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Olio d’oliva, allarme in Calabria: produzione verso il -40% e oltre 26mila tonnellate in magazzino

La campagna olearia 2026/27 si apre tra siccità, raccolti in calo e scorte ancora elevate. La Calabria è terza in Italia per giacenze. Regione e produttori chiedono interventi urgenti per salvare il comparto

FOTO OLIO KOUVALA ()

La Calabria rischia un brusco calo della produzione di olio d’oliva, mentre nei magazzini restano ancora migliaia di tonnellate della precedente campagna. È il paradosso che accompagna l’avvio della stagione olearia 2026/27: da una parte una raccolta che potrebbe ridursi fino al 40%, dall’altra scorte elevate che continuano a pesare sulle quotazioni e sui bilanci delle aziende agricole.

A fotografare la situazione sono le stime elaborate da ItaliaOggi e Teatro Naturale, insieme ai dati ufficiali del Ministero dell’Agricoltura.

Secondo il rapporto Frantoio Italia dell’ICQRF, aggiornato al 30 settembre 2026, in Calabria risultavano in giacenza 26.202 tonnellate di olio, pari al 13,4% del totale nazionale. Un quantitativo che colloca la regione al terzo posto in Italia, dietro soltanto a Puglia e Toscana.

Produzione di olio in Calabria, le previsioni indicano un calo del 40%

Le prospettive per la nuova campagna non sono incoraggianti. Secondo le stime pubblicate il 25 settembre da Teatro Naturale, la produzione italiana di olio d’oliva potrebbe fermarsi a circa 260mila tonnellate, il 25% in meno rispetto alla stagione precedente.

Le difficoltà maggiori riguarderebbero le principali regioni produttrici del Mezzogiorno. In Puglia e Sicilia il calo previsto è del 30%, mentre in Calabria potrebbe raggiungere il 40%.

Si tratta, è bene precisarlo, di previsioni di settore e non di dati definitivi. Il risultato effettivo dipenderà dall’andamento della raccolta e dalle rese nei frantoi.

A incidere sulla produzione sono soprattutto due fattori: l’alternanza produttiva degli olivi, che porta ad annate più abbondanti seguite da altre meno generose, e la siccità che ha interessato numerosi territori.

Le temperature elevate hanno contenuto la pressione della mosca olearia, ma la carenza d’acqua ha creato difficoltà soprattutto negli oliveti non irrigati. In queste condizioni, le olive possono svilupparsi meno e accumulare quantità inferiori di olio.

Un quadro che rischia di avere conseguenze pesanti per le aziende agricole calabresi, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione.

Calabria terza in Italia per olio in magazzino: i dati ufficiali

Se le previsioni sulla raccolta preoccupano, i numeri sulle giacenze mostrano una situazione altrettanto delicata.

Il rapporto ufficiale dell’ICQRF, pubblicato il 9 ottobre, certifica che al 30 settembre 2026 in Italia erano stoccate 195.044 tonnellate di olio d’oliva, il 46,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Le tre regioni con le maggiori quantità in giacenza sono:

RegioneOlio in giacenza
Puglia55.769 tonnellate
Toscana37.673 tonnellate
Calabria26.202 tonnellate

Da sole, queste tre regioni concentrano oltre il 61% dell’olio presente nei depositi italiani.

Un dato importante riguarda anche la composizione delle scorte calabresi. Delle 26.202 tonnellate complessive, 14.414 sono di olio extravergine, mentre il resto comprende olio vergine, lampante, di sansa, altre categorie e prodotto ancora in attesa di classificazione.

Questo significa che non tutto l’olio presente nei magazzini è extravergine, né necessariamente di origine calabrese: il rapporto rileva il prodotto fisicamente detenuto dagli operatori sul territorio regionale.

Prezzi in discesa e costi elevati: le difficoltà dei produttori

L’accumulo di prodotto nei magazzini rappresenta un problema soprattutto per frantoi, cooperative e aziende agricole.

Con una parte della produzione precedente ancora da commercializzare, gli operatori devono affrontare le spese necessarie per avviare una nuova raccolta, dalla manodopera al trasporto delle olive, fino alla trasformazione nei frantoi.

Il rischio è che le aziende siano costrette a vendere a prezzi poco remunerativi, pur di recuperare liquidità.

Teatro Naturale, nell’analisi pubblicata a settembre, ha segnalato alcune partite di olio italiano commercializzate in Calabria a circa 3,80 euro al chilogrammo. Una quotazione riferita a specifiche transazioni, che non rappresenta automaticamente il prezzo di tutto l’extravergine calabrese.

Per i produttori, dunque, il problema non riguarda soltanto quanto olio verrà raccolto, ma soprattutto quanto riusciranno a guadagnare dalla vendita.

Reggio Calabria, quasi 9mila tonnellate di olio ancora nei depositi

Un dato particolarmente significativo riguarda il territorio reggino.

