GOM di Reggio, 1° in Calabria ad eseguire ‘Total Body Irradiation’ con l’innovativa tecnica VMAT
Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria realizza per la prima volta in Calabria due trattamenti TBI con tecnica VMAT per pazienti in preparazione al trapianto di midollo
10 Settembre 2026 - 16:50 | Comunicato stampa

Traguardo clinico e tecnologico di assoluto rilievo raggiunto dal Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria con il completamento di due sofisticati trattamenti di irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation – TBI) con tecnica VMAT (Volumetric Modulated Arc Therapy).
Si tratta di una procedura innovativa ad altissima complessità clinica, dosimetrica e tecnologica, applicata per la prima volta in Calabria su due pazienti in preparazione al trapianto di midollo osseo.
La tecnica, oggi utilizzata in pochissimi centri in Italia, ha permesso ai due pazienti trattati di superare la delicata fase trapiantologica, concludere positivamente il ricovero presso il Centro Trapianti Midollo Osseo ed essere dimessi nei giorni scorsi.
La VMAT-TBI arriva per la prima volta in Calabria

Il percorso di cura ha richiesto un elevato livello di precisione e una complessa attività multidisciplinare che ha coinvolto medici Radio Oncologi, Fisici Medici, Tecnici Sanitari di Radiologia Medica (TSRM) e Infermieri.
Le diverse équipe hanno lavorato per mesi alla messa a punto della tecnica TBI implementata con procedura VMAT, una delle applicazioni più avanzate della moderna radioterapia oncologica.
La radioterapia con tecnica VMAT consente infatti di modulare i fasci di radiazioni in maniera estremamente precisa, concentrando la dose sul bersaglio e riducendo l’esposizione dei tessuti sani circostanti.
La VMAT-TBI rappresenta oggi uno dei vertici applicativi della radioterapia oncologica, con studi clinici multicentrici internazionali in corso che coinvolgono anche grandi centri di trapiantologia come il City of Hope in California.
Un trattamento complesso per proteggere gli organi sani
In uno dei due casi clinici affrontati dal GOM di Reggio Calabria, la complessità della procedura è stata ulteriormente aumentata dalla necessità di effettuare preventivamente un trattamento mirato del sistema nervoso centrale attraverso una irradiazione cranio-spinale, prima di procedere con l’irradiazione dell’intero corpo.
La sfida principale della tecnica consiste nel riuscire a trattare con estrema precisione un bersaglio molto esteso, proteggendo allo stesso tempo organi vitali come polmoni, reni e cristallino.
Per raggiungere questo risultato, le Unità Operative di Radioterapia Oncologica e Fisica Sanitaria hanno sviluppato un protocollo tecnologico, clinico e organizzativo articolato in diverse fasi.
Dalla preparazione del paziente ai controlli di sicurezza
La prima fase riguarda la preparazione personalizzata del paziente. In sala di trattamento viene utilizzato un particolare lettino ruotante (tabletop) con speciali materassini capaci di adattarsi alla forma del corpo e garantire l’immobilità durante la procedura.
Successivamente viene realizzato il cosiddetto “gemello digitale” del paziente: attraverso due TAC, una dalla testa e una dai piedi, e specifici software di ricostruzione, viene creato un modello tridimensionale ad alta risoluzione.
Su queste immagini i radio-oncologi definiscono il bersaglio e gli organi critici, anche con il supporto di modelli di intelligenza artificiale utili a ottimizzare i tempi di lavoro.
I Fisici Medici intervengono poi attraverso avanzati sistemi di calcolo (Treatment Planning System – TPS) per programmare la distribuzione della dose.
La macchina viene impostata per ruotare intorno al paziente, erogando le radiazioni solo nelle aree necessarie e riducendo al minimo l’impatto sui tessuti sani.
Prima del trattamento vengono inoltre effettuati controlli di massima sicurezza: la procedura viene simulata a vuoto con speciali sensori dosimetrici per verificare che la dose erogata corrisponda esattamente a quella programmata.
Durante la terapia, infine, sistemi di imaging tridimensionale (CBCT) consentono di verificare la posizione del paziente con precisione millimetrica prima dell’avvio dell’irradiazione.
Il lavoro di squadra delle Unità del Grande Ospedale Metropolitano
Il risultato raggiunto è frutto della collaborazione tra diverse strutture del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
La procedura è stata resa possibile grazie alla sinergia tra le équipe di Radioterapia Oncologica, Fisica Sanitaria, Terapia Intensiva Post-Operatoria, dove i pazienti sono stati ricoverati durante le giornate di trattamento, e il Centro Trapianti Midollo Osseo (CTMO).
Questo traguardo, sostenuto anche dalla Direzione Strategica del GOM, conferma la capacità dell’ospedale reggino di garantire terapie oncologiche ed ematologiche ad alta complessità, unendo innovazione tecnologica e competenze specialistiche al servizio dei pazienti calabresi.
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