‘ReBoot Borgo’, presentato in Cittadella regionale il progetto degli studenti dell’ITE Piria
Promosso da Unindustria Calabria e JA Italia, Generazione Impresa trasforma i ragazzi in manager. Accordo col Comune di Sant'Alessio per un hub di coworking
29 Maggio 2026 - 08:33 | Comunicato Stampa

Quattro giovani imprenditori, diversi settori, background differenti. Solitamente chiamati a ricoprire ruoli formali, da relatori, mentori, giurati. Ma nell’ambito del progetto Generazione Impresa 2026, promosso dai Giovani Imprenditori di Unindustria Calabria, in collaborazione con JA Italia, il titolo assegnato era un altro: “dream coach”. Allenatori di sogni di ragazze e ragazzi dai 15 ai 17 anni della classe 3A indirizzo AFM dell’I.T.E. “R. Piria-Ferraris-Da Empoli” di Reggio Calabria.
I dream coach e il progetto Generazione Impresa 2026
“Non eravamo lì per insegnare loro a sognare – raccontano i quattro coach – ma per aiutarli a ricordarsi che sanno già farlo. Il dream coach non guida: tiene aperta una porta. Smette di avere tutte le risposte e torna a fare le domande giuste”.
Quello che è emerso da quei tre mesi ha sorpreso anche loro: “hanno fatto ricordare anche a noi come si sogna” dichiarano.
Entrare in quella classe per la prima volta significava fare i conti con uno sguardo preciso: curiosità e scetticismo, la stessa miscela con cui si guarda uno sconosciuto che dice di voler aiutarti. I coach lo capivano perfettamente.
“Anche noi, al loro posto, avremmo pensato: ma questi cosa vengono a fare qui?”.

La risposta non è arrivata con le parole ma con una scelta: raccontare. Non solo i successi, ma le paure, gli errori, i percorsi non lineari. Quando si condividono storie autentiche, le persone, a qualunque età, rispondono con la stessa moneta. E questi studenti lo hanno fatto.
L’idea imprenditoriale ReBoot Borgo
La classe ha sviluppato un’idea imprenditoriale battezzata “ReBoot Borgo”: trasformare i borghi spopolati della Calabria in ecosistemi di benessere, ospitalità diffusa, digital detox e workation. Non costruendo nulla di nuovo, ma rigenerando ciò che esiste già.
“Spegni il telefono, riaccendi il borgo!”: un concept semplice e ambizioso insieme. Ma era anche realizzabile? O rischiava di restare il progetto brillante di una competizione scolastica, destinato a finire in un cassetto?
I ragazzi non si sono fermati all’ideazione e la realtà ha bussato alle porte del loro sogno. Hanno cercato, insieme alla loro docente, Prof.ssa Silvia Parra, un borgo reale, persone reali con cui confrontarsi. E hanno trovato Sant’Alessio in Aspromonte.
Il confronto con Sant’Alessio in Aspromonte
Il Vicesindaco Romeo non li ha ricevuti con la cordialità distante di chi fa un favore a degli studenti. Li ha ascoltati, ha aperto un dialogo vero, ha messo a disposizione concretamente ciò che il Comune poteva offrire: un edificio comunale per la creazione dell’Hub Phygital, destinabile all’accoglienza, al coworking e alle attività di comunità. Un supporto istituzionale che trasformava il progetto da ipotesi a possibilità reale.