Secondo il rapporto ICQRF, la provincia di Reggio Calabria presenta giacenze per 8.800 tonnellate, il valore più alto tra le province calabresi e uno dei maggiori a livello nazionale.

Nel dettaglio, sono presenti 2.162 tonnellate di extravergine, 4.340 di olio lampante e ulteriori quantitativi appartenenti alle altre categorie. Seguono Catanzaro con 5.950 tonnellate, Vibo Valentia con 4.808, Cosenza con 4.267 e Crotone con 2.377.

Numeri che confermano il peso del territorio reggino nella filiera regionale e aiutano a comprendere le difficoltà che potrebbero incontrare gli operatori nell’affrontare la nuova campagna.

La Calabria chiede lo stato di crisi: l’allarme di Gallo e dei produttori

Le difficoltà del settore hanno già portato a una mobilitazione istituzionale.

Il 4 agosto scorso gli assessori regionali all’Agricoltura della Calabria, Gianluca Gallo, e della Puglia, Francesco Paolicelli, hanno chiesto al Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo.

A sostenere l’iniziativa anche Unapol, l’Unione nazionale associazioni produttori olivicoli. Il presidente Tommaso Loiodice ha denunciato il rischio di una paralisi commerciale, sottolineando come l’olio invenduto stia creando problemi di liquidità alle imprese.

Il mercato rischia la paralisi, in molti mettono in dubbio anche la raccolta delle olive della prossima campagna ormai alle porte e che si preannuncia di qualità.

L’allarme, riportato dall’AGI e pubblicato anche da Unapol, riguarda soprattutto la capacità delle aziende di sostenere nuovi investimenti senza avere ancora recuperato le somme impegnate nella precedente stagione.

La questione era stata affrontata già il 4 giugno, quando la Regione Calabria aveva riunito organizzazioni agricole, associazioni di produttori e rappresentanti della filiera. In quell’occasione era stata evidenziata la presenza di consistenti quantitativi di olio invenduto, insieme a quotazioni giudicate insufficienti a coprire i costi di produzione.

Il confronto è proseguito il 7 settembre al Ministero dell’Agricoltura, con la partecipazione delle Regioni del Mezzogiorno e del ministro Francesco Lollobrigida.

Al centro del tavolo, ancora una volta, le giacenze, la contrazione dei prezzi e le difficoltà finanziarie dei frantoi.

Olio d’oliva, arrivano 300 milioni dal Piano nazionale: ColtivaItalia è legge

Sul fronte degli interventi pubblici c’è una novità importante.

Il 4 novembre 2026 il Senato ha approvato definitivamente il provvedimento ColtivaItalia, che stanzia oltre un miliardo di euro per il settore agricolo.

Tra le misure previste figurano 300 milioni di euro destinati al Piano olivicolo nazionale 2026-2030, distribuiti in tre annualità: 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e altri 50 milioni nel 2029. Le risorse serviranno a sostenere interventi strutturali, il recupero e l’ammodernamento degli oliveti e il contrasto alle malattie delle piante, tra cui la Xylella.

L’approvazione della legge rappresenta un passo concreto, ma non equivale al riconoscimento dello stato di crisi richiesto dalle Regioni e dai produttori. Per rendere operative le misure saranno inoltre necessari i successivi provvedimenti attuativi.

La raccolta è partita a rilento: i primi numeri di ottobre

Alle previsioni di settembre si aggiungono i primi dati della nuova campagna olearia.

Secondo un’analisi di Teatro Naturale basata sulle rilevazioni SIAN, al 27 ottobre 2026 in Italia erano state prodotte 31.845 tonnellate di olio.

In Calabria la produzione registrata era di 2.576 tonnellate, con una resa media del 14,72%. Il dato di Reggio Calabria era di 351 tonnellate, con una resa media intorno al 13%.

Sono numeri ancora parziali, influenzati dai tempi di avvio della raccolta e dalle scelte degli operatori. Non consentono quindi di confermare, per il momento, la prevista contrazione regionale del 40%.

Il futuro dell’olio calabrese tra qualità, prezzi e mercato

La Calabria resta un territorio di riferimento per l’olivicoltura italiana, con produzioni riconosciute anche per la loro qualità.

Ma le difficoltà attuali dimostrano che la qualità, da sola, non basta a garantire la sostenibilità economica delle imprese.

Il settore deve affrontare contemporaneamente una possibile riduzione dei raccolti, la necessità di smaltire le scorte e una pressione sui prezzi che rischia di compromettere i margini dei produttori.

La sfida dei prossimi mesi sarà capire se il mercato riuscirà ad assorbire l’olio rimasto nei depositi e se gli interventi previsti dal Governo potranno tradursi in un sostegno effettivo alle aziende agricole.

Per la Calabria, e in particolare per un territorio a forte tradizione olivicola come quello reggino, la vera partita non si giocherà soltanto sulla quantità di olive raccolte, ma sulla capacità di garantire un reddito adeguato a chi produce olio di qualità.

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