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Reggina, il mercato è finito. Ora la parola passa al campo: questa rosa autorizza a sognare

La prima impressione è quella di una squadra costruita con una logica precisa. L'analisi reparto per reparto

Reggina Cantalupa Marco Marchionni allenatore ()

di Riccardo Mauro, opinionista CityNow – Il campionato deve ancora iniziare, ed è bene ricordarlo subito. I punti si conquistano la domenica, le partite si vincono sul terreno di gioco e nessun mercato, per quanto importante e ambizioso, può garantire a settembre ciò che soltanto una stagione intera potrà certificare a maggio.
Ma una valutazione, oggi, si può e si deve fare.
Il mercato della Reggina è terminato, il precampionato aveva già offerto indicazioni interessanti e la Coppa Italia ha fornito il primo vero assaggio di una squadra che, al di là del 7-0 al PraiaTortora, ha mostrato idee, qualità e soprattutto una struttura decisamente diversa rispetto alla passata stagione.
Quel risultato non deve alimentare facili entusiasmi, ma nemmeno essere liquidato come un semplice risultato estivo. Abonckelet, Acquadro, Rotulo, Toscano, Reis, Lancini, Baggi, Alma e Guida hanno lasciato segnali importanti e, soprattutto, la squadra ha dato la sensazione di avere molte più soluzioni.
La prima impressione è quella di una Reggina costruita con una logica precisa. Ed è forse questo l’aspetto più interessante.

Tra i pali: 2 under (forse 3), una scelta che apre possibilità


In porta è rimasto Lagonigro, al quale si è affiancato Lorenzo Madia, classe 2007, arrivato dal Catanzaro e del quale si parla molto bene. In attesa di un eventuale ulteriore innesto classe 2008, la scelta di avere due portieri under di annate differenti appare tutt’altro che casuale.
Anzi, può diventare una risorsa tattica. Qualora Marchionni decidesse di affidarsi a Madia, potrebbe infatti utilizzare come under Rosario Girasole, che per prestazioni, personalità e continuità sembra ormai tutto fuorché un under. Flessibilità, dunque, è una delle parole chiave della nuova rosa.

La difesa: più struttura, esperienza e personalità

In difesa sono arrivati Edoardo Lancini e Marco Baldan, andando a modificare sensibilmente il volto del reparto.
Baldan porta struttura fisica, esperienza e personalità e può diventare uno dei leader della nuova retroguardia amaranto. Lancini, con la fascia al braccio nella prima ufficiale, ha già mostrato leadership e capacità di assumersi responsabilità.
Al netto della scaramanzia e dell’affetto per Daniel Adejo, calciatore dallo spessore umano immenso, guardando carta d’identità, struttura, curriculum e personalità, l’impressione è quella di un’asticella innalzata.
Accanto ai nuovi rimane Domenico Girasole, negli ultimi tre anni tra i migliori difensori della categoria e anche uno dei migliori marcatori amaranto grazie ai gol su corner e calci piazzati. Verduci completa il pacchetto over e garantisce esperienza utile in una stagione lunga, considerando anche il doppio impegno con la Coppa Italia, competizione alla quale Marchionni tiene particolarmente.
Anche gli under sembrano offrire maggiore equilibrio: De Mori, Fazio, Runza, Toscano, Specker e Palmieri garantiscono una distribuzione di annate e ruoli decisamente più razionale rispetto al passato.

Il centrocampo: il vero fiore all’occhiello

Se c’è un reparto che sulla carta sembra poter essere competitivo anche in categoria superiore, è il centrocampo.
Acquadro è uno di quei calciatori che a Reggio abbiamo guardato per anni con un pizzico di invidia. Abituato a vincere, ha già mostrato in Coppa Italia quanto possa incidere nella costruzione del gioco, dando ordine e qualità alla manovra.
Poi c’è Mady Abonckelet, altro giocatore abituato ai campionati vinti. Contro il PraiaTortora ha confermato le aspettative con due gol e un palo, mostrando capacità di interdizione, inserimento e conclusione. Una mezzala capace di incidere anche sotto porta.
Sono rimasti Momo Laaribi e Antonio Porcino, garanzie tecniche e soprattutto uomini di spogliatoio e reggini doc. La fascia consegnata da Lancini a Laaribi al momento del suo ingresso in campo contro il PraiaTortora racconta bene il ruolo che Momo continua ad avere nel progetto. Dovrà probabilmente battagliare più che in passato per una maglia da titolare, ma la sua conferma è stata fortemente voluta da Marchionni, che lo aveva già allenato a Novara e Potenza.
Porcino rappresenta invece un prezioso jolly, potendo essere utilizzato anche da esterno sinistro nel 5-3-2.
E poi c’è Rotulo, che da avversari abbiamo sempre apprezzato per imprevedibilità, serpentine e capacità di rompere gli equilibri. La cavalcata e il gol contro il PraiaTortora sono stati un’ulteriore conferma.
Franchini torna a Reggio con la maturità acquisita dopo tante presenze nelle categorie superiori. Rossetti porta esperienza e conoscenza delle idee di Marchionni, al quale ha scelto di ricongiungersi nonostante offerte importanti, mentre Baggi garantisce esperienza dopo sei stagioni in Serie C.
Insomma, senza voler cadere in facili entusiasmi, il reparto sembra avere tutto: fisicità, tecnica, esperienza, inserimenti, tiro dalla distanza, palleggio e imprevedibilità.
E soprattutto una caratteristica che lo scorso anno è mancata troppo spesso: la possibilità di trovare il gol anche da fuori area e attraverso gli inserimenti delle mezzali.

