Giochi di strategia e memoria: i titoli che allenano il cervello secondo la scienza
Dagli scacchi al poker, giocare fa bene al cervello, ma con le dovute distinzioni
03 Luglio 2026 - 10:47 | di Redazione

Che i giochi facciano bene alla mente non è una convinzione popolare priva di fondamento: è un’ipotesi su cui la ricerca scientifica lavora da decenni, con risultati che variano sensibilmente a seconda del tipo di gioco e della metodologia degli studi. Alcuni titoli, dagli scacchi ai giochi di carte, sono stati analizzati in modo sistematico per i loro effetti su memoria, concentrazione e capacità di ragionamento. In questo articolo passeremo in rassegna alcuni giochi e i loro effetti sul cervello secondo la scienza, esaminando dati disponibili e ai loro limiti.
Cosa dice la ricerca sui giochi cognitivi
Prima di entrare nel dettaglio dei singoli giochi, vale la pena inquadrare il contesto scientifico. Gli studi sui benefici cognitivi del gioco soffrono spesso di limiti metodologici: campioni ridotti, assenza di gruppi di controllo adeguati, difficoltà nel distinguere tra effetti diretti del gioco e variabili confondenti come la socializzazione o la motivazione. Una metanalisi pubblicata da Sala e Gobet nel 2019 ha ridimensionato alcune conclusioni ottimistiche precedenti, rilevando che il cosiddetto “trasferimento lontano” (ovvero il miglioramento in competenze diverse da quelle direttamente allenate dal gioco) risulta spesso modesto o non misurabile dopo aver corretto per i bias di ricerca.
Detto questo, esistono effetti documentati e replicabili per alcune categorie di gioco, che spaziano dagli scacchi al sudoku, passando per il poker; vediamo una breve sintesi nella tabella qui sotto.
| Gioco | Competenze principali allenate | Studi di riferimento |
| Scacchi | Memoria visuo-spaziale, problem solving, pianificazione | Sala & Gobet (2019), metanalisi su trasferimento cognitivo |
| Giochi di carte (bridge, tressette) | Memoria di lavoro, ragionamento deduttivo | Corbett et al., International Journal of Geriatric Psychiatry |
| Poker | Gestione dell’incertezza, controllo emotivo | Frey, Albino & Williams (2018), Cognitive Science, University of Connecticut |
Gli scacchi migliorano memoria e capacità di problem solving
Gli scacchi sono probabilmente il gioco più analizzato dalla ricerca cognitiva. Studi scientifici hanno documentato che la pratica regolare degli scacchi può migliorare funzioni cognitive come la memoria, la concentrazione e il problem solving. Il centro Brain Care, struttura italiana specializzata nel potenziamento cognitivo, ha evidenziato una correlazione tra il gioco degli scacchi e la prevenzione della demenza, sottolineando che più il cervello viene attivato, più mantiene la sua plasticità, che a partire dai 50 anni diventa fondamentale per rallentare il naturale declino delle facoltà cognitive.
Le complessità del gioco richiedono il riconoscimento di schemi e la capacità di pianificare il futuro, il che porta a un miglioramento della conservazione della memoria e del richiamo in altri contesti. Va però segnalato che, come indicato dalla ricerca dell’Università di Padova, isolando gli effetti placebo e i bias metodologici, il trasferimento lontano risulta quasi nullo, ridimensionando quindi alcuni effetti misurati in precedenti ricerche.
I giochi di carte tradizionali stimolano la memoria di lavoro e il ragionamento deduttivo
Bridge, Tressette e Briscola condividono una caratteristica cognitivamente rilevante: richiedono di tenere traccia delle carte già giocate, dedurre quelle in mano agli avversari e adattare le proprie scelte in tempo reale. Questi meccanismi sollecitano la memoria di lavoro, cioè la capacità di mantenere e manipolare informazioni nel breve termine, e il ragionamento deduttivo.
Il bridge, in particolare, è stato oggetto di studi specifici per i suoi effetti sulla popolazione anziana: la combinazione di memoria, calcolo probabilistico e interazione sociale lo rende uno dei giochi più completi dal punto di vista della stimola zione cognitiva.
Questi benefici si possono applicare anche a giochi della tradizione locale. Ad esempio, in Calabria sono conosciuti giochi come Calabresella, Patruni e Sutta, Crepacore e Spincio, quest’ultimo molto diffuso nella zona di Reggio Calabria. Sebbene non ci siano ricerche specifiche su questi giochi, possiamo supporre che abbiano effetti simili sulla mente, dato che le meccaniche di gioco sono molto simili a quelle di altri titoli studiati a livello accademico.
Il poker richiede gestione dell’incertezza e lettura del comportamento
Il poker occupa una posizione particolare in questa rassegna. A differenza degli scacchi o del bridge, il poker viene solitamente giocato per soldi, e dato che è presente una componente aleatoria, questo lo fa rientrare nella categoria del gioco d’azzardo. Per questo motivo non può essere approcciato con la stessa leggerezza degli altri giochi, sebbene le sue meccaniche possano essere stimolanti per la mente.
Dal punto di vista cognitivo, infatti, il poker richiede la gestione dell’incertezza, la lettura del comportamento altrui e il controllo delle reazioni emotive di fronte a perdite e vincite. Ricerche nel campo della stimolazione cognitiva hanno incluso il poker tra i giochi con effetti osservabili sulla prevenzione del declino mentale, in particolare per quanto riguarda la stimolazione di aree cognitive legate alla memoria a breve e lungo termine. Tuttavia, chi si avvicina al poker online dovrebbe farlo esclusivamente su piattaforme autorizzate ADM, con limiti di spesa definiti e piena consapevolezza del fatto che si tratta di gioco d’azzardo.
Giocare fa bene al cervello, ma con le dovute distinzioni
La ricerca suggerisce che alcuni giochi hanno effetti reali e documentati su specifiche funzioni cognitive, in particolare memoria di lavoro, attenzione e ragionamento deduttivo. Scacchi, giochi di carte e puzzle logici condividono una caratteristica comune: richiedono impegno mentale, adattamento a variabili che cambiano e gestione dell’incertezza, tutti elementi che la neuropsicologia associa alla stimolazione cognitiva più efficace.
Il dato più solido che emerge dalla letteratura è anche il più semplice: il cervello trae beneficio dall’essere messo alla prova in modo regolare, indipendentemente dallo strumento specifico. Un gioco di carte giocato con attenzione, in compagnia, con l’obiettivo di migliorare, può quindi essere uno degli strumenti più accessibili ed efficaci a disposizione.
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