Gambarie d’Aspromonte, l’appello dei poeti: ‘Unitevi e dite basta alle guerre’ – FOTO
La quarta edizione del “Concorso nazionale di poesia per la pace” è stata una 'scelta di campo' a favore della vita, della dignità dell’uomo, del dialogo e contro ogni guerra
13 Agosto 2026 - 11:21 | Comunicato Stampa

Sono trascorsi pochi giorni dalla Giornata della Pace di Gambarie d’Aspromonte, ma l’eco di quelle parole, pronunciate nella pinetina nel cuore dell’Aspromonte, non dovrebbe spegnersi. Anzi, dovrebbe diventare più forte, attraversare le piazze, le scuole, le università, i giornali, i luoghi dell’arte e della letteratura, fino a raggiungere ogni coscienza.
La quarta edizione del “Concorso nazionale di poesia per la pace”, che anche quest’anno ha riunito circa cento poeti, è stata molto più di una manifestazione culturale. È stata una scelta. Una scelta di campo a favore della vita, della dignità dell’uomo, del dialogo e contro ogni guerra.

Il Cardinale don Mimmo Battaglia ospite d’onore a Gambarie
Davanti a un pubblico numerosissimo, Gambarie ha accolto una presenza particolarmente significativa: S.E. il Cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, ospite d’onore della giornata. Con la consueta intensità delle sue parole, il Cardinale ha saputo emozionare e, soprattutto, interrogare le coscienze. Il suo messaggio si è rivolto idealmente ai potenti della terra, a coloro che hanno nelle proprie mani il destino di milioni di persone: fermarsi, ascoltare, scegliere la strada della pace prima che l’umanità venga travolta da una spirale di violenza sempre più drammatica. Le sue parole hanno trovato terreno fertile in una manifestazione nata dalla poesia, cioè da una delle espressioni più alte della cultura e della sensibilità umana.
L’appello di Giovanni Suraci e della giuria
Ed è proprio qui che si colloca l’intervento del coordinatore del concorso, lo scrittore Giovanni Suraci, insieme agli altri componenti la giuria, composta dal Presidente Padre Giuseppe Sinopoli, dal Presidente onorario Francesco Malara e da Pina De Felice, Alfredo Iatì, Sandra Di Camillo, Samantha De Martin, Marina Neri, Daniela Scuncia, Francesco Tassone, Mario Taverriti, Orsola Toscano, Ilda Tripodi, Alfredo Vadalà, ha rivolto al Cardinale un ringraziamento non soltanto formale per la sua presenza, ma ha posto una questione che merita di essere raccolta e rilanciata ben oltre i confini dell’Aspromonte.
Dov’è la voce della cultura davanti alle guerre che insanguinano il mondo?
Esistono certamente scrittori, poeti, artisti, intellettuali e uomini di cultura che hanno preso posizione con coraggio. Ma troppo spesso queste voci rimangono isolate. Manca una voce comune, forte, autorevole, capace di dire senza ambiguità che la guerra non può essere considerata una risposta normale ai problemi dell’umanità.

«La cultura deve parlare prima»
La cultura non può limitarsi a raccontare le macerie dopo che sono state prodotte. Non può arrivare soltanto dopo il rumore delle bombe, quando resta da contare i morti, piangere i bambini, assistere i feriti e descrivere l’immenso dolore dei sopravvissuti.
La cultura deve parlare prima. Deve alzare la voce prima. Deve educare alla pace prima.
Perché la cultura, quando è autentica, non è neutrale davanti alla sofferenza dell’uomo. La poesia, la letteratura, la musica, il teatro, l’arte, il pensiero hanno il compito di difendere ciò che rende l’uomo umano. E se milioni di persone vengono uccise, deportate, private della propria casa e della propria dignità, se interi popoli vivono sotto le bombe e nella paura, il silenzio non può essere la risposta di chi ha il privilegio e la responsabilità di poter parlare.
Da Gambarie l’appello: «La cultura dica no alle guerre»
Da Gambarie parte allora un appello semplice e insieme enorme: la cultura si riconosca in un’unica voce e dica no alle guerre. Non si tratta di appartenere a uno schieramento politico.
Non si tratta di scegliere una bandiera contro un’altra. Non si tratta di negare la complessità della storia o le ragioni, spesso dolorose, dei conflitti. Si tratta di affermare un principio elementare: nessuna ragione può trasformare la morte di esseri umani in una soluzione accettabile.

In questo cammino, la Giornata della Pace di Gambarie guarda con attenzione e rispetto all’impegno della
Chiesa cristiana e dei suoi Pastori, a partire dal Papa, che quotidianamente richiamano il mondo alla necessità di fermare le guerre, di proteggere i più deboli, di costruire ponti anziché muri e di restituire alla diplomazia e al dialogo il posto che spetta loro. È un messaggio che la cultura dovrebbe raccogliere senza esitazione. Perché oggi non basta più dire che siamo contro la guerra. Occorre dare forza a questo messaggio. Occorre moltiplicarlo. Occorre trasformare le tante voci individuali in una grande voce collettiva.
L’Aspromonte come luogo simbolo di un messaggio universale
E quale luogo migliore dell’Aspromonte, terra che ha conosciuto divisioni, sofferenze e contraddizioni, per lanciare un messaggio capace di andare oltre i confini della Calabria? La pinetina di Gambarie può diventare simbolicamente un luogo dal quale parte una chiamata a raccolta: poeti, scrittori, artisti, insegnanti, giornalisti, studiosi, uomini e donne di cultura, insieme alle associazioni e a tutti coloro che credono nella dignità della persona, siano capaci di ritrovarsi attorno a una parola che oggi rischia di apparire fragile ma che è invece l’unica vera strada per il futuro: PACE.
La poesia può essere il primo verso di questa grande invocazione. La cultura può esserne la voce. La coscienza di ciascuno può trasformarla in responsabilità. E Gambarie può continuare a ricordare che anche da una montagna dell’Aspromonte può partire un messaggio destinato a raggiungere il mondo.
«No alle guerre. No alla rassegnazione. No al silenzio»
No alle guerre. No alla rassegnazione. No al silenzio. Sì al dialogo, sì alla vita, sì alla dignità di ogni essere umano. Perché la pace non può essere soltanto il tema di una giornata.
Deve diventare una scelta quotidiana. E se la cultura saprà finalmente unirsi e parlare con una voce sola, quel grido partito dai poeti riuniti a Gambarie non sarà rimasto soltanto un momento emozionante di una manifestazione: potrà diventare l’inizio di un movimento di coscienze.
Dall’Aspromonte, dunque, un invito alla cultura: unitevi a noi. Parlate. Fate sentire la vostra voce. E diciamo, tutti insieme, senza esitazioni: basta guerre.
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