Cinque case già ristrutturate di proprietà del Comune, circa trenta posti letto, una partnership attiva con Feel Aspromonte per le esperienze sul territorio. Fatti e non solo numeri inventati per riempire una slide.
“Abbiamo guardato i ragazzi – riferiscono i coach – e abbiamo visto qualcosa cambiare nei loro occhi. Non più entusiasmo superficiale, ma la scoperta che il loro progetto poteva esistere davvero e potevano esserne protagonisti”.
Dal sogno alla possibilità concreta
Tre mesi fa la classe era partita a tratti demotivata, con confronti accesi e la fatica di convincerli a fidarsi. Comprensibile: crescere in un territorio che perde il 6,4% di popolazione in un decennio, circondati da dati pesanti di disoccupazione giovanile, rende razionale il pensiero di non avere altre opportunità qui.
“ReBoot Borgo” ha risposto a quella domanda da una direzione inaspettata: mostrando concretamente che esistono problemi reali che aspettano soluzioni reali, e che quelle soluzioni possono nascere qui, da persone che questo territorio lo conoscono dall’interno, da loro stessi.
“Lo spopolamento dei borghi e l’epidemia di burnout digitale: due crisi che sembrano separate. Un’unica soluzione potente.” Così hanno scritto sulla loro presentazione e più il progetto cresceva, più quella frase smetteva di sembrare uno slogan e diventava un progetto reale.
La finale regionale a Catanzaro
Il 25 maggio 2026, arrivati alla finale regionale nella Sala Verde della Cittadella Regionale di Catanzaro, Roberta e Alessia hanno presentato “ReBoot Borgo” davanti alla platea con entusiasmo e sicurezza, con tutti i compagni al loro fianco, come fossero un’unica voce. Hanno illustrato il modello di business asset-light, la marginalità crescente al crescere dei borghi, la visione scalabile: borgo dopo borgo, anno dopo anno.
“Il primo giorno – raccontano i quattro dream coach – avevamo chiesto a ognuno quale fosse il suo sogno. Non tutti avevano una risposta pronta. Lunedì scorso hanno raccontato alla platea un sogno condiviso. Ci hanno davvero sorpreso ed emozionato”.
A colpire non è stato solo il pitch. È stato lo sguardo dell’Assessore regionale Eulalia Micheli, Assessore all’Istruzione, Sport e Politiche per i Giovani della Regione Calabria, che li ha cercati dopo la presentazione per mostrare un interesse che andava ben oltre la cortesia istituzionale, riconoscendo il merito di un progetto che vale la pena sostenere. La conferma che i ragazzi avevano letto il territorio esattamente nel modo giusto.
Il messaggio dei coach sui giovani
Questi giovanissimi non sono come spesso li si racconta: indifferenti a tutto, privi di valori e obiettivi. Forse sono spaventati da ciò che li aspetta. Ma non è colpa loro. Loro hanno dimostrato con i fatti che quella narrazione è sbagliata. O meglio: è la risposta sbagliata a una domanda che non gli è mai stata posta nel modo giusto.
“Quello che abbiamo visto all’I.T.E. Piria non era un’eccezione fortunata”, sottolineano i coach. “Era la conferma di qualcosa che chi lavora con le nuove generazioni conosce bene ma fatica a raccontare all’esterno: i ragazzi di oggi non sono apatici. Sono in attesa. In attesa che qualcuno li tratti da interlocutori veri, non da destinatari di un messaggio già scritto senza consultarli. Quando quella fiducia arriva, succede qualcosa di straordinario: si accendono. E ancora una volta è nostra la responsabilità di farli rimanere accesi!”.
I ragazzi della 3A non hanno costruito “ReBoot Borgo” perché erano bravi, ma perché qualcuno ha smesso di proteggerli dalla complessità, li ha fatti mettere in discussione e ha chiesto loro di difendere le proprie scelte davanti a persone che avrebbero potuto dire no.
In quel processo – lo stesso che forma un imprenditore, un professionista, un cittadino – hanno tirato fuori una qualità che nessuna slide di orientamento avrebbe potuto insegnargli: la capacità di stare nell’incertezza senza smettere di costruire.
“Questo – concordano i quattro giovani imprenditori entusiasti di questa veste inedita – è l’insegnamento più grande che ci hanno lasciato: cosa sono capaci di fare i giovani quando li rispettiamo abbastanza da prenderli sul serio. Da adulti delle nuove generazioni non possiamo più permetterci di illuderli e deluderli. Abbiamo la responsabilità di fare squadra con loro e mantenere la promessa di aiutarli a coltivare questi sogni per rimanere nella loro terra, terra in cui hanno dimostrato di credere forse anche più di noi, se solo questa fiducia viene ricambiata”.
I ringraziamenti finali
Due momenti, dicono i dream coach, porteremo nel cuore: lo sguardo commosso dei ragazzi al termine della giornata, che cercava un abbraccio ma soprattutto un “non finisce qui, non vi abbandoneremo”; e quello stesso sguardo, rincuorato, davanti all’Assessore Micheli.
A Francesco, Martina, Matilde, Paolo, Bruno, Brigida, Roberta, Gloria, Dario, Francesco Pio, Federica, Bruno Maria, Riccardo, Singh, Erika, Ambra, Alessia: grazie per averci ricordato perché lo stiamo facendo.
Alla Prof.ssa Silvia Parra: grazie per non smettere di sognare insieme a questi ragazzi e averci ricordato quanto gli Insegnanti facciano la differenza.
Al Vicesindaco Romeo di Sant’Alessio in Aspromonte: grazie per aver dimostrato che, quando si incontrano le idee giuste e si è disposti a fare squadra, possono ancora nascere cose straordinarie.
Al team che siamo stati, Karolina, Jessica, Davide e Valentina: non avevamo una mappa, ma avevamo la stessa direzione. Abbiamo dimostrato, anche a noi stessi, che si può fare squadra vera su ciò che conta. Teniamolo come promessa, non come ricordo.
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