L’attacco: centimetri, gol ed esperienza

Davanti la Reggina ha probabilmente compiuto una delle operazioni più importanti. Michele Guida, reduce dalla vittoria del campionato con il Savoia, aggiunge tecnica, personalità, gioco tra le linee e capacità realizzativa. Alma arriva dopo due campionati consecutivi vinti in Serie D.
I centravanti: sono partiti Ferraro e Angelo Guida. Montalto, invece, è stato svincolato a inizio novembre e si è successivamente accasato altrove. Sono arrivati Jallow, Reis e Andrea Magrassi.
Jallow, qualche stagione fa con il Montevarchi, fu protagonista della promozione in Serie C e capocannoniere del girone con 21 reti, oltre a nove assist. Ha poi maturato una lunga esperienza tra i professionisti.
Reis ha mostrato in precampionato e in Coppa Italia velocità, dribbling e capacità di attaccare lo spazio, dimostrando contro il PraiaTortora di poter essere pericoloso anche da centravanti pur non essendo una prima punta classica.
Magrassi aggiunge invece ciò che forse mancava: centimetri, fisicità ed esperienza. Classe 1993, un metro e novantatré, una lunga esperienza tra B e C e 43 gol in 104 presenze in Serie D. Non è Patierno, non è Comi, ma potrebbe essere esattamente il centravanti funzionale al gioco di Marchionni: un riferimento capace di occupare l’area, fare a sportellate, far salire la squadra e trasformare in gol il lavoro degli uomini alle sue spalle.
Speriamo di poterlo dire sorridendo a maggio: forse non serviva necessariamente uno di quei due nomi.

Gli under: la vera variabile

È il reparto sul quale bisogna avere maggiore prudenza. Non è giusto caricare di aspettative ragazzi che per la prima volta affrontano il calcio dei grandi. Ma è difficile non essere moderatamente ottimisti.
L’anno scorso, soprattutto all’inizio, si era spesso costretti ad adattare Palumbo, Gatto e Lanzillotta, centrale utilizzato da esterno. Oggi la distribuzione delle annate e dei ruoli appare molto più razionale.
Palmieri aveva già mostrato gamba e personalità nel pre campionato, Toscano ha stupito contro il PraiaTortora trovando anche un gran gol, mentre Specker e Fazio hanno offerto un convincente esordio nel calcio dei grandi.
Sono ragazzi e avranno inevitabilmente momenti difficili. Ma il pacchetto under appare più omogeneo e meglio costruito.

La vera differenza rispetto al passato

Se prendiamo la Reggina di fine stagione scorsa come riferimento, al netto di Zenuni, Correnti e Blondet, la sensazione è netta.
I nuovi hanno sostituito Salandria, Mungo, Edera, Sortore, Panebianco, Fofana e Bevilacqua. Capitolo diverso per Barillà e Ragusa, ai quali va tutta la riconoscenza per ciò che hanno rappresentato. Il primo è stato per anni simbolo e capitano della Reggina; nell’ultima stagione, però, gli infortuni ne hanno condizionato la continuità e, considerando anche l’età anagrafica, la scelta di puntare su soluzioni diverse appare comprensibile. Lo stesso discorso vale per Ragusa.
E qui emerge la differenza rispetto al recente passato.
Non dobbiamo dimenticare che nel mercato di riparazione della scorsa stagione si era arrivati a pescare anche dall’Eccellenza, con Panebianco e Bevilacqua. Oggi la Reggina porta a Reggio calciatori provenienti da categorie superiori, con esperienza tra i professionisti e, soprattutto, giocatori abituati a vincere campionati in serie.
Non significa avere già vinto qualcosa, ma fotografa bene la diversa forza e capacità di programmazione della società.
E senza mancare di rispetto a nessuno, considerando anche l’età di alcuni elementi della passata stagione, il parco over della linea mediana e degli esterni appare sulla carta più completo, tecnico e imprevedibile, con il giusto mix di fisicità, esperienza, personalità e qualità.

Piedi per terra, ma senza paura di sognare


Naturalmente, tutto questo non significa che la Reggina abbia già vinto qualcosa.
La Serie D è lunga e piena di insidie: infortuni, squalifiche, momenti difficili, campi complicati e avversari che contro la Reggina giocheranno con una motivazione particolare. Per questo va ribadito con forza: i campionati non si vincono sulla carta.
Non si vincono perché si è costruita una rosa importante, perché sono arrivati giocatori dal curriculum prestigioso o perché in estate si è battuto un avversario 7-0.
Si vincono sul campo, con il lavoro quotidiano, la continuità, la capacità di diventare squadra e la gestione dei momenti difficili.
Ma se dobbiamo fotografare la Reggina alla chiusura del mercato, basandoci su rosa, precampionato e Coppa Italia, allora essere cautamente ottimisti non significa essere presuntuosi.
Questa Reggina sembra più completa, più equilibrata e con più soluzioni rispetto a quella della passata stagione. Ora toccherà a Marchionni trasformare una buona rosa in una squadra e ai calciatori dimostrare sul campo di essere all’altezza.
Domenica contro il Licata inizierà un’altra storia. Perché il mercato è finito, il precampionato è alle spalle e le amichevoli non contano più. Adesso parleranno i novanta minuti. Dopo anni di delusioni, fallimenti e umiliazioni, il popolo amaranto non chiede più promesse. Chiede soltanto di tornare a gioire. Con i piedi ben piantati a terra.
Ma, finalmente, senza più paura di sognare.

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