istituzioni di aver lasciato crescere il problema senza una vera strategia di gestione.
“La tutela delle specie non può trasformarsi nella distruzione della zootecnia”, scrive il C.U.P.A.C. nelle lettere inviate al Prefetto, all’Assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e al Presidente della Giunta Regione Calabria Roberto Occhiuto.
La richiesta è chiara: creare una task force regionale, attivare tavoli tecnici permanenti e avviare finalmente un piano straordinario di gestione degli ungulati e dei predatori, capace di garantire sia la tutela ambientale sia la sopravvivenza delle aziende agricole.
Misure PSR e sostegni mancati: indennità compensativa e interventi
Come se non bastasse, il comparto agricolo Regionale è stato colpito anche dalla mancata attivazione di misure di compensazione e di prevenzione, Misura 13 e interventi 4.1.1., 4.4.1, per le enormi difficoltà che quotidianamente gli allevatori della Provincia di Reggio Calabria e dell’intera Regione affrontano.
L’indennità compensativa (disciplinata dalla Misura 13 del PSR regionale) è un aiuto annuale erogato agli agricoltori per compensare i maggiori costi e i minori ricavi derivanti dall’attività agricola in zone svantaggiate (montane o con vincoli naturali), con l’obiettivo di evitarne l’abbandono. Molti allevatori non riescono più a sostenere i costi per alimentare il bestiame.
- Intervento 4.1.1 (“Investimenti nelle aziende agricole”): finanzia opere per la protezione attiva delle colture agricole e degli allevamenti (inclusi pascoli e stalle) con recinzioni, reti e sistemi di biosicurezza per prevenire le incursioni dei cinghiali.
- Intervento 4.4.1 (“Investimenti non produttivi in ambiente agricolo”): supporta interventi di tutela della biodiversità e del paesaggio, tra cui la realizzazione di recinzioni (es. pali in castagno e rete metallica) mirate a rendere compatibile l’allevamento e il pascolo con la tutela della fauna selvatica (particolarmente in aree protette o ecosistemi naturali).
Il C.U.P.A.C. ha chiesto ufficialmente:
• il riconoscimento dello stato di calamità naturale;
• il congelamento dei mutui agrari e dei contributi INPS;
• interventi straordinari per l’acquisto di mangimi e scorte alimentari;
• misure concrete per sostenere le aree montane e svantaggiate.
Secondo gli allevatori, senza interventi immediati molte aziende non arriveranno al prossimo anno.
Spopolamento e aree interne: “quando chiude un allevamento muore un pezzo di Calabria”
Dietro questa crisi c’è un problema ancora più profondo: lo spopolamento della Calabria interna. Gli allevatori rappresentano oggi uno degli ultimi presidi umani delle montagne e delle aree rurali. Custodiscono il territorio, mantengono vive tradizioni secolari, preservano biodiversità e paesaggio.
Quando un allevamento chiude, non sparisce soltanto un’attività economica. Muore un pezzo di Calabria. E senza la presenza dell’uomo aumentano incendi, degrado ambientale, dissesto idrogeologico e abbandono.
Per questo il mondo agricolo chiede alla politica di smettere di considerare il problema come una questione marginale.
Elezioni comunali e protesta: la vertenza che può pesare sul consenso
In vista delle prossime elezioni comunali, il malcontento del mondo agricolo potrebbe pesare enormemente sul consenso politico nelle aree interne. Molti cittadini accusano amministratori locali e rappresentanti regionali di essere rimasti in silenzio per anni davanti a una crisi ormai evidente.
Gli allevatori chiedono ai candidati una presa di posizione chiara:
- quali interventi concreti intendono portare avanti?
- come vogliono affrontare l’emergenza fauna selvatica?
- quali misure prevedono per salvare la zootecnia calabrese?
- quali investimenti verranno destinati alle aree rurali?
Perché oggi la sensazione diffusa è che il comparto agricolo venga ricordato soltanto durante le campagne elettorali.
Nelle lettere inviate alle istituzioni, il tono del C.U.P.A.C. è durissimo. Gli allevatori avvertono che continueranno a mobilitarsi fino a quando non arriveranno risposte concrete. La protesta cresce di giorno in giorno e rischia di trasformarsi in una grande vertenza territoriale.
La Calabria si trova davanti a un bivio: continuare a ignorare l’emergenza oppure intervenire finalmente con coraggio e responsabilità. Perché salvare gli allevatori oggi significa salvare il territorio domani.
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